Le dichiarazioni rese da uno Stato in merito alla possibile concessione di un aiuto finanziario a favore di un’impresa non possono rilevare ai fini della configurazione di un aiuto di Stato contrario alla normativa europea, laddove queste non si concretizzino in un “impegno fermo” a sostenere finanziariamente detta impresa. E ciò nemmeno quando dette dichiarazioni risultano potenzialmente idonee ad influenzare il mercato e il comportamento degli altri operatori economici, nel senso di spingere questi ad investire sull’impresa in questione, accrescendo la loro fiducia in considerazione della “…aspettativa di un intervento di sostegno da parte del governo…”.

Questo il principio affermato della Corte di Giustizia (CdG), la quale ha recentemente confermato l’annullamento disposto dal Tribunale dell’Unione Europea (Tribunale) della decisione della Commissione europea (Commissione), con cui quest’ultima ha considerato il “prestito soci” concesso nel dicembre 2002 dalla Francia all’operatore di telecomunicazioni Orange (all’epoca della vicenda ancora denominato France Télécom, FT), sotto forma di linea di credito di 9 miliardi di euro, un aiuto di Stato illegittimo.

Questi i fatti all’origine della vicenda: in considerazione delle criticità finanziarie riportate da FT all’inizio del 2002, e del conseguente declassamento del relativo rating da parte dell’agenzia Moody’s, nel luglio 2002 il governo francese (che all’epoca dei fatti era l’azionista di maggioranza di FT detenendovi una partecipazione superiore al 50%) rilasciava un’intervista nella quale dichiarava il proprio sostegno a FT, promettendo di adottare “misure appropriate”, comportandosi come “investitore avveduto”. Simili dichiarazioni venivano rilasciate dallo Stato francese anche nel settembre 2002, con ciò spingendo la Moody’s a modificare da negativo a stabile l’outlook del debito di FT, in considerazione della “maggiore fiducia” accordata a FT, vista “…la dichiarazione del governo [francese] che ha ancora una volta ribadito il suo forte sostegno a favore [di FT]…”. L’intenzione di sostenere finanziariamente FT veniva infine ufficializzata al mercato nel dicembre 2002, quando, a seguito della presentazione di un piano di risanamento di FT, il governo francese annunciava la propria partecipazione “…al rafforzamento del patrimonio netto […], con un investimento di 9 miliardi di euro…” e la propria disponibilità ad anticiparla mediante un “prestito soci” di tale importo. Tale prestito, benché sottoscritto, non veniva tuttavia erogato. Successivamente, nel 2003, FT procedeva ad un aumento di capitale al quale partecipava, oltre allo Stato francese per il suddetto importo di 9 miliardi, altresì un consorzio di ben 21 banche intervenute a garanzia di 6 miliardi di euro.

La Commissione avviava quindi un procedimento su denuncia di due concorrenti di FT, i quali lamentavano che le dichiarazioni rilasciate dal governo francese a partire dal luglio 2002 costituissero un aiuto di Stato illegittimo concesso a favore di FT, in quanto avrebbero avuto l’effetto di influenzare i mercati, favorendo la successiva operazione di risanamento di FT. La Commissione rigettava simile censura e, tuttavia, pur dichiarando di voler seguire “…un approccio più tradizionale…”, prendeva in considerazione tali dichiarazioni ai fini dell’accertamento del rispetto del criterio dell’investitore privato “avveduto” – che permette di escludere la sussistenza di un aiuto di Stato a favore di un’impresa solo laddove si dimostri che l’ente pubblico datore dell’aiuto abbia agito come un investitore privato “avveduto” nelle normali condizioni di mercato.

Nel caso in esame, la Commissione, pur riconoscendo come la decisione dello Stato francese di concedere un aiuto a FT si sarebbe concretizzata solo nel dicembre 2002, ossia in un momento in cui FT era tornata a godere della fiducia dei mercati e degli investitori, ha tuttavia negato la possibilità di valutare il rispetto del suddetto criterio dell’investitore privato “avveduto” sulla base di tale situazione di mercato, in quanto “contaminata” dall’impatto delle dichiarazioni preliminari, ritenendo quindi necessario effettuare tale accertamento alla luce delle condizioni esistenti nel luglio 2002, ossia prima del rilascio delle suddette dichiarazioni da parte del governo e in un momento in cui i mercati “…non sembravano disposti a investire o a concedere molto credito [a] FT…”. La Commissione ha quindi concluso per l'esistenza di un aiuto di Stato illegittimo, rappresentato dal “prestito soci” concesso a dicembre 2002 che, in quanto non eseguito, si era tradotto in una linea di credito mantenuta fino al versamento del successivo aumento di capitale, che un investitore “avveduto” non avrebbe concesso se non influenzato dalle “…precedenti iniziative e dichiarazioni del governo [francese], soprattutto a partire dal 2002…”.

Il Tribunale annullava la decisione della Commissione ma la CdG, successivamente adita, ordinava a questo di condurre una nuova valutazione in merito alla possibilità di considerare più interventi consecutivi dello Stato tra di loro connessi e miranti all’unico scopo della concessione di un aiuto alla stregua di un unico intervento.

Il Tribunale, chiamato nuovamente a pronunciarsi sulla questione, ha confermato l’annullamento della decisione della Commissione, ritenendo che questa avesse errato nel valutare il rispetto del principio dell’investitore privato “avveduto” sulla base della situazione finanziaria della FT esistente al luglio 2002.

La CdG ha quindi confermato le valutazioni condotte dal Tribunale, precisando che nella precedente pronuncia questa non aveva inteso estendere il vantaggio concesso dallo Stato francese a FT (consistente nell’annuncio di dicembre 2002 e nella successiva offerta di prestito) anche alle dichiarazioni rilasciate dal governo francese a partire dal luglio 2002. Sotto tale profilo la CdG ha infatti precisato che, ai fini dell’applicazione del criterio dell’investitore privato “avveduto”, la situazione di mercato che deve essere presa in considerazione è quella esistente al momento della decisione di concedere l’aiuto, la quale, pur non presupponendo necessariamente altresì la concessione effettiva di detto aiuto, deve comunque tradursi in un “impegno fermo” da parte dello Stato, individuato nel caso in esame, nell’annuncio e nella successiva offerta di prestito intervenuti nel dicembre 2002.

“…In tali circostanze…”, ha concluso la CdG, “…anticipare al mese di luglio 2002 il momento in cui il criterio dell’investitore privato avveduto doveva essere valutato avrebbe necessariamente portato ad escludere da detta valutazione taluni elementi pertinenti intervenuti tra il mese di luglio 2002 e il mese di dicembre 2002…”. Elementi, questi che, erroneamente, la Commissione non ha preso in considerazione.