Dopo l’approvazione dell’emendamento Letwin il 19 ottobre 2019, che di fatto sospende la ratifica dell’accordo raggiunto da Boris Johnson con l’Unione Europea[1] fino all’approvazione di tutta la relativa legislazione, se necessario anche oltre la scadenza del 31 ottobre 2019[2], in data 22 ottobre il Parlamento di Westminster, un po’ a sorpresa, ha votato a favore del Withdrawal Agreement Bill[3], la legge attuativa che permette l’uscita del Regno Unito dall’Unione nel rispetto di tale accordo.

Tuttavia, nella stessa sessione il Parlamento ha respinto la proposta del governo di esaminare ed approvare la totalità dell’accordo, composto da oltre 100 pagine di articoli, nel giro di soli tre giorni, di fatto vanificando la strategia di Johnson di uscire dall’Unione ad ogni costo entro il 31 ottobre.

La decisione sembra essere stata accettata dal premier che, contrariamente a quanto dichiarato in precedenza in merito alla possibilità di richiedere nuovamente delle elezioni anticipate[4], ha sospeso ogni ulteriore discussione sul Withdrawal Agreement Bill in attesa di conoscere la decisione dell’Unione in merito alla richiesta di rinvio. A questo punto, la palla passa alle istituzioni europee, che di fatto hanno di fronte 3 scelte: rifiutare il rinvio, concederlo per un periodo di tempo non ancora stabilito, oppure la cosiddetta “flextension”, ossia un’estensione fino al 31 gennaio 2020 con la possibilità di porvi termine anticipatamente qualora il Parlamento di Westminster approvi l’accordo di uscita in toto.