Articolo pubblicato in Bugnion News n.37 (Dicembre 2019)

Sono trascorsi ben 125 anni dal giorno in cui il pasticcere Domenico Melegatti otteneva un Attestato di Privativa Industriale riguardante un dolce speciale denominato appunto Pandoro. A Verona si narra che Domenico Melegatti produsse il primo pandoro nel suo laboratorio di Corso Portoni Borsari nel centro storico della città scaligera e che il nome del prodotto nacque quasi da sé dall’esclamazione del garzone che, alla vista del colore dorato del dolce appena sfornato, gridò: “Pan d’oro”.

Questa è una di quelle storie che hanno lasciato un’impronta nella nostra tradizione e che risale a prima del ‘900 quando il Regno d’Italia era stato da poco proclamato. È proprio per tale ragione che l’Attestato di Melegatti richiama leggi molto vecchie, precisamente del 30 Ottobre 1859 e 31 Gennaio 1864.

Si tratta di leggi speciali che estendevano ad altre regioni i contenuti dell’antecedente legge piemontese sulle privative industriali, promulgata da Vittorio Emanuele II il 12 marzo 1855. Stiamo parlando della preistoria dei brevetti se si pensa che la legge sulle “privative per invenzioni o scoperte industriali” fu siglata da Camillo Benso conte di Cavour e da Urbano Rattazzi e costituisce la prima vera formulazione in chiave moderna di legislazione brevettuale.

Era organizzata in sette titoli e 74 articoli, prevedeva una durata massima per il brevetto di 15 anni, le lingue contemplate erano l’italiano o il francese ed era consentito di prendere visione della descrizione solo tre mesi dopo il conferimento dell’attestato.

Nel caso di Melegatti, il Direttore Capo della relativa divisione del segretariato di Stato concesse un’esclusiva di soli 3 anni a far data dal 31 Dicembre 1894 (oggi i brevetti hanno una durata di 20 anni). Ma per Domenico l’importante non era la durata dell’esclusiva, ma era aver ottenuto tale riconoscimento dallo Stato.

Il Pandoro, infatti, fu subito un successo e, come spesso capita per le invenzioni ben riuscite, in molti tentarono di imitarlo. Si dice anche che Domenico Melegatti lanciò, in persona, la cosiddetta sfida delle “mille lire”, una piccola fortuna per il tempo, per chi fosse riuscito ad imitare il suo Pandoro. Nessuno vinse mai quelle mille lire!

Ad oggi la Melegatti, di cui Bugnion cura i titoli di proprietà industriale, è tornata a regime dopo un periodo buio che l’ha costretta a ridimensionarsi.

Lo scorso 14 ottobre, infatti, l’azienda ha festeggiato un compleanno speciale, il primo dopo una singolare ed inaspettata ripresa. Molti l’hanno definita un vero e proprio ‘miracolo di Natale’ che ha visto protagonisti gli stessi dipendenti, alcuni dei quali hanno mantenuto “vivo” il lievito madre anche nel momento della crisi.

Per questo Natale, proprio per celebrare il primo anno fuori dalla crisi, l’azienda veronese ha pensato di ringraziare tutti coloro che hanno preso parte alla rinascita con uno spot pubblicitario, come era consueto fare negli anni addietro. In esso, secondo quanto trapelato, ci sarà una sorta di riassunto di tutte le vicissitudini in 125 anni di storia dell’industria dolciaria.

Non sappiamo quanto il brevetto originario abbia contribuito al successo di questo prodotto, ma di certo il Sig. Domenico Melegatti era una persona lungimirante, avendo compreso da subito l’importanza di tutelare questa sua nuova creazione in un’epoca in cui la proprietà intellettuale non era certo la priorità di un pasticcere.

Oggi la guida dell’azienda è affidata ad un altro importante gruppo imprenditoriale che ha scelto di portare avanti l’attività mantenendo il marchio Melegatti che racchiude in sé la storia del Pandoro di Verona e molto altro.

Da parte nostra non possiamo far altro che augurare a Melegatti un buon proseguimento e di ritornare presto al successo!