A seguito della pubblicazione, nel settembre 2018, di un report relativo all’immigrazione dei cittadini provenienti dallo Spazio Economico Europeo nel Regno Unito da parte del Migration Advisory Committee (Comitato consultivo sulla migrazione), l’organismo indipendente che fornisce consulenza al Governo britannico in merito alle questioni di immigrazione, il Governo di Theresa May ha rivelato il proprio piano per il post-Brexit.

La proposta del Governo prevede un sistema unico di immigrazione che tratti i cittadini europei allo stesso modo dei cittadini dei Paesi terzi, applicando un sistema di concessione dei visti basato sulle qualifiche e non sulla nazionalità dei singoli, e che terrà conto, tra l’altro, dei bisogni del mercato del lavoro. Le nuove regole non riguarderebbero i cittadini dell’Unione già residenti nel Regno Unito prima della data di uscita, i quali potranno ottenere un settled status, o residenza permanente, e potranno continuare a vivere, studiare e lavorare nel Regno Unito anche con i loro stretti familiari.

Attualmente, i cittadini di Paesi terzi che intendono trasferirsi nel Regno Unito per motivi di lavoro o di studio devono fare domanda per ottenere un visto. Il sistema di concessione dei visti è diviso in cinque livelli (Tier), che variano dal livello uno (Tier 1), riservato ai cosiddetti migranti altamente qualificati, al livello cinque (Tier 5), per i lavoratori temporanei. I visti più comuni sono quelli di secondo livello (Tier 2) e di quarto livello (Tier 4), destinati, rispettivamente, ai lavoratori qualificati e agli studenti. Al momento è stata sospesa la concessione di visti di livello tre (Tier 3) per i lavoratori non qualificati.

Il nuovo regime dovrebbe dare priorità alle domande di visto dei lavoratori altamente qualificati e mira invece a porre un freno all’immigrazione non qualificata.

La proposta potrebbe essere modificata dal Governo a seconda dell’accordo di recesso che verrà raggiunto con l’Unione. Attualmente, infatti, è previsto un periodo di transizione durante il quale i cittadini europei che si trasferiscono nel Regno Unito dopo marzo 2019 manterrebbero gli stessi diritti dei cittadini europei ivi stabilitisi prima della data di uscita. Tuttavia, in caso di “no deal scenario” non vi sarà un periodo di transizione e, pertanto, non è chiaro come il sistema di immigrazione verrà a configurarsi.

Theresa May ha annunciato che il Governo pubblicherà in autunno un White Paper che descriverà in dettaglio il funzionamento del nuovo sistema di concessione dei visti. Inoltre, nel 2019 verrà presentato un disegno di legge sull’immigrazione.

L’annuncio della Premier britannica non è stato esente da critiche. Alcuni ritengono che, con tale dichiarazione, Theresa May rischi di inimicarsi i leader europei proprio negli ultimi mesi cruciali di negoziazione. Ad esempio, Hilary Benn, Membro del Partito Laburista, che presiede l’Exiting the European Union Select Committee nella Camera di Comuni, ha dichiarato che la mossa del Governo costituisce un errore, in quanto sarebbe stato meglio concedere uno status preferenziale ai cittadini dell’Unione per mantenere una stretta relazione con Bruxelles. Philip Hammond, Cancelliere dello Scacchiere britannico, e Greg Clark, Segretario di Stato per il commercio, l’energia e la strategia industriale, hanno invece sostenuto che una strategia di immigrazione che si concentra solo sui migranti altamente qualificati potrebbe portare a carenze di manodopera nei cantieri, nonché incidere negativamente anche nei settori della ristorazione e alberghiero.