Il settore dei prodotti e dei servizi connessi all'Internet delle cose (Internet of Things, IoT)1 ha assunto per i consumatori una rilevanza sempre maggiore, che nel prossimo futuro potrebbe incrementarsi ulteriormente. Secondo International Data Corporation (IDC)2 , infatti, i circa 108 milioni di dispositivi domestici intelligenti presenti nell’Unione alla fine del 2019 potrebbero aumentare del 70% (raggiungendo i 184 milioni) già nel 2023 3 . È in questo contesto, che in data 16 luglio 2020 la Commissione Europea ha avviato un'indagine sulla concorrenza nel settore dell'IoT per i prodotti e i servizi destinati ai consumatori nell'Unione 4 , al fine di raccogliere informazioni utili a comprendere meglio la natura, la diffusione e l’incidenza degli eventuali ostacoli alla concorrenza oltre che per la loro valutazione alla luce della normativa antitrust. 

Questo tipo di indagine viene svolto in specifici settori rilevanti dell'economia e nell’ambito di particolari contesti, quando la Commissione ritiene che la struttura della concorrenza nel mercato interno possa essere falsata 5 . Nello specifico, l’indagine sull’IoT, che si inserisce nella c.d. “strategia digitale europea”6 aggiungendosi a quelle relative all'intelligenza artificiale, all’economia dei dati e alle piattaforme digitali, fa seguito ad altre indagini antitrust condotte negli ultimi anni in grandi settori quali i servizi finanziari 7 , l'energia 8 , i prodotti farmaceutici 9 e il commercio elettronico 10

Più particolarmente, alcuni prodotti e servizi destinati ai consumatori raccolgono una quantità significativa di dati degli utenti, inclusi quelli personali. Il flusso costante di questi dati influenza le modalità in cui le imprese interagiscono con i consumatori, in quanto sono in grado di osservare le loro abitudini, le loro tendenze e persino il loro stato di salute, con la possibilità di prevedere con sempre maggior accuratezza i loro comportamenti di acquisto. Ciò potrebbe dare luogo a pratiche di restrizione dell’accesso ai dati e dell’interoperabilità, a forme di “self-preferencing” 11 ed a prassi legate all’uso della proprietà intellettuale e norme proprietarie, che potrebbero alterare strutturalmente la concorrenza. Essendo caratterizzati da forti effetti di rete e da economie di scala, infatti, gli ecosistemi IoT potrebbero dar vita a scenari in cui un piccolo numero di imprese guadagnerebbe un ruolo di gatekeeper di fatto, in tal modo dominando i relativi mercati e rendendo particolarmente difficoltoso l’ingresso di nuovi operatori e competitor

L’indagine di settore, pertanto, riguarderà i prodotti e servizi destinati ai consumatori che sono connessi ad una rete e che possono essere monitorati a distanza, quali i dispositivi indossabili intelligenti (smartwatch e altri dispositivi per il monitoraggio della forma fisica) e quelli di largo consumo utilizzati nella domotica come, tra gli altri, frigoriferi, lavatrici, smart TV, e sistemi di illuminazione di ultima generazione. Inoltre, verranno raccolte anche informazioni sui servizi disponibili attraverso dispositivi intelligenti di comunicazione dei contenuti, come lo streaming di musica e video, e sugli assistenti vocali utilizzati per accedervi.

La decisione della Commissione di avviare un’indagine nell’ambito dell’IoT è in linea con le attività svolte delle autorità nazionali in tale settore. 

Nell’aprile 2019, infatti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) aveva avviato un procedimento istruttorio12 nei confronti di cinque società del gruppo Amazon13 per accertare un presunto abuso di posizione dominante in questo settore in violazione dell’art. 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Più particolarmente, secondo l’AGCM le condotte poste in essere da Amazon nell’ambito della fornitura ai venditori terzi (c.d. seller) dei servizi di intermediazione per la compravendita di beni e servizi sulla piattaforma di ecommerce (c.d. marketplace) Amazon.com e dei connessi servizi di logistica comportavano una discriminazione tra i venditori operanti tramite la sua piattaforma, basata sull’adesione o meno da parte di questi ultimi alle modalità operative indicate da Amazon, (una pratica rientrante nel concetto di “self-preferencing”). Nel luglio 2020, inoltre, il Bundeskartellamt (l’ANC tedesca) aveva rilevato14 profili di violazione della privacy ai sensi del Regolamento 2016/679 sulla protezione dei dati (General Data Protection Regulation, GDPR)15 e della tutela dei consumatori ascrivibili alle smart TV. Nello specifico, tramite un approccio c.d. “one size fits all” i produttori cercano di fare sì che le loro policies di protezione dei dati coprano tutti i servizi e dispositivi attuali e futuri, anche se non utilizzati dal consumatore. E quandanche vi siano differenze legate all’utilizzo concreto dei dispositivi, le policies sono formulate in modo generalizzato, poco chiaro e spesso incoerente, ciò che rende particolarmente difficile per il consumatore comprendere i propri diritti e perfino contattare il produttore. 

La Commissione invierà ora richieste di informazioni a circa 400 imprese che operano nel campo dei prodotti e servizi IoT destinati ai consumatori in Europa, Asia e America. Qualora dai risultati dovessero emergere criticità di concorrenza, la Commissione potrebbe avviare indagini specifiche su determinati oggetti e ambiti per prevenire le pratiche restrittive e gli abusi di posizione dominante. Una relazione preliminare sulle risposte alla consultazione dovrebbe essere pubblicata nella primavera del 2021, mentre per la relazione finale bisognerà attendere l'estate del 2022.