Con ordinanza n. 4023 del 30 luglio 2013 il Consiglio di Stato ha rimesso all’Adunanza Plenaria la vexata questio del rapporto tra ricorso principale e ricorso incidentale ad effetto c.d. interdittivo. L’ordinanza in questione segue la recentissima pronuncia della Corte di Giustizia U.E. – sentenza 4 luglio 2013 (causa C 100/12). Per il Giudice UE in caso di reciproche contestazioni tra operatori partecipanti alla medesima gara ad evidenza pubblica, deve essere garantito a ciascuno, in egual modo, il diritto di censurare eventuali illegittimità della procedura di gara.

Per tale ragione il Giudice europeo ha chiarito che è contraria ai principi comunitari la prassi giurisprudenziale italiana (A.P. 4/11) secondo cui, quando viene accertato in giudizio l’illegittima partecipazione alla gara del ricorrente principale, allora non meritano il vaglio del Giudice neanche le censure che questi aveva proposto per scardinare la posizione dell’aggiudicatario. La Corte UE ha sottolineato che in questo modo vi sarebbe un indebito vantaggio processuale a favore dell’aggiudicatario e, quindi, contrario all’art. 1 paragrafo 3 della direttiva 665/89.

Il Consiglio di Stato, dunque, con la citata ordinanza, prendendo atto della decisione della Corte di Giustizia UE ha chiarito che: «va rimessa all’esame dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato la questione che attiene al rapporto tra ricorso principale e ricorso incidentale,(…) alla luce di quanto stabilito dalla Corte di Giustizia ».