Con la sentenza pubblicata lo scorso 27 aprile, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CdG) ha respinto il ricorso proposto da Akzo Nobel (Akzo) avverso la sentenza con cui il Tribunale dell’UE (Tribunale) aveva annullato solo per le due società controllate da Akzo, ossia Akzo Nobel Chemicals GmbH (Akzo GmbH) e Azko Nobel Chemicals BV (Akzo BV), ma non anche per quest’ultima, la sanzione irrogata dalla Commissione europea (Commissione) per la partecipazione a due cartelli relativi a due categorie di stabilizzatori termici.

La Commissione aveva infatti sanzionato Akzo in quanto al vertice di un gruppo di società di cui alcune, tra cui Akzo GbmH e Akzo BV, avevano partecipato direttamente alle suddette intese. Akzo era stata ritenuta responsabile dell’infrazione per tutto il periodo dell’infrazione, iniziata nel 1987 e terminata nel 2000. Tuttavia, dal momento che Akzo GbmH e Akzo BV avevano cessato di partecipare a detti cartelli nel 1993, il Tribunale, adito su ricorso di Akzo e di tali controllate, annullava la decisione della Commissione nei confronti di queste ultime per intervenuta prescrizione, avendo la Commissione iniziato ad indagare le relative infrazioni solo nel 2003, ossia ben oltre il termine di prescrizione quinquennale previsto per le infrazioni antitrust dalla normativa europea. Di contro, il Tribunale confermava la sanzione irrogata dalla Commissione ad Akzo per l’intero periodo dell’infrazione, ossia a partire dal 1987, non ritenendo di estendere a questa il beneficio della prescrizione riconosciuto alle sue controllate (per un maggiore approfondimento in merito alla sentenza del Tribunale si veda la nostra Newsletter del 27 luglio 2015).

Akzo proponeva quindi ricorso alla CdG, lamentando che l’annullamento delle ammende inflitte a Akzo GbmH e Akzo BV avrebbe dovuto comportare l’annullamento della sanzione inflitta alla stessa Akzo, per il periodo dell’infrazione compreso tra il 1987 e il 1993, “…in quanto l’ammenda le era stata inflitta unicamente a causa della partecipazione diretta delle sue controllate alle infrazioni…”.

Con la sentenza in commento la CdG, disattendendo le argomentazioni svolte da Akzo in materia di responsabilità della controllante per le infrazioni antitrust commesse dalle società controllate, ha preliminarmente riconosciuto la responsabilità personale di Akzo per la suddetta infrazione commessa dalle sue controllate in considerazione della natura di unità economica che queste ultime costituivano insieme con Akzo, la quale poteva quindi ritenersi direttamente e personalmente responsabile per gli illeciti antitrust commessi dalle prime.

Alla luce di tali premesse, la CdG ha ritenuto corretta, nel caso di specie, “…una valutazione differenziata…” tra la responsabilità di Akzo e quella delle sue controllate benché quella della prima risultasse fondata esclusivamente sul comportamento illecito delle seconde. E ciò in quanto, a differenza di Akzo GbmH e Akzo BV, che avevano cessato la loro partecipazione alle intese nel 1993, Azko, mediante altre società da questa controllate, era stata implicata in tali infrazioni fino al 2000, con conseguente impossibilità della stessa di invocare l’intervenuta prescrizione applicata a Akzo GbmH e Akzo BV.

Con la sentenza in commento la CdG ha quindi fornito un importante chiarimento in materia di responsabilità delle imprese per infrazioni del diritto della concorrenza commesse dalle società controllate, affermando l’impossibilità di applicare alle prime i benefici riconoscibili alle seconde in materia sanzionatoria (primo fra tutti quello della prescrizione) in presenza di circostanze che ne giustifichino una differenziazione di valutazione in termini di responsabilità, quale ad es. il fatto che la controllante continui a partecipare all’infrazione, anche solo indirettamente tramite diverse società controllate. In termini sostanziali, ciò impedisce ad un’impresa di “ritagliarsi” la durata dell’infrazione partecipando a “pezzi” della stessa attraverso diverse società controllate.