Il DL Semplificazioni, come convertito dalla legge n. 12/2019 pubblicata in GU il 14 febbraio 2019, introduce nell’ordinamento italiano la definizione normativa della tecnologia basata su registri distribuiti, meglio conosciuta come Blockchain.

L’art. 8-ter della legge di conversione fornisce la prima definizione delle blockchain come “tecnologie basate su registri distribuiti” indicandole come “le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l'aggiornamento e l'archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili”.

Viene quindi data veste normativa ad una tecnologia inizialmente legata alle transazioni in bitcoin, ma di fatto di grande interesse in ambiti applicativi diversi, dove l’implementazione di un registro condiviso tra privati – nel quale ciascun partecipante alla catena, sotto la propria responsabilità, possa aggiungere informazioni in relazione al proprio ambito di competenza – può rappresentare un valore aggiunto.

Proprio la decentralizzazione nella formazione dei registri condivisi e l’immodificabilità delle informazioni inserite dagli operatori parrebbero garantire la trasparenza delle informazioni messe a disposizione degli utenti.

La grande distribuzione organizzata del settore alimentare ha già cominciato ad avvalersi della tecnologia blockchain, rendendo disponibili al consumatore informazioni che rendono la filiera alimentare pienamente trasparente e tracciabile, ben al di là di quanto riportato in etichetta. Si tratta per ora di un’opportunità che riguarda solamente alcune tipologie di prodotti presenti sul mercato, ma che in tali casi permette al consumatore di conoscere l’intera vita del prodotto oggetto dell’acquisto.

Il riconoscimento legislativo di uno strumento tecnologico definito, attraverso il quale aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza degli acquisti, rappresenta solo il primo passo verso quello che potrebbe essere un cambiamento epocale nel sistema delle informazioni ai consumatori e del loro utilizzo ai fini della tutela di alcuni prodotti identificati da un determinato processo di lavorazione o dalla provenienza di un determinato alimento.

La protezione del Made in Italy non potrà che giovarsi di questo strumento: non solo le indicazioni in etichetta, ma l’intera filiera, attraverso un registro a consultazione pubblica che racchiuda tutte le informazioni inserite dai soggetti che con quel prodotto sono entrati in contatto, diverrà tracciabile.

Per i requisiti della identificazione e per ulteriori aspetti legati all’operatività di tali strumenti si attendono le Linee Guida che emetterà l'Agenzia per l'Italia Digitale (AGID) entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Entro il medesimo termine l'AGID dovrà individuare gli standard tecnici che le tecnologie basate su registri distribuiti debbono possedere ai fini della produzione degli effetti della validazione temporale elettronica.

E’ quindi da auspicare che in quella sede vengano fissate le necessarie regole per una corretta gestione dei registri condivisi e, soprattutto, per la definizione dei poteri e delle responsabilità di coloro che inseriscono informazioni nel registro stesso. Ciò principalmente in relazione al fatto che il DL attribuisce alle informazioni inserite nei registri distribuiti gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica di cui all’art. 41 del Regolamento (UE) n. 910/2014; tali informazioni infatti:

possono costituire prove in procedimenti giudiziali; godono della presunzione di accuratezza quanto alla data ed ora di inserimento e di integrità dei dati ai quali tale data e ora sono associate; sono riconosciute valide in tutti gli Stati Membri.

Le parti di una blockchain dovranno disporre un regolamento contrattuale di operatività della blockchain stessa. A questo fine soccorreranno i cd. “smart contract”, anch’essi previsti dal DL Semplificazioni, ossia il “programma per elaboratore che opera su tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse”.

Lo smart contract è un programma digitale equivalente ad un contratto in forma scritta, di cui contiene le clausole e le condizioni di operatività; come tale pertanto soddisfa il requisito della forma scritta e potrà quindi trovare applicazione in tutti quei casi in cui la legge richieda tale forma. Si apre quindi la strada ad una standardizzazione di formule applicabili a settori specifici o casistiche particolari, con un diminuito rischio di discrezionalità sull’interpretazione e sugli effetti degli strumenti stessi.