Il 21 Marzo 2013, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte), nel caso Janssen Cilag S.A.S. c/.France (domanda n. 33931/2012), ha dichiarato all’unanimità l’irricevibilità del ricorso.

Il caso riguardava alcune operazioni di ricerca e sequestro autorizzate dal giudice nazionale (Tribunal de grande instance, Nanterre), effettuate dalla polizia francese presso i locali della società ricorrente, ovvero la casa farmaceutica Janssen Cilag S.A.S., parte del gruppo americano Johnson & Johnson.

Le ricerche in questione sono state effettuate con l’obiettivo di raccogliere prove dell’abuso di posizione dominante e di pratiche commerciali scorrette e anticoncorrenziali.

Sul punto, la ricorrente presentava ricorso lamentando, principalmente, la violazione dell’art. 6 par. 1 (diritto ad un processo equo) in combinato disposto con l’art. 8 (diritto alla vita privata e familiare) della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), con ciò denunciando il mancato rispetto del principio della riservatezza della corrispondenza tra avvocato e cliente.

La ricorrente sosteneva, inoltre, che il numero di avvocati autorizzati a controllare le operazioni di ricerca era stato limitato a soli tre, in violazione dell’articolo 6 par. 3, nonché, invocando gli artt. 6 par. 1 e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) CEDU, la società lamentava che lo stato francese non avesse introdotto un efficace rimedio per ottenere una revisione del modo in cui le ricerche venivano effettuate.

A tal riguardo, occorre premettere che il giudice nazionale, dopo aver annullato l’ordine per il sequestro di tre fascicoli (secondo cui né l'inventario né la relazione scritta hanno chiarito se contenessero documenti relativi all'autorizzazione rilasciata dal giudice di detenzione), aveva confermato poi il provvedimento di sequestro. A questo proposito, aveva rilevato, in particolare, che la società ricorrente non avesse sostenuto quali documenti erano stati erroneamente sequestrati. Infatti a sostegno della sua tesi, le disposizioni dell’articolo L. 450 c. 4 del Code du Commerce (su cui era stato fondato il provvedimento di sequestro) erano state applicate in modo da assicurare l’osservanza delle garanzie in modo pratico ed efficace.

A tal proposito, la Corte rileva, preliminarmente, di analizzare il caso di specie dalla prospettiva del solo art. 8 CEDU. Essa ha rilevato che, in merito alla paventata violazione del diritto alla vita privata e familiare, a differenza del caso Vinci Construction et GTM Génie Civil et Services n. 63629/10 e 60567/10, 2 aprile 2015, il giudice nazionale (Corte di Appello di Versailles), dopo aver annullato l'ordine di sequestro di tre fascicoli, aveva effettuato una revisione efficace delle accuse del ricorrente e un controllo di proporzionalità come previsto dall’art. 8 CEDU. A questo proposito, il giudice ha rilevato, in particolare, che la società ricorrente non aveva provato specificatamente che i documenti protetti da essa avuti erano stati erroneamente sequestrati; inoltre, il giudice aveva informato le autorità amministrative del suo consenso al rinvio di tali documenti. Le disposizioni dell'articolo L. 450-4 del Code du Commerce sono state pertanto applicate in modo da assicurare l'osservanza delle garanzie in modo pratico ed efficace. Infatti, la Corte ricorda che un'azione come quella predisposta dall'articolo L. 450 c.4 del Code du Commerce prevede, a seconda dei casi, la restituzione agli interessati dei documenti ultronei con tutte le garanzie del caso (Vinci Construction et GTM Génie Civil et Services p. 78).

Di conseguenza, tenuto conto del margine di apprezzamento dello Stato in questo settore, la Corte, a partire dal caso già citato Vinci Construction et GTM Génie Civil et Services, ha ritenuto che l’interferenza è stata proporzionata allo scopo perseguito (art. 8 CEDU) e che nel presente caso un equo trattamento è stato raggiunto.