Questa recente sentenza emessa nel mese di maggio ([2014] EWCH 1547) ha ad oggetto una nave da crociera di piccole dimensioni, la NEW FLAMENCO, noleggiata a tempo su un formulario NYPE datato 13 febbraio 2004.

I Fatti

Nell’agosto del 2005, le parti conclusero un accordo per estendere il periodo di noleggio per due anni, fino al 28 ottobre 2007, con un’opzione per un terzo anno che non venne mai esercitata. In data 8 luglio 2007, le parti raggiunsero un accordo verbale per estendere il contratto per altri due anni, fino al 2 novembre 2009.

Successivamente, i noleggiatori rinunciarono all’estensione del contratto di noleggio, sostenendo di avere ancora il diritto di riconsegnare la nave il 28 ottobre 2007. Gli armatori ritennero che tale condotta costituisse un“anticipatory repudiatory breach” da parte dei noleggiatori, così da legittimare la risoluzione del contratto e, in data 17 agosto 2007, accettarono l’inadempimento come risoluzione contrattuale.

La nave venne riconsegnata il 28 ottobre 2007. Poco prima di questa data, gli armatori sottoscrissero un MOA per la vendita della nave per US$ 23,765,000.

Successivamente alla riconsegna, gli armatori diedero inizio ad un arbitrato a Londra ad arbitro unico, in cui reclamarono i danni per il lucro cessante.

All’udienza, era risultata una differenza importante nel valore della nave tra il 2007 e 2009, e di fatto l’arbitro riportò che il valore nel 2009 fosse stato di US$7,000,000.

I noleggiatori argomentarono che gli armatori avrebbero dovuto riconoscere la differenza tra il prezzo di vendita ed il valore di vendita del 2009. A parere degli armatori, la differenza di valore era legalmente irrilevante, stante che il beneficio che conferiva loro era a livello di valore capitale, mentre la loro perdita era relativa ad una fonte di reddito e, per avere rilevanza, il beneficio ricevuto avrebbe dovuto essere dello stesso tipo della perdita.

L’arbitro rigettò le tesi degli armatori. Applicando il principio per cui i danni devono compensare le perdite realmente subite (il cosidetto “compensatory principle”), rinvenne che l’inadempimento dei noleggiatori avesse causato la vendita della nave e che la vendita medesima avesse costituto un passo ragionevole per ridurre il danno subito. Ordinò agli armatori di riconoscere il valore capitale del 2007 dal momento che si trattava di una cifra maggiore rispetto al valore della nave alla data contrattualmente prevista per la riconsegna nel 2009.

Alla Corte venne chiesto di definire il corretto approccio per determinare quando la parte responsabile dei danni potesse essere legittimata ad ottenere credito per un beneficio ricevuto dalla parte innocente a seguito dell’inadempimento contrattuale.

La Decisione

La Corte accettò le tesi degli armatori, accogliendo il loro appello e fornendo, nella sua sentenza, un elenco molto utile dei principi rilevanti in materia, come di seguito:

  1. perché un beneficio sia tale da ridurre la perdita recuperabile dalla parte innocente, esso deve essere stato causato dall’inadempimento;
  2. se un beneficio è stato causato da un inadempimento, è una questione di fatto e grado;
  3. nel valutare se esista o meno il nesso di causalità necessario, vanno considerate tutte le circostanze, incluso (a) la natura e gli effetti dell’inadempimento e della perdita (b) il modo in cui essi si sono verificati e (c) eventuali fattori pre-esistenti, intervenuti o collaterali;
  4. non sarà sufficiente che l’inadempimento abbia semplicemente spinto la parte innocente ad ottenere il beneficio;
  5. l’indagine fattuale e legale e la conclusione raggiunta dovrebbero essere le medesime ove la questione venga considerata come una riduzione del danno o della misura del danno (ossia un’analisi dimitigation);
  6. un atto ragionevole della parte innocente che comporta una riduzione del danno non è necessariamente da considerarsi un passo causato dall’inadempimento;
  7. i benefici derivanti da un atto di mitigazione devono essere presi in considerazione solo se causati dall’inadempimento;
  8. un beneficio derivante da un atto che la parte innocente sia stata in grado di porre in essere, a prescindere dall’inadempimento, sarà probabilmente non sufficientemente causato dall’inadempimento medesimo;
  9. per essere preso in considerazione, il beneficio non deve essere necessariamente dello stesso tipo della perdita reclamata o mitigata;
  10. sebbene il nesso di causalità tra inadempimento e beneficio sia generalmente un requisito necessario, non sempre è sufficiente – principi di giustizia, equità ed ordine pubblico potrebbero precludere la riduzione della responsabilità della parte inadempiente, pure quando il nesso di causalità sia stato soddisfatto;
  11. i benefici non verranno presi in considerazione, pure se causati dall’inadempimento, laddove siano frutto di qualcosa che la parte innocente abbia posto in essere per suo personale beneficio.

Commento

La decisione sembra corretta. Nell’applicazione dei principi elencati dalla Corte, l’arbitro aveva errato in diritto. Il beneficio degli armatori non era stato causato dall’inadempimento dei noleggiatori. La riduzione del valore della nave nel 2009 era attribuibile, non all’inadempimento dei noleggiatori, ma alle condizioni economiche di quel momento. Quest’ultimi hanno meramente innescato un’opportunità per gli armatori di realizzare il valore capitale della nave. Gli armatori non erano stati obbligati a vendere la nave; la loro decisione di procedere alla vendita prendeva in considerazione un rischio commerciale che loro stessi si stavano assumendo.

La spiegazione fornita dall’arbitro, secondo la quale la vendita avrebbe costituito un passo ragionevole per mitigare il danno, non era stata sufficiente a livello giuridico per stabilire il nesso di causalità tra inadempimento e beneficio. L’approccio in base alla misura del danno, invece del criterio di causalità, portava alle stesse conclusioni: il danno subito dagli armatori stava nella perdita dei diritti contrattuali e nella fonte di reddito che il contratto avrebbe dovuto generare, ed un cambiamento nel valore capitale della nave conseguente ad un abbassamento del mercato non era correlato a tali diritti contrattuali. Lo stesso risultato sarebbe stato raggiunto applicando principi di ordine pubblico, che l’arbitro non aveva preso in considerazione.

La sentenza dimostra che, pur essendo un principio molto importante nel diritto inglese, sussistono dei limiti all’applicabilità del “compensatory principle”. In linea generale, lo scopo di tale principio è di calcolare i danni pagabili alla parte innocente ad un livello che la metta nelle stesse condizioni economiche in cui si sarebbe trovata qualora il contratto fosse stato adempiuto.

Tuttavia, non si tratta di un paragone automatico che tiene conto di tutte le differenze economiche, alcune delle quali non saranno state causate dall’inadempienza relativa. Nella fattispecie, sarebbe stato ingiusto dare ai noleggiatori il beneficio ottenuto dagli armatori dalla loro decisione di vendere la nave quando non obbligati a venderla e, a livello di ordine pubblico, non sarebbe stato auspicabile lasciare alle parti inadempienti la possibilità di ridurre in questo modo la loro esposizione. Allo stesso tempo, qualora la vendita della nave avesse aumentato la perdita degli armatori a seguito di un successivo innalzamento del mercato (e non un calo), non sarebbe stato facile per gli armatori reclamare quell’ulteriore perdita dai noleggiatori.