La Corte di Giustizia (CdG), con la sentenza dello scorso 21 dicembre ha ritenuto che il Tribunale dell’UE (Tribunale) non avesse correttamente applicato il requisito della selettività, uno dei requisiti che devono essere soddisfatti per poter qualificare una misura come aiuto di Stato. Secondo la CdG il Tribunale avrebbe dovuto  verificare se la Commissione europea (Commissione) avesse sufficientemente dimostrato il carattere discriminatorio di un regime spagnolo di deduzioni connesse ad acquisizioni di partecipazioni azionarie in società estere. Condividendo al contrario l’approccio “estensivo” che la Commissione aveva adottato per stabilire l’esistenza di un “vantaggio selettivo” in capo agli asseriti beneficiari dell’aiuto, la CdG sembra aver agevolato il controllo della Commissione sulle agevolazioni fiscali concesse alle imprese.

Ripercorrendo brevemente i fatti, la Commissione aveva ritenuto che l’ammortamento fiscale dell’avviamento per l’acquisizione di partecipazioni azionarie estere che la Spagna aveva previsto costituisse un aiuto di Stato illegittimo, e ne aveva ordinato il recupero. In particolare, la misura contestata riguardava un regime applicabile alle operazioni di acquisto di partecipazioni azionarie, che si differenziava a seconda che la società target fosse stabilita in Spagna o in un altro Stato membro: solo nell’ultimo caso l’impresa acquirente poteva dedurre dalla propria base imponibile l’avviamento dell’acquisizione. Per la Commissione, la “selettività” emergeva in quanto il beneficio a favore delle operazioni transnazionali derogava al c.d. “contesto di riferimento”: invero, la deroga al regime ordinario favoriva non talune imprese o produzioni ma una categoria di operazioni economiche (le acquisizioni di partecipazioni in società estere) rispetto ad altre. Il Tribunale, su ricorso presentato da tre imprese stabilite in Spagna, World Duty Free Group (già Autogrill España), Banco Santander e Santusa Holding, aveva annullato le due decisioni della Commissione, ritenendo che questa non avesse dimostrato il carattere selettivo del regime spagnolo. La Commissione aveva quindi adito la CdG per ottenere l’annullamento delle sentenze del Tribunale, ritenendo che questo avesse erroneamente interpretato il requisito della selettività.

La CdG ha annullato le due sentenze del Tribunale ritenendo che, in sede di applicazione del requisito della selettività, il Tribunale avesse sbagliato nel ritenere che quest’ultima non avesse individuato una categoria di imprese avvantaggiata dalla misura fiscale controversa. La CdG ha avuto modo di ricordare che l’unico parametro pertinente per dimostrare la selettività di una misura fiscale nazionale consiste nel verificare se quest’ultima sia tale da favorire talune imprese rispetto ad altre che si trovino in una situazione fattuale e giuridica analoga, tenuto conto dell’obiettivo perseguito dal regime tributario generale, facendole fruire di un trattamento differenziato qualificabile come discriminatorio.

Contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale, la CdG ha ritenuto che, per dimostrare la selettività di una misura nazionale, la Commissione non è tenuta ad individuare una categoria particolare di imprese che risulti l’unica ad essere favorita dalla misura.  Di contro, per la CdG, la Commissione aveva correttamente motivato la selettività delle misure con la circostanza che queste ultime derogavano al regime generale spagnolo dell’imposta sulle società e operavano una discriminazione fra imprese che si trovano in una situazione analoga sotto il profilo dell’obiettivo perseguito dal regime in parola: le società residenti che acquisissero partecipazioni azionarie del 5% in un’altra società residente, infatti, non potevano beneficiare del vantaggio fiscale conferito dalla misura contestata. Per contro, il beneficio della misura in discussione era riservato unicamente alle imprese che effettuavano un’acquisizione di partecipazioni azionarie almeno del 5% in un’impresa estera.

Con la sentenza in commento la CdG ha chiarito i contenuti del test volto ad accertare la sussistenza del requisito della selettività, operazione particolarmente complessa con riguardo alle misure di portata generale il cui paradigma è rappresentato dai c.d. aiuti fiscali, propendendo per un’interpretazione estensiva dello stesso. Nella sentenza in commento la CdG sembra aver preso posizione sulla questione particolarmente dibattuta circa la necessità di tenere conto dell’obiettivo perseguito dalla misura statale per valutarne la selettività. Affermando che la Commissione, per considerare una misura selettiva, deve individuare solo eventuali deroghe al contesto generale e non anche la specifica categoria di imprese che risulta privilegiata dall’aiuto, la CdG sembra aver notevolmente facilitato il sindacato che questa dovrà compiere.