Dopo circa un anno dalla sanzione miliardaria inflitta a Google per abuso di posizione dominante in relazione al servizio di comparazione dei prezzi online noto come Google Shopping, la Commissione Europea, in data 18 luglio 2018, ha inflitto una nuova sanzione record a Google per la violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che vieta gli abusi di posizione dominante, questa volta con riferimento al mercato dei dispositivi mobili Android.

Google gestisce dal 2005 lo sviluppo di Android, un sistema operativo open-source per dispositivi mobili che può essere liberamente usato e sviluppato da chiunque. Sospettando una violazione delle norme antitrust dell’Unione da parte di Google, che avrebbe ostacolato l'accesso al mercato di sistemi operativi, applicazioni e servizi mobili concorrenti, in danno dei consumatori e delle società di sviluppo di servizi e prodotti innovativi, il 15 aprile 2015 la Commissione aveva deciso di avviare un’indagine formale. Successivamente, in data 20 aprile 2016 la Commissione aveva comunicato a Google la sua posizione preliminare contestando alla società di aver messo in atto una strategia per dispositivi mobili volta a preservare e rafforzare la propria posizione dominante nel settore della ricerca generica su internet.

La decisione definitiva della Commissione di luglio 2018 ha accertato che Google:

  • aveva imposto ai produttori di preinstallare l'applicazione Google Search e la sua applicazione di browsing (Chrome) come condizione per la concessione della licenza relativa al portale di vendita di applicazioni di Google (Play Store). Le indagini della Commissione hanno evidenziato che nel 2016, sui dispositivi mobili con sistema operativo Windows Mobile, le ricerche effettuate tramite Google Search (non preinstallato sul dispositivo) erano risultate inferiori del 25% rispetto alle ricerche effettuate da dispositivi Android, sui quali Google Search era preinstallato e che risultava il mezzo attraverso il quale veniva eseguito il 95% delle ricerche. Ciò costituiva un’ulteriore dimostrazione del fatto che gli utenti non scaricavano applicazioni concorrenti in quantitativi tali da controbilanciare il significativo vantaggio commerciale rappresentato dalla preinstallazione. La pratica di Google ha quindi ridotto gli incentivi dei produttori a preinstallare applicazioni di ricerca e browsing concorrenti così come gli incentivi degli utenti a scaricare tali applicazioni, riducendo a sua volta la capacità dei concorrenti di competere in modo efficace con Google;
  • aveva versato corrispettivi ad alcuni grandi produttori e operatori di reti mobili affinché preinstallassero in via esclusiva l'applicazione Google Search sui loro dispositivi. L'indagine della Commissione ha dimostrato che un motore di ricerca concorrente non sarebbe stato in grado di compensare un produttore di dispositivi o un operatore di rete mobile per la perdita degli introiti provenienti dalla ridistribuzione delle entrate di Google permettendogli di realizzare utili, poiché, anche se il motore di ricerca concorrente fosse stato preinstallato soltanto su alcuni dispositivi, questi avrebbero dovuto compensare il produttore del dispositivo o l'operatore di rete mobile per la perdita delle entrate provenienti da Google riguardanti tutti gli altri dispositivi. La Commissione ha ritenuto che tale condotta illegale si sia dispiegata nel periodo compreso tra il 2011 e il 2014. Nel 2013 (dopo che la Commissione aveva iniziato ad occuparsi della questione) Google ha iniziato a revocare gradualmente il requisito esclusivo. Questa pratica è effettivamente cessata a partire dal 2014;
  • aveva vietato ai produttori che desideravano preinstallare le applicazioni Google di vendere anche un solo dispositivo mobile intelligente funzionante con versioni alternative di Android non approvate da Google (le cosiddette "Android forks"). Tale pratica ha notevolmente ridotto la possibilità di sviluppare e vendere dispositivi che utilizzano versioni di Android non approvate da Google. La Commissione ha ad esempio reperito elementi di prova indicanti che Google aveva impedito ad un certo numero di grandi produttori di sviluppare e vendere dispositivi basati su Fire OS, la versione Android sviluppata da Amazon. Come conseguenza di tale pratica, è stata Google - e non i consumatori, gli sviluppatori di applicazioni o il mercato - a determinare concretamente quali sistemi operativi avrebbero potuto affermarsi.

Secondo la Commissione, queste pratiche abusive hanno fatto parte di una strategia più generale di Google volta a consolidare la propria posizione dominante nel settore della ricerca generica su internet. Le pratiche di Google hanno negato ai motori di ricerca concorrenti la possibilità di competere in base ai propri meriti. Inoltre, i motori concorrenti che avrebbero potuto diffondersi grazie a versioni alternative di Android non hanno potuto godere di questa opportunità visti gli ostacoli posti da Google allo sviluppo di tali versioni alternative del sistema operativo. Non avendo accesso ai dispostivi mobili, i motori di ricerca alternativi non sono neppure stati in grado di raccogliere i dati relativi alle ricerche e alla localizzazione dei dispostivi, mentre Google ha continuato ad accumulare questo tipo di informazioni che hanno contribuito a consolidare la sua posizione dominante come motore di ricerca.

Per quanto riguarda la ricerca generica su internet, Google detiene una posizione dominante in ognuno dei 31 mercati nazionali degli Stati facenti parte dello Spazio Economico Europeo (SEE). In molti di questi Stati, Google detiene quote superiori al 90%. Per quanto riguarda il sistema operativo Android, Google detiene una posizione dominante sul mercato mondiale (eccezion fatta per la Cina) dei sistemi operativi per dispositivi mobili intelligenti che possono essere concessi in licenza, con una quota di mercato superiore al 95%. Tali mercati sono caratterizzati da notevoli barriere all'ingresso1.

Va altresì evidenziato che, trattandosi di un sistema operativo che può essere concesso in licenza, Android si distingue dai sistemi operativi utilizzati esclusivamente da sviluppatori integrati verticalmente (come iOS Apple o Blackberry), che non fanno parte dello stesso mercato in quanto non possono essere concessi in licenza a produttori terzi. Nonostante ciò, la Commissione ha svolto indagini per valutare in che misura la concorrenza per gli utenti finali (a valle), in particolare tra i dispositivi Apple e Android, potesse limitare indirettamente il potere di mercato di Google per quanto riguarda la concessione di Android in licenza ai produttori di dispositivi (a monte), concludendo che questo tipo di concorrenza non limitava in misura sufficiente Google sulle sue condotte a monte2.

Infine va sottolineato che Google detiene una posizione dominante sul mercato mondiale (tranne la Cina) dei portali di vendita di applicazioni per il sistema operativo Android per dispositivi mobili. Da Play Store, il portale di vendita di applicazioni di Google, proviene oltre il 90% delle applicazioni scaricate sui dispositivi Android.

In considerazione della durata e della gravità della condotta, la Commissione ha comminato a Google un’ammenda pari a 4.342.865.000 euro. Tale somma è stata calcolata sulla base del valore delle entrate di Google provenienti dai servizi di pubblicità sui motori di ricerca realizzate su dispositivi Android nel SEE nel rispetto degli orientamenti della Commissione per il calcolo delle ammende del 20063.

A Google è stato ingiunto di interrompere le proprie pratiche illecite entro 90 giorni dalla data della decisione. Google dovrà impegnarsi a non riprendere nessuno dei tre tipi di pratiche e ad astenersi dall'adottare qualsiasi misura avente obiettivi o effetti corrispondenti o equivalenti a quelli di tali pratiche. Il mancato rispetto della decisione comporterà penalità che potrebbero arrivare fino al 5% del giro d'affari mondiale medio giornaliero di Alphabet, la società madre di Google.

Ogni persona o impresa che ritenga di essere stata lesa dal comportamento anticoncorrenziale di Google potrà intentare un’azione civile di risarcimento del danno presso l’Autorità giudiziaria di ciascuno Stato Membro usufruendo delle facilitazioni introdotte dalla Direttiva 2014/104/UE sul risarcimento del danno per violazioni del diritto della concorrenza4.

Oltre all’ammenda inflitta nel caso Google Shopping5, e quella analizzata nel presente articolo relativa al sistema operativo Android per dispositivi mobili, la Commissione sta procedendo altresì con la sua indagine relativa al caso AdSense nel quale Google è sospettata di aver posto restrizioni sulla capacità di alcuni siti web terzi di visualizzare nei motori di ricerca i messaggi pubblicitari dei concorrenti di Google. Con riferimento a quest’ultima indagine, a luglio 2016 la Commissione ha raggiunto una conclusione preliminare ai sensi della quale Google avrebbe abusato della sua posizione dominante anche in questi riguardi6.