Il 30 maggio 2018 il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico sulla proposta di direttiva che conferisce alle Autorità garanti della concorrenza (ANC) degli Stati Membri poteri di enforcement più efficaci per assicurare il corretto funzionamento del mercato interno, presentata dalla Commissione a marzo 2017. L’approvazione formale della proposta da parte del Parlamento e del Consiglio è attesa entro la fine del 2018.

La Commissione ha sottolineato come l’applicazione delle norme dell’Unione in materia di concorrenza da parte della Commissione stessa e delle ANC costituisca un elemento fondamentale per il buon funzionamento di un mercato interno aperto, competitivo e innovativo ed è cruciale per la creazione di posti di lavoro e per la crescita in settori chiave dell’economia, come l’energia, le telecomunicazioni, il digitale e i trasporti. Secondo la Commissione, le ANC si trovano generalmente nella posizione più idonea per intervenire qualora la concorrenza venga pregiudicata in modo sostanziale sul loro territorio, tuttavia le possibilità di un’azione più efficace da parte delle ANC non sarebbero ancora state pienamente sfruttate, anche a causa della mancanza degli strumenti necessari ad applicare gli articoli 101 e 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) in alcuni Stati Membri.

Come già segnalato nel nostro articolo di marzo 2017, i contatti tra la Commissione e le ANC sono già molto frequenti, grazie alla creazione, nel 2004, della rete europea della concorrenza (European Competition Network - ECN), che ha rafforzato la loro cooperazione. Le ANC sono responsabili dell’85% di tutte le decisioni di applicazione delle norme antitrust dell’Unione adottate tra il 2004 e il 2014. Per il tramite dell’ECN esse sono in grado di restare costantemente in contatto con la Commissione ed affrontare al meglio i casi rilevanti ai sensi degli articoli 101 e 102 del TFUE.

Le nuove norme proposte dalla Commissione sono il risultato di un attento processo di analisi delle problematiche dell’enforcement antitrust che aveva preso il via con la comunicazione della Commissione "Dieci anni di applicazione delle norme antitrust ai sensi del regolamento (CE) n. 1/2003: risultati e prospettive future" (COM (2014) 453). Questa comunicazione evidenziava alcune aree elettive di intervento per rendere più efficiente l’applicazione delle norme antitrust europee da parte delle ANC. L’analisi era poi proseguita mediante una consultazione pubblica tenutasi nel 2015, seguita, nel 2016, da un’audizione pubblica presso la Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo. Il documento che la Commissione ha presentato è il risultato di questo lavoro pluriennale e mira a rafforzare il mercato unico riconoscendo alle ANC maggiori poteri e strumenti adeguati e omogenei per l’applicazione delle norme antitrust.

Il testo proposto dalla Commissione prevede, in particolare, che le ANC:

− agiscano in maniera autonoma nell'applicare le norme antitrust dell'Unione e operino in modo imparziale, senza accettare istruzioni da enti pubblici o privati;

dispongano delle risorse finanziarie ed umane necessarie per svolgere il proprio lavoro;

− siano dotate di tutti i poteri necessari per raccogliere qualunque prova pertinente, ivi compreso il diritto di ispezionare telefoni cellulari, computer portatili e tablet;

− dispongano di strumenti adeguati per imporre sanzioni proporzionate e dissuasive in caso di violazioni delle norme antitrust;

− dispongano di programmi di trattamento favorevole coordinati miranti ad incoraggiare le imprese a denunciare l'esistenza dei cartelli.

Lo strumento della direttiva è stato ritenuto il più opportuno a garantire che ogni Stato Membro possa adattare le disposizioni in essa contenute alle specificità nazionali.

Una volta adottata, la direttiva andrà ad affiancare il regolamento (CE) n. 1/2003 e, conferendo alle ANC poteri più penetranti, permetterà di sfruttare appieno le potenzialità del sistema di applicazione decentrata del diritto antirust.

Salvo che il testo finale non disponga diversamente, gli Stati Membri disporranno di 2 anni per recepirne le disposizioni nei propri ordinamenti nazionali.