Con la sentenza pubblicata lo scorso 13 dicembre 2016, il Tribunale dell’Unione europea (Tribunale) ha annullato l’ammenda di € 4,7 milioni comminata nel 2014 dalla Commissione europea (Commissione) alla società spagnola Printeos in relazione ad un cartello nel settore delle buste disponibili a catalogo e delle buste speciali. In sintesi, l’annullamento è dovuto alla violazione da parte della Commissione dell’obbligo di motivazione in relazione alla metodologia per il calcolo della sanzione dalla stessa utilizzata, la quale dovrà ora essere rideterminata sanando i vizi procedurali riscontrati dal Tribunale. La decisione annullata è la prima relativa a cartelli adottata durante il mandato della Commissaria Vestager.

Nel dicembre 2014, la Commissione aveva sanzionato cinque imprese produttrici di buste per aver partecipato, tra il 2003 ed il 2008, ad un cartello consistente in accordi sui prezzi, nella ripartizione dei clienti e, infine, nello scambio di informazioni commercialmente sensibili in vari paesi nell’area dello Spazio Economico Europeo (SEE). Le sanzioni inflitte erano state quindi ridotte in conseguenza degli accordi raggiunti tra ciascuno dei cartellisti e la Commissione in base alla procedura transattiva (settlement), oltre ad un ulteriore sconto a beneficio di Printeos e di altri due cartellisti in conformità al programma di clemenza (leniency).

La decisione della Commissione era di particolare interesse per quanto riguarda soprattutto il metodo seguito per calcolare le multe. In deroga alla metodologia generale descritta negli orientamenti sul calcolo delle ammende del 2006 (Orientamenti), nella vicenda in questione la Commissione aveva deciso di esercitare in via eccezionale il potere discrezionale previsto al punto 37 degli Orientamenti. Quest’ultimo prevede la possibilità per la Commissione di allontanarsi dalla menzionata metodologia generale al fine di tener conto delle specificità di un determinato caso ovvero della necessita che l’entità dell’ammenda raggiunga un sufficiente effetto di deterrenza. La peculiarità del caso consisteva nel fatto che un’ampia percentuale del fatturato complessivo dei cartellisti, sul quale si computa il limite massimo edittale del 10%, era stato generato unicamente dalle vendite delle buste in quanto si trattava in molti casi di imprese c.d. mono-prodotto, attive solo in questo ultimo mercato. La Commissione aveva quindi considerato che, applicando la metodologia generale, il tetto massimo della sanzione pari al 10% del fatturato totale sarebbe stato raggiunto per tutti i cartellisti, con il risultato che tale ammontare massimo non avrebbe permesso di tenere conto in maniera adeguata delle specificità delle condotte di ciascuna società, con particolare riferimento alla gravità e alla durata delle singole violazioni.

In tale contesto, il Tribunale ha accolto la doglianza di Printeos rilevando un manifesto difetto di motivazione in punto di calcolo delle ammende. Invero, se la multa inflitta a Printeos era stata effettivamente ridotta dalla Commissione fino a raggiungere il 9,7% rispetto al massimo edittale del 10%, la stessa non aveva tuttavia fornito alcuna spiegazione per giustificare la riduzione ben più consistente a beneficio delle società Hamelin e Bong, pari rispettivamente al 4,5% ed al 4,7% e la differenza con Printeos. Peraltro, nel caso di Hamelin, l’unico dei cinque partecipanti ad avere natura di impresa multi-prodotto, la Commissione si era limitata a giustificare la riduzione facendo riferimento a generiche ragioni di equità (addotte per la prima volta davanti al Tribunale), omettendo così di specificare perché la posizione di Hamelin poteva essere considerata analoga a quella dei cartellisti mono-prodotto per quanto riguarda la determinazione della sanzione.

A tale riguardo, il Tribunale ha ribadito il principio ai sensi del quale l’obbligo di motivazione deve essere inteso in senso ancora più rigoroso nelle ipotesi in cui la Commissione, discostandosi dalla metodologia generale per la determinazione delle ammende, goda di margini di discrezionalità particolarmente ampi. Inoltre, poiché le imprese che concludono accordi di settlement accettano solo il limite massimo della sanzione proposta dalla Commissione, anche in tali casi le operazioni di calcolo delle sanzioni devono essere sorrette da una motivazione adeguata.

In conclusione, la pronuncia commentata offre spunti importanti in tema di trasparenza del procedimento di definizione delle ammende nei cartelli. Per il Tribunale, la garanzia di una sufficiente motivazione è un imperativo che non può subire attenuazioni nemmeno quando l’esito dell’indagine è oggetto di un accordo di settlement tra la Commissione e i cartellisti. Allo stesso tempo, il Tribunale sembra avere implicitamente accettato che la necessità di evitare ingiustificate disparita di trattamento tra imprese mono-prodotto e multi-prodotto è tale da consentire alla Commissione di calibrare le sanzioni, fermo l’obbligo di motivare la misura delle riduzioni accordate a ciascuna impresa rispetto all’importo base dell’ammenda e sempre garantendo la parità di trattamento tra le imprese coinvolte.