Il diritto d’autore tutela la foto di un piatto di minestra dall’uso che può farne un vostro competitor? Cosa succede alle tue fotografie se le posti su Facebook o sui social? (di Angela Patalano)

Pubblicare le proprie fotografie, qualunque esse siano, è un’azione sicuramente soddisfacente. Vedere i “like” che crescono fa bene all’autostima ed è una sorta di riconoscimento popolare della propria creatività. Avere una “vetrina digitale” a disposizione significa esporre i propri lavori e presentarsi alle critiche del vasto pubblico degli utenti internet.

Ciò che spesso viene sottovalutato è il “lato oscuro” di queste piattaforme. Pubblicare le proprie opere online, che siano i propri lavori o un evento al quale abbiamo partecipato, non vuole dire spogliarsi dei diritti che derivano dal fatto di esserne l’autore.

Il “furto” di foto online si configura quando vengono pubblicate fotografie non proprie ed in assenza di autorizzazione da parte dell’autore. E’ come se il web fosse uno spazio aperto in cui tutto è di tutti. Ma non è proprio cosi.

Per quanto riguarda le fotografie, esistono, secondo la legge, due tipi fotografie che si differenziano per la durata della tutela concessa.

Le fotografie semplici, sono quelle in cui “manca la connotazione artistica”. Sono protette per 20 anni dal momento in cui vengono realizzate.

Le fotografie artistiche sono definite opere fotografiche. L’autore e i suoi eredi, detengono il “monopolio assoluto sullo sfruttamento economico dell’immagine creativa: tale regime di monopolio si estende, ai sensi dell’articolo 32 –bis della legge sul diritto d’autore, sino al termine del settantesimo anno successivo alla morte dell’autore”.

I diritti d’autore che vengono lesi dal “furto” di una fotografia sono:

  • i Diritti Morali, posti a difesa della personalità dell’autore, “il diritto alla paternità dell’opera (cioè il diritto di rivendicare la propria qualità di autore dell’opera); il diritto all’integrità dell’opera (cioè il diritto di opporsi a qualsiasi deformazione o modifica dell’opera che possa danneggiare la reputazione dell’autore); il diritto di pubblicazione (cioè il diritto di decidere se pubblicare o meno l’opera).”
  • i Diritti Patrimoniali, diritto di riproduzione (effettuare copie dell’opera con qualsiasi mezzo); diritto di esecuzione (di presentare l’opera al pubblico); diritto di diffusione (diffondere l’opera con gli opportuni mezzi); diritto di distribuzione (mettere in commercio l’opera); diritto di elaborazione (apportare modifiche all’opera originale, di trasformarla, adattarla ecc.).

Sui Social Network le fotografie vivono ogni giorno la stessa sorte: download, copia, screenshot, condivisione. Ovviamente non tutte queste azioni denotano un atteggiamento lesivo. Se ci si limita alla Condivisione, al Retweet o al Regram, a seconda del social utilizzato, citando la fonte originaria, non si commette alcun illecito.

Diversamente, l’azione di Download o Screenshot e Ri-pubblicazione della foto sulla propria pagina facebook, non citando la fonte o ancor più, utilizzandola per finalità commerciali, viola il diritto d’autore.

Ma che succede se sei un ristoratore e qualcuno si appropria della fotografia di un tuo piatto? Se poi chi usa la tua foto è un competitor? Come fare per tutelarsi?

Mi è capitato, di recente, il caso di due ristoratori con attività identiche e fisicamente locati a poche centinaia di metri l’uno dall’altro (vedi immagine).

Il primo postava su internet i piatti del giorno, ben decorati e ne descriveva le caratteristiche cercando di invogliare l’utente a pranzare nel suo locale.

L’altro ristoratore (che chiameremo il “competitor”), prendeva le stesse foto e le ripostava sulla sua bacheca facebook, mettendoci il suo marchio, conscio del fatto di stare copiando un contenuto altrui, ma anche sicuro che, essendo la foto di un piatto di minestra, seppure creativamente decorata, nessuno avrebbe notato il “furto”.

La vicenda non si è conclusa in nessuna azione legale ma ha solo ispirato questo post sulla tutela delle opere fotografiche.

La fotografia di un piatto rientra nella tutela concessa per le fotografie semplici.

L’utilizzo da parte del competitor della fotografia di un piatto di minestra, dotata di una valenza individualizzante, postata per pubblicizzare la propria attività, viola non solo i diritti morali e patrimoniali dell’autore della fotografia, ma anche integra “atti di Concorrenza Sleale confusori”, denotando un’appropriazione indebita per scopi commerciali e sviando (potenzialmente) i clienti.

Prevenire è meglio che curare, ma a “mali estremi” come mi difendo?

Nel caso di specie, se fosse iniziata una causa e avessi dovuto dare un parere sulla possibile vittoria di uno dei due ristoratori, avrei concluso dicendo che il primo ristoratore avrebbe dovuto dimostrare, non senza sforzo, che la sua fotografia, quella della sua minestra, aveva un carattere individualizzante la sua attività gastronomica e di conseguenza avrebbe potuto concludere dimostrando di essere vittima di atti confusori con conseguente sviamento della clientela.

Tale prova è difficile da dare e forse lo avrebbe visto perdente in un’ipotetica vertenza.

Per quanto riguarda i diritti d’autore, in giudizio, il titolare della foto di una minestra (quindi una foto semplice), potrà rivendicarne i relativi diritti morali o esclusivamente la paternità?

A seguito di una recentissima Sentenza del 7 novembre 2016, n 12188 del Tribunale di Milano, per le foto prive del carattere creativo, ossia semplici, la paternità dell’opera “verrebbe violata ESCLUSIVAMENTE nel caso di disconoscimento della paternità e NON anche nel caso di OMESSA MENZIONE del nome dell’autore”.

Il ristoratore defraudato della sua foto, quindi, non potrà rivendicarne alcuna paternità per il solo fatto di non essere stato “taggato” dal competitor nella fotografia.

La titolarità potrà essere tutelata ESCLUSIVAMENTE quando, “l’autore” della foto abbia apposto dei Watermark (ossia il nome o logo della società seguita dal simbolo ©), oppure, abbia aggiunto alla foto un elemento corredato dal logo della società che ne attesti la titolarità e nonostante ciò, sia stata disconosciuta la paternità. Ad esempio, eliminando il Watermark. In quest’ultimo caso si configurerà un reato perseguibile penalmente per appropriazione indebita di materiale, ex art 646 C. P.

In conclusione, se avete timore che la vostra foto possa essere usata da un competitor o da chiunque altro, fareste meglio a tutelarvi inserendo nella foto un segno riconoscibile che ne determini con certezza l’appartenenza a voi. Per esempio, insieme alla minestra, potreste fotografare il vostro logo sul tovagliolo oppure la vostra faccia che compare specchiata sul cucchiaio!