Con il press release pubblicato il 2 febbraio 2017, la Commissione Europea (Commissione) ha comunicato di aver avviato tre diversi procedimenti per presunte violazioni concorrenziali nel settore dell’e-commerce. Come era prevedibile (si veda la Newsletter del 26 settembre 2016), la conclusione dell’indagine conoscitiva sul commercio elettronico avviata nel maggio 2015 ha portato in poco tempo all’apertura di procedimenti istruttori nei confronti di imprese attive in tale settore.

Nella relazione preliminare sui risultati dell’indagine settoriale, la Commissione aveva individuato, tra le condotte critiche più diffuse, le clausole nei contratti di distribuzione che escludono la vendita online per alcuni prodotti; l’utilizzo di software specializzati che permettono di monitorare, e reagire di conseguenza, ai cambiamenti di prezzi dei concorrenti; e, infine, le misure di geo-blocking.

E’ proprio con riguardo a tali restrizioni che si concentrano i tre procedimenti in commento.

In un caso, la Commissione sta investigando in merito ad una possibile intesa tra produttori di elettronica di consumo (Asus, Denon & Marantz, Philips e Pioneer) che, secondo quanto risulta dal press release, avrebbero limitato la possibilità dei rivenditori online di stabilire i propri prezzi di vendita. Inoltre, la Commissione avrebbe riscontrato l’utilizzo da parte di molti rivenditori online di software che automaticamente adatterebbero il prezzo di vendita a quelli applicati dai maggiori concorrenti.

La Commissione ha avviato un’istruttoria anche nel settore dei videogame, dove sembrerebbero presentare criticità di natura concorrenziale alcune clausole contenute nei contratti tra la società Valve Corporation, proprietaria di Steam (piattaforma di distribuzione di videogiochi), e cinque software house (Bandai Namco, Campcom, Focus Home, Koch Media e ZeniMax) che si occupano di videogiochi. In particolare, oggetto del procedimento sono alcune misure di geo-blocco. Da quanto comunicato dalla Commissione, dopo l’acquisto di alcuni videogiochi è necessario inserire, per poterci giocare, un “activation key”, al fine di confermare che la copia del gioco non sia piratata. Tuttavia, la Commissione vuole verificare se tale pratica non sia invece utilizzata per scopi di geo-blocco. In particolare, l’ “activation key” potrebbe garantire l’utilizzabilità del videogioco acquistato solo ai consumatori di alcuni Stati membri. Una tale misure impedirebbe la circolazione di tali videogiochi all’interno del Mercato Unico, impedendo così ai consumatori di uno Stato membro di acquistare un gioco ai prezzi più bassi presenti in un altro Stato membro.

Infine, il terzo procedimento riguarda alcuni accordi conclusi tra alcuni dei maggiori tour operator europei (Kuoni, REWE, Thomas Cook, TUI) e una catena di hotel (Melià Hotels). La Commissione è interessata ad approfondire alcuni meccanismi per la formazione del prezzo presenti in tali contratti. Secondo la Commissione, alcune clausole potrebbero discriminare i consumatori a seconda della loro nazionalità o paese di residenza. Tale pratica potrebbe costituire un illecito concorrenziale, in quanto impedirebbe ai consumatori che intendono prenotare online una stanza di albergo di vedere prezzi diversi a seconda della loro nazionalità o luogo di residenza. In questo modo, i consumatori non potrebbero usufruire di offerte di tour operator attivi in altri Stati Membri, determinando in thesi una ripartizione del Mercato Unico.

La Commissione non si è fatta attendere nella sua (tipica) attività di enforcement a seguito dell’avvio di un’indagine conoscitiva. Non resta che aspettare la pubblicazione della relazione finale (prevista in questo primo trimestre del 2017) e l’apertura di ulteriori indagini che, presumibilmente, seguiranno nei prossimi mesi.