La Corte di Giustizia Europea, Sez. V, con la sentenza depositata l’ 8 maggio 2014 per la causa C-15/13 ha fornito chiarimenti in ordine alla corretta interpretazione della direttiva europea relativa alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici e sulla applicabilità della citata normativa ai contratti c.d. “in house”.

La pronuncia è derivata da una controversia avente ad oggetto un  contratto  di fornitura stipulato tra un’università identificata quale stazione appaltante, controllata statale nel settore delle acquisizioni di prodotti e servizi e, dall’altro, un’impresa di diritto privato anche avente compagine societaria statale Segnatamente la Corte europea ha chiarito che anche per tale tipo di contratti è da ritenersi  applicabile la direttiva europea in materia di appalti pubblici.

Interpretando l’art. 1, par. 2, lett. a), della direttiva 2004/18/CE la Corte ha concluso che, ai fini dell’applicazione delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici previste dalla direttiva citata è sufficiente che, in linea di principio, un contratto a titolo oneroso sia stato stipulato, da una parte, da un’amministrazione aggiudicatrice e, dall’altra, da una persona giuridicamente distinta da quest’ultima, non rilevando che quest’ultima sia anch’essa un soggetto di diritto pubblico. La deroga all’applicazione di tale principio, accolta da precedente giurisprudenza della Corte di Giustizia, per affidamenti di appalti cosiddetti “in house”, si giustifica solo per il fatto che un’autorità pubblica, che sia un’amministrazione aggiudicatrice, ha la possibilità di adempiere ai compiti di interesse pubblico ad essa incombenti mediante propri strumenti, amministrativi, tecnici, senza essere obbligata a far ricorso ad entità esterne non appartenenti ai propri servizi. La Corte ha altresì affermato che  tale deroga può essere estesa alle situazioni in cui la controparte contrattuale è un’entità giuridicamente distinta dall’amministrazione aggiudicatrice, ma eserciti sull’affidatario un controllo analogo a quello che essa esercita sui propri servizi e tale entità realizzi la parte più importante della propria attività con l’amministrazione o con le amministrazioni aggiudicatrici che la controllano. Alternativamente, in casi  come quello analizzato dalla Suprema Corte ove due società pubbliche si configurino come due realtà autonome e non aventi tra di loro un rapporto di controllante/controllata non sussistono  gli estremi per l’applicazione dell’ eccezione previste per gli affidamenti “in house”, per l’applicazione della direttiva 2004/18/CE.