In data 24 agosto 2020, la Commissione Europea ha adottato un pacchetto di 21 proposte di decisioni del Consiglio che, allo scopo di incrementare gli scambi commerciali tra l'Unione ed i Paesi della regione “paneuromediterranea” (PEM), mirano a rendere più flessibili le disposizioni in materia di norme di origine.

Le norme d’origine comuni costituiscono le basi del partenariato euromediterraneo di libero scambio, istituito nel novembre 1995 tramite la Dichiarazione di Barcellona[1] al fine di promuovere la pace, la stabilità e il benessere nella regione. Più particolarmente, per “origine” si intende la "nazionalità economica" delle merci scambiate, elemento fondamentale per determinare il titolo ai trattamenti tariffari preferenziali, per consentire alle imprese di dimostrare l'origine dei loro prodotti ed alle autorità doganali di effettuare le relative verifiche. Ciò, in ultima analisi, permette l'importazione delle merci ad aliquote di dazio più basse, finanche pari a zero.

La Dichiarazione di Barcellona aveva dato inizio alla creazione di una zona di cooperazione e di scambio tra l’Unione e i Paesi terzi del Mediterraneo, da realizzarsi tramite Accordi di libero scambio (Free Trade Agreements, FTA) contenenti norme di origine identiche. Successivamente, allo scopo di raggiungere l’obiettivo della stabilità economica, gli Stati Membri del partenariato avevano deciso di estendere il sistema tramite un Protocollo ‘origine’, il c.d. Protocollo d’origine Euro-Med, approvato in occasione dell’incontro euromediterraneo dei ministri dell’economia tenutosi il 7 luglio 2003 a Palermo. Infine, nell’aprile 2011 era stata sottoscritta per l’Unione la Convenzione regionale sull’origine delle merci scambiate nell’area paneuromediterranea (“Convenzione PEM”)[2], che riunisce in un unico strumento  tutte le norme in materia di origine delle merci scambiate nel contesto dei circa 60 FTA tra i paesi dell’area e di cui fanno parte, oltre all’Unione, gli Stati dell’Associazione europea di libero scambio (European Free Trade Association, EFTA)[3], i firmatari della Dichiarazione di Barcellona[4], il partecipanti[5] al processo di stabilizzazione e di associazione dell’Unione[6] nonché Georgia, Moldova, Ucraina ed Isole Fær Øer.

La Convenzione PEM trova la sua ratio nella considerazione che se tutti i partner commerciali applicano le medesime regole d’origine sarà possibile accordare un trattamento preferenziale ai rispettivi prodotti, dando luogo al c.d. “cumulo diagonale”. A tale scopo, è preliminarmente necessario stabilire l’origine delle merci. Nello specifico, si considerano originari della zona di cumulo paneuromediterranea i prodotti che, alternativamente, i) sono stati interamente ottenuti nel territorio di una parte contraente, oppure ii) sono composti da materiali originari di Paesi non parte della Convenzione, a condizione che siano stati sufficientemente lavorati o trasformati nel territorio di una parte contraente, oppure iii) sono importati da un Paese dello Spazio economico europeo (SEE)[7]. L’origine dei prodotti potrà essere dimostrata tramite i certificati di circolazione EUR.1 o EUR-MED emessi dalle autorità doganali del Paese esportatore oppure tramite una dichiarazione di origine o un certificato EUR-MED di dichiarazione di origine rilasciato da un esportatore autorizzato[8].

La Convenzione PEM si basa su un sistema di cumulo nell’ambito del quale le parti contraenti possono utilizzare i prodotti originari di un’altra parte contraente così come se fossero stati prodotti internamente. Più particolarmente, nel regime di cumulo diagonale, i materiali originari di una delle parti contraenti possono essere incorporati nei prodotti fabbricati in un’altra parte contraente senza perdere il loro status in caso di riesportazione verso un’ulteriore parte all'interno della zona paneuromediterranea. Tale regola, tuttavia, è applicabile solo qualora sia in vigore un FTA tra le parti coinvolte (c.d. “geometria variabile”)[9].

Il pacchetto adottato dalla Commissione fa seguito alla riunione del Comitato misto PEM[10] del 27 novembre 2019, in cui le parti contraenti erano state chiamate ad esprimersi in merito ad un aggiornamento della Convenzione[11]. Allo scopo di modernizzare gli accordi commerciali preferenziali dell'Unione con 20 partner PEM[12], le proposte prevedono, tra le altre cose, i) soglie di tolleranza più elevate per i materiali non originari (dal 10% al 15%), ii) l’introduzione di un c.d. “cumulo integrale", in virtù del quale le operazioni necessarie all'acquisizione dell'origine per la maggior parte dei prodotti possono essere ripartite tra varie parti anziché dover essere completate prima che questi ultimi siano esportati da una parte contraente verso l’altra, e iii) la possibilità di ottenere una restituzione dei dazi per la maggior parte dei prodotti, in deroga a quanto attualmente previsto[13]. Inoltre, le prescrizioni cumulative saranno soppresse, e l'attuale regola del trasporto diretto[14], che rende molto difficile per le merci in transito in un Paese straniero mantenere la loro origine preferenziale, sarà sostituita da una più flessibile regola di “non manipolazione”.

Una volta che il Consiglio avrà approvato il pacchetto proposto dalla Commissione, le nuove norme si applicheranno parallelamente ed in maniera transitoria rispetto a quelle della Convenzione PEM, che rimarrà in vigore in attesa che la procedura di revisione giunga a termine.