Con recente sentenza n. 5526 del 5 aprile 2012, la Suprema Corte ha riaffermato un principio di diritto già espresso dalle SS.UU. con sentenza n. 3947/2010 in tema di qualificazione di una polizza fideiussoria quale contratto autonomo di garanzia.  

I precedenti giurisprudenziali consentono di analizzare brevemente le sostanziali differenze tra fideiussione, garanzia personale “tipica” disciplinata dagli artt. 1936 ss. cod. civ. con la quale il c.d. fideiussore garantisce personalmente l’adempimento di un’obbligazione altrui, e contratto autonomo di garanzia, garanzia “atipica” di derivazione anglosassone con la quale una parte (garante) si impegna nel confronti di un’altra (creditore) ad eseguire una determinata prestazione nell’eventualità che il debitore non adempia al contratto principale.  

I caratteri principali della fideiussione sono in linea generale sintetizzabili in:

  1. accessorietà con la conseguenza che le vicende relative all’obbligazione gravante sul debitore principale si ripercuotono su di essa;
  2. omogeneità delle prestazioni con la conseguenza che la prestazione relativa al rapporto obbligatorio principale coincide con l’obbligazione assunta col contratto di fideiussione;
  3. funzione satisfattoria, ossia di garantire l’esatto adempimento delle obbligazioni assunte dal debitore principale rispondendo il fideiussore di debito altrui.

I caratteri principali del contratto autonomo di garanzia sono in linea generale sintetizzabili in:

  1. non accessorietà con la conseguenza che le vicende relative all’obbligazione gravante sul debitore principale non si ripercuotono su di essa;
  2. disomogeneità delle prestazioni con la conseguenza che la prestazione relativa al rapporto obbligatorio principale non coincide necessariamente con l’obbligazione assunta col contratto di fideiussione; 
  3. funzione indennitaria, ossia di garantire il creditore contro il rischio di inadempimento del debitore principale attraverso il pagamento di una somma di denaro sostitutiva della mancata o inesatta prestazione del debitore con la conseguenza che il garante risponde di debito proprio.

Si è ritenuto che la causa del contratto autonomo di garanzia risieda nella copertura del rischio, a favore del beneficiario, dell’inadempimento od inesatto adempimento del debitore principale. Con la pronuncia n. 5526 del 5 aprile 2012 in commento, la Corte di Cassazione, sezione III civile, è chiamata a pronunciarsi in ultimo grado sul giudizio intentato dal Ministero dei lavori pubblici nei confronti della Fondiaria Assicurazioni S.p.A. innanzi al Tribunale di Roma e proseguito in sede d’appello innanzi alla Corte d’Appello di Roma, chiedendo che la Fondiaria Assicurazioni S.p.A. fosse dichiarata obbligata all’adempimento delle prestazioni di cui alla polizza fideiussoria n. 160.540046.71 del 24 marzo 1995 in forza del contratto di appalto per il completamento di opere marittime nel porto di Bari; inoltre, che fosse condannata a pagare in favore dell’istante la somma di Lire 4.167.678.097,00 oltre interessi legali, in quanto l’amministrazione committente aveva rescisso il contratto in data 13 settembre 1999.  

La Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la qualificazione come contratto autonomo di garanzia, operata dal giudice di merito, di una polizza fideiussoria caratterizzata da:

  1. fissazione di un termine breve, decorrente dalla ricezione della richiesta da parte del creditore garantito (sebbene quest’ultima non sia definita «semplice»), entro il quale il garante è tenuto a pagare le somme dovute. Invero, la Cassazione ha ritenuto corretta l’interpretazione fornita dai giudici dei precedenti gradi di giudizio, precisando che non integra violazione del criterio ermeneutico letterale di cui all’art. 1362 c.c. l’interpretazione in virtù della quale – in assenza di ricorso ad espressioni del tipo pagamento “a prima richiesta” o “a semplice richiesta” – il carattere autonomo della garanzia possa desumersi dalla brevità del termine stabilito per il pagamento da parte del garante a seguito della richiesta del beneficiario. La previsione di un termine breve, difatti, «indica il chiaro intendimento delle parti di assicurare all’istanza del beneficiario una evoluzione assai rapida, in modo da rendere la funzione della polizza fideiussoria equivalente, nella sostanza, al deposito cauzionale che la polizza sostituisce», realizzando così una funzione del tutto simile a quella dell’incameramento di una somma di denaro a titolo di cauzione (Cass., S.U., 3947/10);
  2. esclusione della facoltà, per il debitore principale, di opporre al garante che agisce in regresso le eccezioni di cui all’art. 1952 c.c. La Corte di Cassazione ha confermato l’interpretazione fornita dal giudice a quo secondo la quale l’esclusione dell’operatività dell’art. 1952 c.c. è indice della volontà delle parti di svincolare il rapporto di garanzia dal rapporto principale, e quindi integra «una deroga alla normale accessorietà della garanzia fideiussoria, in quanto comporta l’effetto di “autonomizzare” il rapporto di garanzia rispetto al rapporto base contrariamente a quanto accade per la fideiussione tipica». Tale interpretazione trova la propria ratio nell’indirizzo, già espresso dalle SS.UU. 3947/2010, che rinviene il proprium del contratto autonomo di garanzia nel regime tipico dell’azione di rivalsa: il garante non può agire nei confronti dell’accipiens, ma solo nei confronti del debitore principale. Sarà quest’ultimo, in esito al regresso da parte del garante, a poter agire nei confronti del creditore beneficiario della garanzia; 
  3. previsione, a carico del creditore garantito, degli oneri di cui all’art. 1957 c.c., ritenuto in concreto compatibile con il carattere autonomo di garanzia”. La sentenza oggetto di analisi ha richiamato quanto già affermato dalle SS.UU. 3947/2010, le quali avevano escluso di regola la compatibilità tra l’art. 1957 c.c. ed il contratto autonomo di garanzia, salvo diversa previsione delle parti. Tale incompatibilità “in astratto” escluderebbe l’applicazione automatica di tale norma in mancanza di un’espressa previsione delle parti del rapporto contrattuale, ma non toglierebbe la possibilità al giudice di merito di valutarne la compatibilità “in concreto”, in presenza di un espresso richiamo delle parti, in quanto l’art. 1957 c.c. si qualificherebbe quale espressione di un’esigenza di tutela del fideiussore che può essere considerata meritevole di protezione anche in caso di garanzia non accessoria.