In data 20 aprile 2019, è stato approvato il Regolamento (UE) 2019/1150 che promuove equità e trasparenza per gli utenti commerciali dei servizi di intermediazione online (Platform to Business, P2B)1.

Le piattaforme online stanno assumendo un peso sempre maggiore nel commercio digitale. Utilizzate tanto nel settore pubblico che privato, esse permettono agli utenti commerciali di sfruttare i benefici del mercato interno, incrementando la possibilità di scelta tra beni e servizi di diverso tipo e contribuendo a determinare prezzi di vendita online maggiormente competitivi.

Proprio per questo, ad oggi oltre un milione di imprese dell'Unione operano tramite le piattaforme per raggiungere i propri clienti.

Tuttavia, molto spesso si registrano pratiche commerciali inique o scorrette, come cambiamenti inspiegabili nei termini e nelle condizioni oppure chiusure improvvise dei conti, che minano la fiducia degli utenti ed il potenziale dell'economia online in termini di accesso ai mercati transfrontalieri. Pertanto, il Regolamento si propone di garantire termini e condizioni trasparenti, nonché effettive possibilità di ricorso per chiunque si interfacci con le piattaforme online, come consumatori, imprese, venditori ed operatori commerciali2.

Le piattaforme online disciplinate dal Regolamento comprendono i motori di ricerca come Google, i mercati online come Amazon ed eBay, gli store di applicazioni software online come App Store ed anche i social media che forniscono servizi agli utenti commerciali stabiliti nell’UE e offrono loro beni e servizi, a prescindere dal luogo di stabilimento o residenza del fornitore3. Nei loro confronti, viene stabilita una serie di obblighi.

Innanzitutto, il Regolamento trova applicazione se i termini e le condizioni dei contratti sono determinati unilateralmente dal fornitore del servizio di intermediazione online. Quest’ultimo, pertanto, ha l’obbligo di rendere tali termini e condizioni facilmente accessibili agli utenti commerciali, redigendoli con un linguaggio chiaro e comprensibile. Inoltre, al fine di garantire una maggiore trasparenza, le piattaforme online dovranno comunicare non solo ogni tipo di canale aggiuntivo di distribuzione o di programmi affiliati che potrebbero essere utilizzati per vendere beni e servizi, ma anche gli effetti di termini e condizioni sulla proprietà e sui diritti di proprietà intellettuale4.

In secondo luogo, i fornitori devono provvedere una motivazione qualora decidano di limitare, sospendere o cessare la fornitura dei loro servizi ad un utente commerciale, a meno che ciò non comporti la violazione di un obbligo normativo o regolamentare5. In questo modo, gli utenti commerciali potranno accertare se vi siano margini per contestare la decisione.

A tal proposito, onde assicurare agli utenti commerciali l’accesso a meccanismi di ricorso rapidi ed efficaci, il Regolamento prevede che i servizi di intermediazione online, ad esclusione delle piattaforme più piccole, istituiscano un sistema interno di gestione dei reclami, basato sui principi di trasparenza e parità di trattamento. Tutto ciò dovrebbe condurre alla risoluzione dei ricorsi in tempi ragionevoli6. Inoltre, è fatto obbligo alle piattaforme di pubblicare e di verificare almeno una volta all’anno le informazioni sul funzionamento e sull’efficacia del sistema di gestione dei reclami, in modo tale da agevolare gli utenti commerciali nella comprensione delle questioni che possono sorgere nel contesto della fornitura dei differenti servizi7.

Tuttavia, qualora il sistema interno di gestione dei reclami non sia in grado di risolvere una controversia, si richiede alle piattaforme di indicare, nei termini e nelle condizioni di servizio, almeno due mediatori imparziali ed indipendenti8.

Infine, spetta alle piattaforme il compito di rendere pubblici i principali parametri che determinano il posizionamento degli utenti commerciali nei risultati di ricerca nonché quello di mantenerli aggiornati9. Le piattaforme devono anche rendere pubblico ogni trattamento differenziato che riservano ai beni e servizi offerti direttamente o tramite un'impresa sotto il loro controllo10.

Il Regolamento P2B, che si applica a decorrere dal 12 luglio 2020, rappresenta un provvedimento unico nel suo genere, che garantirà un contesto commerciale online più equo, prevedibile, sostenibile e sicuro nell'ambito del mercato interno, consentendo alle imprese dell'UE di sfruttare appieno le opportunità dell'economia digitale.