Con sentenza del 10 gennaio 2016, il Tribunale dell’Unione Europea (Tribunale) ha riconosciuto l’eccessiva durata di un procedimento dinanzi al Tribunale stesso per contestare una decisione della Commissione europea (Commissione) in materia di cartelli. Accogliendo parzialmente le richieste delle società Gascogne e Gascogne Sack Deutschland (di seguito, collettivamente denominate Gascogne), la pronuncia è la prima di una corte UE ad accordare il risarcimento dei danni provocati da tempi processuali troppo lunghi.

Il procedimento sotto accusa riguarda il ricorso presentato davanti al Tribunale da Gascogne contro una decisione della Commissione del 2005, relativa ad un cartello nel settore dei sacchi industriali. Tale procedimento si era protratto per una durata di 5 anni e 9 mesi, concludendosi nel 2011 con il rigetto integrale dei ricorsi e la conferma delle sanzioni inflitte dalla Commissione (divenute poi definitive con successiva sentenza della Corte di Giustizia). Nel 2014, Gascogne ha quindi promosso un’azione separata per far valere la responsabilità extracontrattuale dell’Unione Europea ed ottenere il risarcimento dei danni causati dall’irragionevole durata del procedimento anzidetto.

In primo luogo, il Tribunale ha riconosciuto che l’ingiustificato allungamento dei tempi processuali costituisce una violazione dell’art. 46, secondo trattino, della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Il Tribunale ha innanzitutto ribadito che, in generale, la durata dei procedimenti relativi a violazioni delle regole di concorrenza può ragionevolmente superare quella di altri tipi di procedimenti; ciò soprattutto in considerazione della notevole complessità dei casi di concorrenza, nonché del fatto che, in questi ultimi, le corti UE si trovano spesso a dover statuire su un numero elevato di cause riunite. Tuttavia, il Tribunale ha infine ritenuto che, nella specie, il decorso di 46 mesi tra la fine della procedura scritta e l’inizio della fase orale superasse di 20 mesi il termine che, tenuto conto di tutte le specificità del caso, è stato individuato come ragionevole per tale intervallo (qui individuato in 26 mesi).

Il Tribunale ha poi vagliato la fondatezza delle singole pretese risarcitorie, soffermandosi, in particolare, sulla sussistenza di un nesso di causalità diretto tra l’eccessiva durata del procedimento e i danni effettivamente subiti da Gascogne. Per quanto riguarda i danni materiali (liquidati in circa 47.000 euro, rispetto agli oltre 3 milioni chiesti da Gascogne), il Tribunale ha accordato il risarcimento di una parte soltanto dei costi sostenuti da Gascogne dopo lo scadere del termine di ragionevole durata del procedimento. I danni riconosciuti coincidono, nello specifico, con le maggiori spese di gestione della garanzia bancaria costituita da Gascogne (e mantenuta più a lungo di quanto inizialmente prevedibile) per assicurare il pagamento della sanzione inflittale in relazione al suddetto cartello.

Le richieste relative ai danni morali sono state invece quasi integralmente rigettate. Infatti, il Tribunale ha ritenuto non provati tanto gli asseriti “patemi d’animo” sofferti dai dirigenti e dai lavoratori di Gascogne quanto i pretesi pregiudizi alla reputazione di quest’ultima. In definitiva, il Tribunale ha riconosciuto soltanto i danni legati all’incertezza giuridica determinata dal ritardo processuale, che ha quantificato secondo equità nell’esigua cifra di 5.000 euro per ciascuna delle due ricorrenti (le quali avevano chiesto un totale di 500.000 euro).

Infine, il Tribunale ha altresì specificato che, al fine di tenere conto degli interessi compensativi, l’importo dei danni materiali dovrà essere rivalutato al tasso d’inflazione annuale pubblicato da Eurostat in Francia (cioè dove Gascogne è stabilita) nel periodo che inizia dalla data di presentazione del ricorso per risarcimento danni e termina alla data della sentenza qui commentata. Inoltre, ad entrambe le indennità per i danni materiali e per i danni morali dovranno essere aggiunti gli interessi di mora al tasso fissato dalla Banca centrale europea per le sue principali operazioni di rifinanziamento, aumentato del 2%.

L’interesse della pronuncia in analisi è dunque legato al valore di primo importante precedente in materia di danni da eccessiva durata dei procedimenti UE. Sebbene il ristoro ottenuto da Gascogne sia perlopiù simbolico e largamente inferiore all’entità dei danni lamentati, questa sentenza apre uno spiraglio per il successo di simili azioni risarcitorie, a cominciare da quelle già pendenti (almeno quattro al momento).