In data 4 giugno 2021, l'Unione Europea ha presentato due proposte per persuadere gli Stati membri dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization, WTO) ad impegnarsi in un piano d'azione multilaterale per espandere la produzione di vaccini contro il coronavirus garantendovi un accesso universale ed equo.

La prima proposta[1] individua i punti principali dell’iniziativa.

In primo luogo, l'Unione chiede agli Stati membri di garantire che qualsiasi restrizione all'esportazione di prodotti sanitari sia mirata, trasparente, proporzionata, temporanea e coerente con gli obblighi previsti dal sistema della WTO. Più particolarmente, i Paesi che producono vaccini dovrebbero evitare interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali, anche laddove siano state eventualmente imposte restrizioni all'esportazione, e garantire che una quota equa della loro produzione nazionale sia destinata all'esportazione. Nessuna restrizione, inoltre, dovrebbe essere applicata non solo alle forniture che rientrano nell’ambito del progetto COVAX[2], e bensì anche al commercio degli input necessari per la produzione dei vaccini contro il coronavirus.

In secondo luogo, l'Unione incoraggia gli Stati membri della WTO ad espandere la produzione di vaccini e garantirne la fornitura a prezzi accessibili ai Paesi a basso e medio reddito attraverso misure quali, tra le altre, gli accordi di licenza, la condivisione del know-how, la graduazione dei prezzi differenziati, la produzione per conto di terzi nonché nuovi investimenti in impianti di produzione. L'Unione, inoltre, riconosce la necessità di ulteriori e significativi investimenti al fine di rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari dei Paesi che non dispongono di una propria capacità produttiva e dipendono eccessivamente dalle importazioni, di modo da sviluppare una serie di poli regionali ovunque nel mondo ve ne sia la necessità.

In terzo luogo, l'Unione afferma, da un lato, che le licenze volontarie nell'ambito dell'Accordo TRIPS (Agreement on Trade-related Aspects of Intellectual Property Rights) del 1994 rappresentino lo strumento più efficace per agevolare una maggiore produzione di vaccini, auspicando, dall'altro lato, una semplificazione dei meccanismi di concessione delle licenze obbligatorie[3].

La questione è trattata più nel dettaglio nella seconda proposta[4], rivolta al Consiglio del TRIPS[5], in cui l'Unione ricorda come diversi Paesi abbiano individuato numerosi limiti legati all'utilizzo delle licenze obbligatorie.

Più particolarmente, temendo le implicazioni dei requisiti di cui all’articolo 31bis[6] dell’Accordo TRIPS per i Paesi con capacità di produzione insufficiente, nonché i complessi processi che trovano applicazione all'importazione e all'esportazione dei prodotti farmaceutici, in data 2 ottobre 2020 l'India e il Sudafrica avevano richiesto al Consiglio di sospendere l’applicazione delle sezioni dell'Accordo TRIPS relative al diritto d’autore e diritti connessi (Sezione 1)[7], ai disegni industriali (Sezione 4)[8], ai brevetti (Sezione 5)[9] e alla protezione delle informazioni riservate (Sezione 7)[10] fino a quando la vaccinazione non fosse stata diffusa a livello globale e la maggior parte delle popolazioni fosse divenuta immune al virus[11]. Nonostante la proposta non fosse poi passata per l’opposizione di diversi Paesi tra cui gli Stati Uniti, di recente proprio la nuova Amministrazione Biden e la stessa Commissione hanno dimostrato una maggiore apertura verso formule di alleggerimento della protezione brevettuale per i vaccini contro il coronavirus[12].

Di conseguenza, l'Unione incoraggia gli Stati membri della WTO i) a chiarire che la pandemia può essere qualificata come "emergenza nazionale" ai sensi dell'articolo 31 dell’Accordo TRIPS[13], di modo tale da consentire una deroga all'obbligo di dimostrare nel singolo caso che le iniziative volte ad ottenere l'autorizzazione del titolare del brevetto non hanno avuto esito positivo entro un ragionevole periodo di tempo, ii) a fissare, durante una pandemia, la remunerazione del titolare del brevetto ad un livello tale da riflettere il prezzo del vaccino che verrebbe stabilito tramite una licenza obbligatoria, ciò che agevolerebbe la produzione e la fornitura di vaccini e terapie a prezzi accessibili ai Paesi a basso e medio reddito, e iii) a consentire al Paese esportatore di fornire in un'unica notifica un elenco di tutti i Paesi ai quali i vaccini devono essere forniti direttamente o nell’ambito del progetto COVAX.

La proposta dell’Unione potrebbe segnare una svolta nella lotta al coronavirus a livello globale ribadendo, da un lato, il ruolo centrale della WTO quale regolatore globale del commercio, ed intensificando, dall’altro lato, gli sforzi a favore dei Paesi in via di sviluppo o con capacità di produzione insufficiente. Un incremento della produzione dei vaccini, ed una maggiore flessibilità nella concessione di licenze obbligatorie dei brevetti farmaceutici destinate sia alla produzione che all’esportazione contribuirebbero, infatti, alla lotta contro la pandemia, senza però sovvertire il quadro di riferimento internazionale della proprietà intellettuale, che rimane centrale per garantire ricerca, sviluppo e progresso.