Con due decisioni dello scorso 1 febbraio, il Tribunale dell’Unione Europea (il Tribunale) si è pronunciato su due ricorsi, con esiti opposti, diretti ad ottenere il risarcimento del danno per l’irragionevole durata del procedimento giurisdizionale.

Due società, l’olandese Kendrion NV Kendior (Kendrion) e la francese Aalberts Industries NV (Aalberts), partecipanti a due distinte infrazioni antitrust (la prima in un’intesa restrittiva nel settore della produzione industriale di borse, la seconda in un cartello nel settore della produzione di raccordi in rame), avevano presentato domanda di risarcimento lamentando l’eccessiva lunghezza del procedimento di impugnazione dinnanzi allo stesso Tribunale (casi T-479/14 e T-725/14).

Mentre nel caso della società olandese il Tribunale ha accordato un risarcimento di euro 588.000 e un ulteriore risarcimento da danno reputazionale di euro 6.000 (a fronte di una richiesta risarcitoria di 13,08 milioni di euro), sorte opposta è toccata alla pretesa della società francese, laddove il Tribunale ha negato la sussistenza di un diritto al risarcimento per la ricorrente.

Nella pronuncia relativa a Kendrion, il Tribunale ha precisato che tanto la lunghezza totale del procedimento, 5 anni e 9 mesi, quanto il periodo di 3 anni e 10 mesi tra la chiusura della fase scritta e l’apertura della fase orale della trattazione della causa, avrebbero superato i limiti di una ragionevole durata del procedimento, in quanto non giustificati da esigenze organizzative dello stesso e a fronte dell’assenza di qualsiasi addebito muovibile nei confronti di Kendrion circa la condotta tenuta nel procedimento.

Di tutt’altro avviso nel caso Aalberts, il Tribunale ha in questa sede evidenziato come il periodo di 2 anni e 1 mese intercorso tra la chiusura della fase scritta e l’apertura di quella orale fosse giustificato da esigenze organizzative del procedimento. Nello specifico, al periodo di 15 mesi che avrebbe dovuto caratterizzare la distanza temporale tra le due fasi di trattazione della causa, erano stati aggiunti 9 mesi, corrispondenti alla concessione di un mese addizionale al Tribunale per la valutazione degli argomenti di ciascuno dei nove appellanti.

I due procedimenti si inseriscono nel quadro di una serie di pretese della stessa natura avanzate nei confronti del Tribunale che hanno già comportato il raddoppio del numero dei giudici della corte (si veda, ad esempio, il caso Gascogne T-577/14, commentato in questa Newsletter). Questa misura, come confermato dallo stesso presidente del Tribunale Marc Jaeger, dovrebbe ridurre il rischio di ottenere risposte giurisdizionali irragionevolmente in ritardo.