Il contratto di assicurazione è caratterizzato dal principio della massima buona fede. Come noto ed evidente, infatti, le parti devono scambiarsi con correttezza e senza reticenze tutte le informazioni rilevanti ai fini della conclusione del contratto.

In particolare, occorre che il contrente fornisca all’assicuratore una rappresentazione veritiera delle circostanze che qualificano il rischio, onde consentire a quest’ultimo di valutare se accettare o meno tale rischio e, in caso di accettazione, di stabilire correttamente il premio.

Il codice civile italiano detta una disciplina precisa e rigorosa per le ipotesi in cui un contraente abbia reso all’assicuratore dichiarazioni inesatte o reticenti26.

Ma cosa accade qualora si verifichino - successivamente alla conclusione del contratto - dei mutamenti tali da diminuire o aggravare il rischio assicurato?

Anche in questo caso, il codice civile italiano prevede un’apposita disciplina. In particolare, l’art. 189727 c.c. regola l’ipotesi di diminuzione del rischio, mentre l’art. 189828 c.c. regola l’ipotesi dell’aggravamento del rischio.

La Corte di Cassazione, con una recente pronuncia 29 , si è occupata proprio del tema dell’aggravamento del rischio, valutando la legittimità di una clausola contrattuale, la quale prevedeva che il verificarsi di determinate circostanze (specificate nel contratto) costituisse senz’altro aggravamento del rischio e che quindi, all’avverarsi di tali circostanze - a prescindere dall’obiettiva situazione di fatto che ne derivava - l’assicurato fosse tenuto al pagamento di un premio maggiore.

Per meglio apprezzare la decisione della Suprema Corte, è opportuno chiarire brevemente, in via preliminare, che cosa la giurisprudenza italiana consideri “aggravamento del rischio” rilevante ai sensi dell’art. 1898 c.c.

Ebbene, per costante giurisprudenza, l’aggravamento del rischio di cui all’art. 1898 c.c. consiste in una più intensa probabilità di verificazione dell’evento temuto rispetto al calcolo probabilistico avuto presente dalle parti al momento della stipula del contratto, tale da alterare - oltre il limite della fisiologica alea contrattuale - l’equilibrio tra il rischio assicurato ed il premio convenuto.

Per aversi aggravamento del rischio rilevante ai sensi dell’art. 1898 c.c., inoltre, occorre che la “nuova” situazione presenti i caratteri appunto della novità (vale a dire che tale nuova situazione non fosse stata prevista e non fosse prevedibile al momento della stipula del contratto) e della permanenza, intesa come stabilità della situazione sopravvenuta (risultando quindi irrilevante un mutamento episodico o transitorio).

Ciò che qui maggiormente rileva, tuttavia, è il fatto che, per la giurisprudenza, l’accertamento in merito alla rilevanza dell’aggravamento del rischio debba essere svolto sulla base di un criterio soggettivo (le scelte che avrebbe posto in essere l’assicuratore se avesse conosciuto il nuovo stato delle cose) e non oggettivo (l’incidenza dei fatti sopravvenuti rispetto alla concreta probabilità di verificazione dell’evento temuto).

Alla luce di quanto precede, la Corte di Cassazione ha ritenuto che le parti di un contratto assicurativo possano espressamente prevedere che il verificarsi di determinate circostanze costituisca senz’altro aggravamento del rischio, a prescindere quindi da qualsiasi sua incidenza concreta sulla probabilità del rischio (con ciò che ne consegue a livello contrattuale, per esempio in termini di eventuale adeguamento del premio che le parti potrebbero aver concordato per l’ipotesi di aggravamento del rischio30). Secondo la Suprema Corte, dunque, è possibile regolare contrattualmente l’aumento del premio per l’assicurato in caso di aggravamento del rischio.

In presenza di una siffatta clausola, quindi, non occorrerà provare l’incidenza delle circostanze sopravvenute (specificate nel contratto) sul rischio assicurato, bensì (più) semplicemente che tali circostanze si siano verificate.

Per concludere, non possiamo non ricordare ai nostri lettori l’importanza di comunicare immediatamente all’assicuratore tutti i mutamenti che aggravano il rischio assicurato. Data la rilevanza pratica dell’obbligo in parola, la cui violazione potrebbe determinare anche la perdita o la riduzione dell’indennizzo, il nostro suggerimento è quello - in caso dubbio circa la rilevanza o meno di un mutamento ai sensi dell’art. 1898 c.c. - di darne comunque immediata comunicazione all’assicuratore.