Articolo pubblicato in Bugnion News n.46 (Ottobre 2020) – Ascolta la versione Audio

Mentre il termine patente indica per quasi tutti noi innanzitutto la patente di guida, altrettanto non si può dire per il temine brevetto che in italiano può assumere significati diversi. Per chi frequenta quotidianamente la proprietà industriale, il termine brevetto assume innanzitutto il significato di brevetto d’invenzione, ma non per tutti è così. Per molti il primo significato del termine può essere, a ragione, quello di brevetto di subacqueo o di brevetto di volo, intesi come permessi rilasciati da un’apposita autorità per poter svolgere un’attività soggetta a regolamentazione. È curioso a questo proposito che per poter pilotare un aereo serva un brevetto, mentre per poter pilotare una barca serva una patente. Ciò che emerge comunque è l’estrema prossimità tra i due termini brevetto e patente, prossimità che, nella quotidianità del consulente in proprietà industriale, si conferma ancor di più con il costante oscillare tra la lingua italiana la lingua inglese. Allargando un po’ lo sguardo, ci si accorge che, nella stragrande maggioranza delle lingue europee, i termini che traducono il nostro brevetto assumono una forma identica, traslitterata o comunque molto simile all’inglese patent. Tra le principali lingue europee che adottano un termine evidentemente simile all’italiano brevetto ci sono innanzitutto il francese (tramite il quale l’uso sembra essersi assodato anche in Italia) e il rumeno.

Data l’attuale contiguità tra i due termini, è interessante dare uno sguardo alle rispettive storie ed etimologie. La parola brevetto nasce come diminutivo del sostantivo breve, che indica uno scritto conciso, un documento sommario. L’uso del termine latino brevis col significato di documento scritto emerge già in Diocleziano all’inizio del IV secolo, mentre l’italiano breve con significato analogo (lettera o messaggio di sovrano) è attestato dal 1287. Nel 1630 il brevetto è un decreto di nomina ad un determinato grado nell’esercito o nell’impiego pubblico. La strada all’uso del termine brevetto in italiano è dunque ben spianata, cosicché nel 1799 inizia ad essere utilizzato il sintagma brevetto d’invenzione come traduzione letterale dell’espressione brevet d’invention che era stata introdotta in Francia pochi anni prima con la legge del 25 maggio 1791.

Venendo al termine patente nel significato di concessione amministrativa a esercitare una data attività o professione, il sostantivo fa la sua comparsa in italiano nel XVI secolo. Ha un’origine dotta, dal participio presente del verbo patēre cioè essere aperto, essere manifesto. Nel medioevo, al contrario delle litterae clausae che contenevano disposizioni o informazioni riservate al solo destinatario, le litterae patentes erano documenti che i sovrani trasmettevano aperti, perché potessero essere mostrati a chiunque. Le lettere patenti sono dunque provvedimenti che hanno valore nei confronti di tutti, o erga omnes, come quelle emesse da un sovrano per conferire la nobiltà ad una persona o come quelle con cui ancora oggi uno stato nomina i propri agenti consolari all’estero. In Italia, le lettere patenti per antonomasia sono quelle con cui nel 1848 Carlo Alberto concesse, per primo, i diritti civili alle minoranze valdesi ed ebraiche.

Nell’Italia preunitaria, così come in molti altri stati, le regie patenti costituivano una concessione di licenza esclusiva per sfruttare commercialmente soluzioni innovative, a volte importate dall’estero. Le regie patenti, che avevano lo scopo di favorire lo sviluppo di tecnologie utili per la collettività, potevano essere assegnate e revocate arbitrariamente in qualsiasi momento.

Alla luce della assodata contiguità tra brevetto e patente, cercheremo d’ora in poi di essere più comprensivi quando qualcuno, particolarmente affascinato dagli anglismi, si lancia in improbabili neologismi, ad esempio usando il verbo patentare per brevettare.