La sentenza della Corte di Giustizia (CdG) dello scorso 14 marzo ha assicurato una parziale vittoria ad Evonik Degussa GmbH (Degussa) nella battaglia promossa per bloccare la pubblicazione di una versione più dettagliata della decisione della Commissione europea (Commissione) che, nel 2006, aveva sanzionato Degussa per la partecipazione ad un cartello nel mercato del perossido di idrogeno e perborato.

La Commissione nel 2007 aveva pubblicato una prima versione non riservata della propria decisione del 2006 afferente l’accertamento del citato cartello (Decisione) con la quale, tra le altre cose, a Degussa era stato concesso il beneficio dell’immunità dall’ammenda, essendo stata la prima a denunciare la presunta intesa e a trasmettere alla Commissione le informazioni in suo possesso riguardo all’infrazione nell’ambito del programma di clemenza. Nel 2011, la Commissione aveva poi comunicato a Degussa di voler pubblicare una nuova versione più dettagliata della Decisione, ma Degussa si era opposta sostenendo che ciò avrebbe violato i principi del legittimo affidamento e della parità di trattamento, nonché avrebbe potuto arrecarle un grave danno dal punto di vista economico, in quanto l’avrebbe esposta ad un maggior rischio di instaurazione di azioni di risarcimento dei danni in sede civile. E ciò in quanto tale nuova versione avrebbe contenuto informazioni trasmesse alla Commissione in forza del programma di clemenza (inclusi i nomi di suoi collaboratori e indicazioni sui propri rapporti commerciali). Degussa si era quindi rivolta al Consigliere-auditore (figura deputata inter alia ad assicurare un'adeguata tutela dei diritti delle parti nei procedimenti antitrust, ivi incluso con riferimento al carattere riservato dei documenti e all'accesso ai fascicoli della Commissione), il quale, tuttavia, aveva rigettato le sue richieste in quanto (i) non si era ritenuto competente a porre rimedio ad un’asserita violazione delle legittime aspettative della ricorrente nei confronti della Commissione, ma solo ad esaminare se un’informazione dovesse considerarsi o meno riservata; nonché (ii) con rispetto all’unico motivo prospettato da Degussa circa il fatto che una tale pubblicazione avrebbe potuto arrecarle pregiudizio in caso di ricorsi per risarcimento danni dinanzi ai giudici nazionali, il Consigliere-auditore aveva rilevato che la Commissione disponeva di un ampio potere discrezionale mentre i riferimenti ai documenti in questione non costituivano di per sé segreti aziendali o informazioni riservate. Degussa aveva quindi impugnato tale decisione dinanzi al Tribunale dell’UE (Tribunale) e poi, dato il rigetto dell’impugnazione, dinanzi alla CdG.

La CdG, con la sentenza in commento, ha parzialmente annullato la decisione del Tribunale e rinviato il caso alla Commissione affinché il Consigliere-auditore riconsideri le obiezioni sollevate da Degussa. Per la CdG, il Consigliere-auditore era infatti competente a pronunciarsi sulle eccezioni sollevate da Degussa in quanto, qualora esso potesse pronunciarsi solo su “determinate questioni” connesse alla riservatezza dei documenti, la sua funzione sarebbe di fatto svuotata di significato. Secondo la CdG, il Consigliere-auditore avrebbe al contrario dovuto esaminare ogni obiezione basata su regole o principi del diritto dell’UE invocati dall’interessato (nel caso di specie i principi del legittimo affidamento e della parità di trattamento invocati da Degussa) per la tutela della riservatezza delle informazioni di cui trattasi.

Se questa è stata la chiara linea sposata dalla CdG in punto di competenza, darà sicuramente adito a maggiori spunti di riflessione la parte della sentenza sul carattere riservato delle informazioni controverse che, peraltro, erano ormai risalenti a più di cinque anni addietro. Per la CdG, in primo luogo, la ricorrente non aveva dedotto argomenti specifici atti a dimostrare che, nonostante fossero informazioni datate, esse costituivano ancora elementi essenziali della propria posizione commerciale, confermando quindi sotto tale profilo le valutazioni espresse dal Tribunale. Inoltre, la CdG ha ricordato la differenza tra la pubblicazione di “citazioni letterali di informazioni tratte dai documenti” forniti alla Commissione, che è consentita, e pubblicazione di “citazioni letterali” di tale stessa dichiarazione, che invece non è permessa. Conseguentemente, per la CdG il Tribunale non ha compiuto alcun errore nella misura in cui (i) non aveva dichiarato che la Commissione avesse il diritto di pubblicare citazioni estrapolate dalle dichiarazioni effettuate da Degussa per ottenere il trattamento favorevole e (ii) la Commissione può pubblicare informazioni relative agli elementi costitutivi dell’infrazione che ha ricevuto mentre è corretto che vengano eliminate dalla versione da pubblicare tutte le informazioni che consentono di individuare direttamente o indirettamente la fonte delle informazioni comunicate ai sensi del programma di clemenza.

La sentenza in commento farà certamente discutere sull’intrinseca tensione tra la pubblicazione ad opera della Commissione di informazioni che consentono di fornire alle vittime di infrazioni antitrust un sostegno nelle loro azioni risarcitorie e la tutela dei diritti conferiti dal diritto europeo ai fini della tutela del segreto aziendale.

Il Consigliere-auditore dovrà ora modificare l’approccio “minimalista” tenuto sino ad ora e chiarire l’ambito di tutela che un’impresa può attendersi rispetto alle informazioni fornite nell’ambito di un programma di clemenza.