Con la decisione pubblicata lo scorso 22 marzo, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) si è pronunciata sulla compatibilità di alcune offerte c.d. zero rating offerte da Wind e H3G (ora WindTre) con il Regolamento UE n. 2015/2120 (Regolamento).

Il Regolamento, entrato in vigore nel maggio 2016, definisce misure “…per garantire un trattamento equo e non discriminatorio del traffico nella fornitura di servizi di accesso a Internet e tutelare i relativi diritti degli utenti finali…” (uno dei principi della net neutrality). Tra le altre, il Regolamento contiene norme volte a disciplinare e, ove necessario, vietare, alcuni sistemi di gestione del traffico utilizzati dagli internet service provider (ISP). Al fine di poter fornire alle autorità di regolamentazione nazionali, deputate a garantire il rispetto dei diritti degli utenti finali ad un’Internet aperta, principi comuni per una corretta e armonizzata applicazione del Regolamento, l’Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) nell’agosto del 2016 ha pubblicato delle linee guida (gli Orientamenti), che dovranno essere tenuti “…nella massima considerazione…” dalle autorità nazionali.

Nel caso in commento, l’AGCOM si è concentrata su due offerte c.d. zero rating, ossia quelle offerte che non computano il traffico generato da (o verso) particolari servizi o app ai fini del raggiungimento delle soglie di consumo nelle offerte che prevedono l’imposizione di una soglia massima di dati.

Il Regolamento non vieta le pratiche zero rating per se, ma stabilisce alcuni fondamentali principi che devono essere seguiti dagli ISP. Innanzitutto, ai sensi dell’art. 3, comma 2, non possono essere commercializzate offerte che limitino l’esercizio dei diritti degli utenti ad avere accesso ad un Internet aperta. Secondo gli Orientamenti, tale disposizione deve essere interpretata nel senso che le autorità di regolamentazione devono verificare in quale misura le scelte degli utenti vengono limitate dalle condizioni tecnico-commerciali di un’offerta. Tale valutazione dovrà essere effettuata caso per caso, tenendo in considerazione, ad esempio, la posizione di mercato degli ISP, se le offerte zero rating si riferiscono a contenuti offerti tramite piattaforme proprietarie, nonché i potenziali effetti negativi sulla concorrenza nel relativo mercato rilevante.

Oltre a ciò, nel fornire tali servizi, ai sensi dell’art. 3, comma 3 del Regolamento, gli ISP “…trattano tutto il traffico allo stesso modo, senza discriminazioni, restrizioni o interferenze, e a prescindere dalla fonte e dalla destinazione, dai contenuti cui si è avuto accesso o che sono stati diffusi, dalle applicazioni o dai servizi utilizzati o forniti, o dalle apparecchiature terminali utilizzate...”.  Come riconosciuto dalla stessa AGCOM, gli Orientamenti sono chiari nell’affermare, ai paragrafi 41 e 55, che “…nel caso in cui un ISP blocchi o rallenti il traffico di tutte le applicazioni (una volta raggiunto il data cap) fatta eccezione per quella zero-rated, vi sia una violazione del Regolamento…”.

Nel caso in commento, Wind e H3G offrivano due offerte zero-rating, rispettivamente Veon (app di messaggistica) e Music by 3 (applicazione per lo streaming musicale), le quali, anche al raggiungimento della soglia massima di dati inclusa nella propria offerta non subivano – a differenza del traffico c.d. general purpose – alcun blocco o rallentamento, determinando pertanto un trattamento preferenziale a favore del traffico zero-rated rispetto al restante traffico, che era quindi discriminato.

L’AGCOM non ha quindi potuto far altro che accertare la violazione dell’art. 3, comma 3 del Regolamento, diffidando WindTre dal continuare a commercializzare tali offerte.

Non resta che attendere se WindTre impugnerà al TAR tale decisione, facendo iniziare anche in Italia, come in molti altri Stati Membri, contenziosi relativi al rispetto delle norme sulla net neutrality.