IN DATA 5 APRILE 2017 IL PARLAMENTO EUROPEO HA ADOTTATO CON 516 VOTI FAVOREVOLI, 50 ASTENUTI E 133 CONTRARI, LA RISOLUZIONE CHE STABILISCE I PRINCIPI FONDAMENTALI E LE CONDIZIONI DA RISPETTARE PER LA NEGOZIAZIONE DEGLI ACCORDI SULLA BREXIT. OGNI ACCORDO CONCLUSO TRA REGNO UNITO E UNIONE DOVRÀ ESSERE APPROVATO DAL PARLAMENTO EUROPEO, INCLUSI EVENTUALI ACCORDI TRANSITORI.

Nella risoluzione, riprendendo quanto stabilito nelle Linee Guida del Consiglio Europeo, il Parlamento ha ricordato che nelle trattative tra lo Stato uscente e l’Unione verrà adottato un approccio graduale, dando priorità all’accordo di “divorzio” prima di iniziare le discussioni relative ai futuri accordi commerciali. Il Regno Unito continuerà a godere dei suoi diritti in quanto Stato membro dell’Unione Europea fino alla sua uscita; durante tale periodo, tuttavia, dovrà rispettare i suoi obblighi, tra cui quelli finanziari derivanti, tra l’altro, dal bilancio europeo per il periodo 2014-2020.

Il Parlamento sottolinea che una delle priorità dell’accordo di recesso consiste nella tutela degli interessi dei cittadini sia europei che britannici. A tale riguardo, il Parlamento chiede che lo status e i diritti dei cittadini europei e britannici siano soggetti al principio di reciprocità, parità di trattamento e non discriminazione e rileva la necessità di tutelare la particolare situazione dei cittadini irlandesi, al fine di mantenere fermo l’impegno europeo nel processo di pace in Irlanda del Nord. Ogni tentativo del Regno Unito di limitare la libertà di movimento delle persone prima dell’uscita sarà da considerare contrario al diritto dell’Unione Europea.

La risoluzione mette poi in guardia contro qualsiasi trade-off tra Regno Unito e Unione relativo alla sicurezza, da un lato, e ai futuri rapporti commerciali, dall’altro, e rimarca la posizione dell’Unione nel senso dell’impossibilità di accordi bilaterali o relativi a specifici settori con i singoli Stati membri.

Al fine di garantire la continuità e la certezza del diritto, accordi transitori potranno essere concordati tra l’Unione e il Regno Unito solo se rifletteranno un giusto equilibrio di diritti ed obblighi per entrambe le parti e se preserveranno l’integrità dell’ordinamento dell’Unione, mantenendo la competenza della Corte di Giustizia a risolvere eventuali controversie. L’accordo finale sui futuri rapporti commerciali potrà essere concluso solo una volta che il Regno Unito non farà più parte dell’Unione; nel frattempo, i rapporti tra Londra e Bruxelles potranno essere regolati da accordi transitori della durata massima di tre anni.

Infine, la risoluzione ricorda che un’intesa sulla ricollocazione delle sedi dell’Autorità bancaria europea (European Banking Authority, EBA) e dell’Agenzia europea per i medicinali (European Medicines Agency, EMA) dovrà essere raggiunta il prima possibile.

Dal dibattito che ha portato all’adozione della risoluzione è emerso un ampio consenso da parte dei diversi schieramenti politici sulla necessità di dare la massima priorità alla tutela degli interessi dei cittadini più colpiti dalla Brexit, nonché sull’importanza della coesione tra i 27 Stati membri rimanenti con l’obiettivo di svolgere serenamente il negoziato d’uscita e difendere gli interessi dell’Unione. I leader dei gruppi politici tradizionalmente “euroscettici”, Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (Europe of Freedom and Direct Democracy Group, EFDD) e Europa delle Nazioni e della Libertà (Europe of Nations and Freedom Group, ENF), hanno tuttavia messo in guardia l’Unione da un atteggiamento politico “punitivo” nei confronti del Regno Unito.