In data 30 maggio 2017 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine conoscitiva congiunta con il Garante per la Protezione dei Dati Personali e con l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, riguardante eventuali criticità concorrenziali connesse ai Big Data e la definizione di un quadro di regole atto a promuovere e tutelare la concorrenza dei mercati digitali, i profili di promozione del pluralismo nell’ecosistema digitale, la protezione dei dati personali e la tutela del consumatore[1].

Per Big Data si intende grandi quantità di diversi tipi di dati prodotti ad alta velocità da più fonti, che richiedono processori e algoritmi di elaborazione e analisi nuovi e più potenti, e sono spesso caratterizzati dalle cosiddette “3 V”, ossia velocità, varietà e volume[2]. In altre parole, si differenziano dagli altri dati per la quantità, la rapidità di analisi effettuata in tempo reale e per la continua evoluzione.

I Big Data rappresentano un notevole patrimonio informativo e rivestono un ruolo strategico per le imprese e in generale per il mercato, in quanto concorrono a migliorare la qualità dei servizi, esplorare e sfruttare nuove opportunità di business e fornire servizi specifici e personalizzati per i clienti, come ad esempio pubblicità fondate sul cosiddetto "targeting comportamentale", ossia annunci on-line basati sui profili degli utenti, generati osservando le loro abitudini di navigazione. Tuttavia, la raccolta di tali dati può dare vita a specifici rischi per la tutela della riservatezza delle persone e il diritto alla protezione dei dati personali, visto che in molti casi risulta possibile "re-identificare" un individuo attraverso informazioni apparentemente anonime. Inoltre, sotto un profilo concorrenziale, i Big Data possono tradursi in barriere all’entrata e fenomeni di iper-trasparenza dei mercati con possibili impatti avversi sul loro funzionamento.

L’accesso a grandi volumi o grandi varietà di dati è importante per garantire la competitività delle imprese sul mercato; pertanto, la raccolta di Big Data può comportare barriere all'ingresso quando i nuovi entranti non possono raccoglierli o acquistarne l'accesso, in termini di volume o di varietà, allo stesso modo degli attori già operanti nel mercato.

La crescente raccolta e l'utilizzo dei dati digitali tendono a produrre una maggiore trasparenza dei mercati on-line, con rilevanti conseguenze. Da un lato, infatti, la maggiore trasparenza va a vantaggio dei consumatori, che potranno confrontare più facilmente i prezzi o le caratteristiche dei prodotti o dei servizi in concorrenza; in alcuni casi, inoltre, la maggiore trasparenza può anche agevolare l'ingresso nel mercato di nuovi concorrenti, che disporranno di maggiori informazioni sulle esigenze dei consumatori e sulle condizioni di mercato. Dall’altro, invece, le maggiori informazioni derivanti dall'aumento della raccolta di dati, in particolare relativi ai prezzi dei beni e dei servizi dei concorrenti, potrebbero essere utilizzate in modo da limitare la concorrenza, rafforzando od agevolando le pratiche di collusione (tacita o esplicita).

Infine, l’accesso e la raccolta di Big Data può dare vita anche ad altre condotte potenzialmente anticompetitive. Per ottenere un migliore accesso ai dati, ad esempio, un’impresa potrebbe acquisirne un’altra che già ne possiede un ampio set, o fondersi con questa. Inoltre, le imprese potrebbero anche rifiutare o impedire ai concorrenti di accedere ai dati, tramite accordi discriminatori, selettivi, o altrimenti escludenti.

Per questi motivi, le tre Autorità italiane intendono analizzare se, e a quali condizioni, i Big Data possono tradursi in barriere all’entrata, ledere il diritto alla protezione dei dati delle persone coinvolte o favorire comportamenti restrittivi della concorrenza.

Questa indagine segue la relazione finale dell’indagine settoriale sul commercio elettronico, pubblicata dalla Commissione europea in data 10 maggio 2017[3].

Anche l’Autorità francese per la concorrenza (Autorité de la Concurrence) aveva nel 2016 avviato un’indagine settoriale sui Big Data volta a valutare l'elaborazione dei dati nel settore della pubblicità on-line[4], mentre l’Autorità tedesca per la concorrenza (Bundeskartellamt) aveva aperto nel marzo 2016 un’indagine su un potenziale abuso di posizione dominante da parte di Facebook derivante dalle sue politiche in materia di privacy[5].