In data 24 ottobre 2019 gli Stati Membri dell’Unione Europea, a seguito di un incontro tra gli ambasciatori e i Rappresentanti Permanenti, hanno raggiunto un accordo per la predisposizione di un nuovo Trattato multilaterale[1] destinato a soprassedere ai Trattati di Investimento Bilaterali (TIB)[2] intraeuropei.

L’accordo fa seguito alla Dichiarazione dei Rappresentanti Permanenti del 15 gennaio 2019[3], che si soffermava sulle conseguenze giuridiche della sentenza della Corte di Giustizia nel caso Achmea[4] in merito alla compatibilità con il diritto dell’Unione di una clausola compromissoria contenuta in un TIB concluso tra Stati Membri[5]. Più particolarmente, in forza di un TIB del 1991 stipulato tra i Paesi Bassi e l’allora Repubblica Ceco-Slovacca l’Achmea, un’impresa appartenente ad un gruppo assicurativo olandese che operava nel settore sanitario, aveva potuto offrire liberamente in Slovacchia servizi di assicurazione medica a partire dal 2004 grazie all’apertura del mercato assicurativo agli investitori privati e stranieri. Nel 2007, tuttavia, il passaggio da un sistema esclusivamente nazionale ad uno concorrenziale era stato frenato dal Governo slovacco, che aveva disposto il divieto di distribuzione degli utili provenienti da attività di assicurazione sanitaria. Di conseguenza, l’Achmea aveva invocato l’articolo 8, paragrafo 2, del suddetto TIB[6], in base al quale qualora una controversia non fosse stata risolta in maniera amichevole entro un certo termine, le parti accettavano di sottoporla ad un collegio arbitrale. La Corte di Giustizia, tuttavia, aveva ritenuto incompatibile con il diritto dell’Unione l’istituzione di tribunali arbitrali per la risoluzione di controversie sorte nell’ambito di un TIB contenente una clausola compromissoria tra Stati Membri[7], specificando che un procedimento arbitrale come quello di cui all’articolo 8 del TBI non poteva essere equiparato ad un arbitrato commerciale, le cui esigenze di efficacia avrebbero giustificato un’estensione più limitata del controllo dei lodi da parte dei giudici degli Stati Membri.

Secondo quanto affermato dalla Commissione[8], la giurisprudenza del caso Achmea si ripercuote anche sugli accordi internazionali conclusi dall'Unione, ivi compreso il Trattato sulla Carta dell'Energia[9], che in quanto parte integrante dell'ordinamento dell'Unione devono essere compatibili con i Trattati istitutivi. Nello specifico, l’articolo 26, paragrafo 3, di tale Trattato[10], a differenza di quanto stabilito dai tribunali arbitrali, non prevede una clausola compromissoria generalmente applicabile tra investitori e Stati Membri.

Con la suddetta Dichiarazione gli Stati Membri avevano assunto determinati impegni quali, tra gli altri, i) quello di informare la comunità degli investitori del divieto di avviare nuovi procedimenti di arbitrato sugli investimenti intraeuropei, ii) quello di prendere provvedimenti, in base alle rispettive legislazioni nazionali e nel rispetto del diritto dell'Unione, affinché le imprese che avevano avviato procedimenti di arbitrato sugli investimenti nei confronti di un altro Stato Membro li ritirassero, iii) quello di porre termine a tutti i TIB stipulati tra di loro mediante un trattato plurilaterale o a livello bilaterale, e iv) quello di garantire un'efficace protezione giuridica contro le misure statali formanti oggetto dei procedimenti di arbitrato intraeuropei in corso.

Tenendo conto delle Conclusioni del Consiglio Economia e Finanza (ECOFIN) dell’11 luglio 2017[11], con il nuovo accordo gli Stati Membri saranno impegnati ad assicurare una completa ed effettiva protezione degli investimenti all’interno dell’Unione, garantendo un sollecito processo di ratifica del Trattato multilaterale. Quest’ultimo, a sua volta, avrà il compito di porre fine ai TIB intraeuropei, garantendo così la certezza ed uniformità del diritto comunitario. Tuttavia, poiché alcuni Stati Membri hanno rifiutato di prendere parte all’accordo e di porre fine ai TIB intraeuropei, la Commissione potrebbe considerare l’opportunità di riprendere alcune procedure di infrazione o di avviarne di nuove nei loro confronti.