In data 19 dicembre 2019, con un “Queen’s Speech[1] destinato a rimanere nella storia, la regina Elisabetta ha esposto i punti chiave del programma del Governo di Boris Johnson, vittorioso nelle elezioni del 12 dicembre[2]. Preminenza assoluta, come era ragionevole prevedere, ha assunto il tema della Brexit.

Il programma si articola in sette testi legislativi fondamentali, che la Camera dei Comuni dovrà approvare per raggiungere gli obiettivi previsti dal premier britannico. In primis, il Withdrawal Agreement Bill[3], la legge attuativa che permette l’uscita del Regno Unito dall’Unione nel rispetto dell’accordo raggiunto da Boris Johnson con l’Unione Europea[4], verrà votato dal Parlamento di Westminster nella seduta del 20 dicembre. Una volta approvato, il Governo avvierà i negoziati per la creazione di un’intesa di libero scambio con l’Unione, che dovranno concludersi entro il 31 dicembre 2020.

Per quanto riguarda l’agricoltura, la nuova legislazione garantirà il transito del Regno Unito dalla Politica Agricola Comune (PAC) europea[5] ad un sistema basato sull’impiego di denaro pubblico per fini pubblici. In altre parole, durante la transizione, che durerà per un periodo di sette anni, il reddito degli agricoltori non sarà più commisurato alla superficie totale di terra coltivata, bensì in base ad una somma di parametri, quali la produzione alimentare sostenibile e il rispetto dell’ambiente. Similmente, le nuove norme porranno fine alla partecipazione del Regno Unito alla Politica Comune della Pesca (PCP)[6]. Di conseguenza, il Governo britannico assumerà il pieno controllo delle licenze da concedere alle navi straniere per pescare nelle proprie acque.

Per quanto riguarda il commercio, la nuova legislazione si propone non solo di stabilire gli strumenti necessari affinché il Regno Unito possa concludere i propri accordi commerciali al di fuori dell’Unione dopo la Brexit, ma anche di consentire al Governo di rinnovare gli accordi commerciali esistenti con i Paesi terzi e stipulati in precedenza in quanto Stato membro. Inoltre, è prevista l’istituzione di un nuovo ente indipendente per proteggere le imprese britanniche da eventuali pratiche commerciali sleali.

Per quanto riguarda l’immigrazione, l’Immigration and Social Security Coordination Bill[7], annunciato in occasione del Queen’s Speech del 14 ottobre 2019, abrogherà il diritto europeo in materia di libera circolazione delle persone, rendendo così dal 2021 i cittadini dell’Unione soggetti agli stessi controlli dei cittadini dei Paesi terzi. In questo modo verrebbe realizzato uno degli obiettivi principali del programma di Johnson, che da sempre ha prefigurato lo stop alla libera circolazione in caso di no deal scenario[8]. A queste dichiarazioni avevano fatto eco quelle del Ministro dell’Interno Priti Patel, poi ritrattate[9], che durante l’Assemblea del partito Conservatore aveva ribadito la sua intenzione di porre fine alla libera circolazione dei cittadini europei nel Regno Unito[10]. Più particolarmente, la nuova legislazione introdurrà nuovo sistema di immigrazione a punti, ispirato a quello australiano[11], che concederà permessi di lavoro solo a persone con abilità e qualifiche giudicate necessarie all’economia del Regno Unito.

In ambito finanziario, le nuove norme conferiranno alle autorità di regolamentazione il potere di rimodernare le norme nazionali in linea con quelle europee, garantendo così l’armonia giuridica necessaria affinché il Regno Unito possa accedere al mercato unico a vantaggio delle imprese britanniche.

Infine, è prevista l’implementazione nella legislazione interna delle tre Convenzioni dell’Aja del 1996[12], 2005[13] e 2007[14], fino ad ora applicate nel Regno Unito in quanto Stato membro dell’Unione. Si tratta di convenzioni che migliorano la protezione dei minori nelle controversie transnazionali, garantiscono la certezza del diritto nelle controversie relative ai contratti transfrontalieri e stabiliscono regole internazionali in tema di assistenza all’infanzia e di mantenimento dei nuclei familiari nel caso in cui i genitori vivano all’estero.

Rimane invece aperto l’interrogativo della partecipazione del Regno Unito al nuovo sistema del brevetto unificato europeo, che richiederebbe modifiche apposite dopo la perdita della qualità di Stato Membro.

La Brexit, dunque, occupa un ruolo centrale nel programma del premier Johnson, la cui intenzione è di vederne il completamento entro il 31 gennaio 2020, così come confermato nel Queen’s Speech, secondo cui “[m]y ministers will bring forward legislation to ensure the United Kingdom’s exit on that date and to make the most of the opportunities that this brings for all the people of the United Kingdom”.