In data 12 dicembre 2019, il Partito Conservatore del premier Boris Johnson ha trionfato alle elezioni anticipate per la nomina del nuovo governo britannico, assicurandosi una maggioranza che non lascia dubbi.

L’esito del voto va oltre le più rosee prospettive degli exit poll. Il 43,6% degli elettori ha riposto una rinnovata e ancora più solida fiducia nei Conservatori, consentendo loro di ottenere 363 seggi, 44 in più rispetto a quelli ottenuti con le elezioni del 2017. Si tratta della vittoria più importante per i Tory dal 1983, anno della terza rielezione di Margareth Thatcher.

Il Partito Conservatore ha ora la maggioranza assoluta a Westminster e potrà condurre il Regno Unito fuori dall’Unione Europea senza dover ottenere l’appoggio di altri partiti. Una sconfitta epocale invece per il Partito Laburista di Jeremy Corbyn, il quale ha ottenuto appena il 32,2% dei voti e 203 seggi, perdendone 59 rispetto alle precedenti elezioni. A rendere ancora più amara la sconfitta, è la perdita di importanti roccaforti quali le circoscrizioni di Blyth Valley, Workington, Darlington, Wrexham e Peterborough, segno che la politica di sinistra radicale di Corbyn, oltretutto poco chiara su un tema fondamentale quale la Brexit, non ha funzionato.

Boris Johnson ha dichiarato “this election means that getting Brexit done is now the irrefutable, irresistibile, unarguable decision of the British people and with this election I think we put an end to all those little miserable threats of a second referendum” e ha annunciato, pertanto, che il Regno Unito lascerà l’Unione entro il 31 gennaio 2020, giorno in cui scadrà la proroga concessa da Bruxelles. Inoltre, verrà negoziato un accordo commerciale entro la fine del periodo di transizione previsto per il 31 dicembre 2020. Più particolarmente, Johnson dovrà decidere quale tipo di relazioni mantenere con l’Unione su importanti tematiche quali il commercio, la sicurezza e la protezione dei dati. Se non si riuscisse a concludere un accordo commerciale durante la fase di transizione, le negoziazioni dovranno procedere sulla base delle condizioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization, WTO)[1].

Una vittoria epocale che, al grido di “Get Brexit Done”, rivoluzionerà il panorama europeo.