La Corte di Giustizia (CdG) con sentenza pubblicata il 21 dicembre nelle cause riunite C-164/15 P e C-165/15 P, ha accolto il ricorso della Commissione Europea (Commissione) avverso la sentenza del Tribunale dell’Unione Europea (Tribunale), con la quale era stata parzialmente annullata la decisione della Commissione nei casi Aer Lingus e Ryanair in materia di aiuti di Stato.

La vicenda in commento ha origine con l’introduzione da parte dello Stato irlandese, nel 2009, della air travel tax (tassa sul trasporto aereo, TTA). Tale tassa, applicata ad ogni passeggero imbarcato su un volo in partenza da un aeroporto irlandese, veniva riscossa direttamente presso i vettori aerei. La TTA era inizialmente calcolata in funzione della distanza tra l’aeroporto di partenza e quella di arrivo: se l’aeroporto di destinazione si trovava  ad una distanza superiore ai 300 km dall’aeroporto di Dublino, l’ammontare era pari a 2€ (TTA ridotta); in tutti gli altri casi, l’importo era pari a 10€ (TTA superiore).

Successivamente, nel 2011, l’Irlanda uniformava la TTA a 3€, senza alcuna distinzione a seconda della distanza dall’aeroporto di destinazione. Nel medesimo anno, la Commissione avviava un procedimento formale di indagine ai sensi dell’art. 108, paragrafo 2, TFUE, in merito al tasso ridotto della TTA. A conclusione di tale procedimento, la Commissione adottava una decisione con la quale riteneva che la riduzione della TTA costituisse un aiuto di Stato illegittimamente concesso dalla Stato irlandese e ne ordinava il recupero, calcolato nella differenza tra la TTA ridotta e la TTA superiore (ossia 8€ a passeggero).

Aer Lingus e Ryanair, due tra le imprese beneficiarie di tale aiuto, proponevano ricorso avverso tale decisione. Il Tribunale, nell’annullare parzialmente la decisione (si veda la Newsletter del 9 febbraio 2015), affermava che la TTA, avente natura di accisa, costituiva un’imposta indiretta, che andava a colpire i passeggeri, i quali erano pertanto i beneficiari del tasso ridotto. Di conseguenza, secondo il Tribunale, poiché il vantaggio economico risultante dall’applicazione del tasso ridotto della TTA ha potuto essere trasferito, anche solo parzialmente, ai passeggeri, la Commissione non avrebbe dovuto considerare che il vantaggio di cui hanno fruito le compagnie aeree ammontasse automaticamente, in ogni caso, a 8€ a passeggero. Al contrario, la Commissione avrebbe dovuto determinare in che misura i vettori interessati si fossero effettivamente avvalsi del vantaggio economico risultante dall’applicazione di tale tasso ridotto.

Nella sentenza in commento, la CdG ha assunto tuttavia una posizione diversa rispetto ai giudici di primo grado, affermando che “…il recupero di un aiuto implica la restituzione del vantaggio procurato dal medesimo al suo beneficiario e non la restituzione del profitto economico eventualmente realizzato dal medesimo attraverso lo sfruttamento di tale vantaggio…”. Pertanto, secondo la CdG non occorre esaminare se, e in quale misura, le compagnie aeree abbiano effettivamente utilizzato il vantaggio economico risultante dall’applicazione del tasso ridotto.

La CdG, a differenza di quanto affermato dal Tribunale, ha ritenuto che il vantaggio non consistesse nel fatto che i vettori aerei assoggettati al tasso più basso hanno potuto offrire prezzi maggiormente competitivi ma bensì che tali società hanno dovuto versare un importo di TTA inferiore a quello che avrebbero dovuto pagare se i loro voli fossero stati assoggettati al tasso superiore della TTA. Secondo la CdG, qualsiasi valutazione sul fatto che tale vantaggio abbia consentito loro di proporre prezzi più competitivi, o se abbiano sfruttato tale vantaggi in altro modo, riguarda la valutazione dell’eventuale profitto che hanno potuto realizzare attraverso lo sfruttamento del vantaggio conferito. Tale valutazione è tuttavia del tutto irrilevante ai fini del recupero dell’aiuto.

Infine, la CdG ha respinto le argomentazioni di Ryanair, la quale sosteneva che, poiché la Direttiva 2014/104/UE (Direttiva sul risarcimento danni da illecito antitrust) consente all’autore di un’infrazione di eludere il pagamento del sovrapprezzo risultante dall’infrazione se il medesimo è stato trasferito sui clienti del richiedente, sarebbe stato illogico non tenere conto, in materia di aiuti di Stato, della ripercussione sui clienti del vantaggio ottenuto dal beneficiario dell’aiuto. La CdG ha però affermato come il recupero di un aiuto illegittimo ha una finalità diversa rispetto a quella perseguita dalla Direttiva danni. Infatti, mentre quest’ultima mira ad assicurare l’esercizio efficace, per chiunque si ritenga vittima di un’infrazione alle regole della concorrenza, del suo diritto di chiedere il risarcimento del danno asseritamene subito, il recupero, invece, non riguarda la riparazione di un qualsiasi danno individuale, ma “…il ripristino, sul mercato interessato, della situazione anteriore all’erogazione di detto aiuto…”.

In conclusione, a seguito dell’accoglimento da parte della CdG del ricorso proposto dalla Commissione, lo Stato irlandese dovrà ora recuperare presso le compagnie aeree beneficiarie di tale aiuto di Stato illegittimo la somma di 8€ per passeggero.