Dando seguito all’Accordo di libero scambio raggiunto con il Regno Unito[1], in data 25 dicembre 2020 la Commissione Europea ha presentato una proposta[2] volta ad istituire una riserva di adeguamento (c.d. “Brexit Adjustment Reserve”) per sostenere gli Stati Membri, le regioni ed i settori maggiormente colpiti dalla Brexit mitigandone l’impatto sulla coesione economica, sociale e territoriale.

Nonostante l’Accordo, infatti, a partire dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito non sarà più parte del mercato unico e dell’unione doganale, ciò che darà nuovamente luogo a barriere agli scambi di beni e servizi ed alla mobilità transfrontaliera che, inevitabilmente, si ripercuoteranno sugli stakeholders di entrambe le parti. Di conseguenza, la riserva fornirà la provvista per coprire in tutto o in parte le spese pubbliche direttamente collegate alla Brexit che gli Stati Membri dovranno sostenere, soprattutto quelli che dipendono maggiormente dalle relazioni commerciali ed economiche con il Regno Unito.

La riserva sarà dotata di un budget pari a circa 5 miliardi di euro a prezzi 2018[3] (5,37 miliardi a prezzi attuali), dei quali circa 4 miliardi saranno erogati nel 2021 sotto forma di pre-finanziamenti, mentre il restante miliardo sarà erogato nel 2024 sotto forma di contributi aggiuntivi[4]. Più particolarmente, i fondi da allocare nell’ambito della prima tranche di finanziamenti saranno determinati tenendo conto del grado di integrazione economica dello Stato Membro in questione con il Regno Unito, ivi compreso il commercio di beni e servizi. Inoltre, verrà allocato un ulteriore importo per coprire le perdite che gli Stati Membri subiranno a causa delle limitazioni nell’accesso alle acque britanniche per le attività di pesca. La seconda tranche di finanziamenti, invece, sarà erogata sotto forma di contributi aggiuntivi in base alle spese sostenute e dichiarate alla Commissione, tenendo anche conto dei pre-finanziamenti già ricevuti.

Per poter beneficiare di tali risorse, gli Stati Membri dovranno presentare un’apposita domanda entro il 30 settembre 2023, indicando chiaramente le spese pubbliche sostenute durante il periodo di ammissibilità (dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2022)[5]. I finanziamenti originati dalla riserva saranno esclusivamente destinati alle spese direttamente collegate alle misure adottate dagli Stati Membri per far fronte alle conseguenze negative della Brexit quali, tra le altre, i) quelle a favore delle imprese e delle comunità danneggiate dal recesso del Regno Unito, ii) quelle a sostegno dell’occupazione, iii) quelle per sostenere le imprese locali che dipendono dalle attività di pesca nelle acque britanniche, e iv) quelle a favore dei settori economici più duramente colpiti[6].

Una volta inviate, le domande verranno esaminate dalla Commissione per verificarne la conformità ai requisiti della proposta. Più particolarmente, la Commissione valuterà l’ammissibilità e l’accuratezza delle spese dichiarate, il loro legame con la fine del periodo di transizione, i relativi effetti economici e le misure predisposte per evitare il doppio finanziamento, recuperando gli eventuali importi non utilizzati[7]. Agli Stati Membri, inoltre, spetterà il compito di predisporre un sistema di controllo e di designare organi preposti alla gestione della riserva nonché un organismo di revisione indipendente[8].