TONY BLAIR, EX PREMIER BRITANNICO CHE GIÀ NEGLI SCORSI MESI AVEVA MANIFESTATO LA SUA INTENZIONE DI “SCENDERE DI NUOVO IN CAMPO” PER “SALVARE IL PAESE” DALLA BREXIT, IN UN DISCORSO TENUTOSI IL 17 FEBBRAIO SCORSO DAVANTI A OPEN BRITAIN, ASSOCIAZIONE DI SCHIERAMENTO PRO-EUROPEO, HA ESORTATO IL POPOLO BRITANNICO AD “UN’INSURREZIONE IN DIFESA DI CIÒ IN CUI CREDETE”.

Blair è l’unico laburista di primo piano a battersi, non per una “soft Brexit”, ma per un secondo referendum che capovolga il risultato del primo. La reazione della stampa pro-Brexit, dal Daily Mail al Telegraph, è stata immediata, il comportamento di Blair è stato definito “arrogante e antidemocratico”.

“La gente del Regno Unito ha votato per la Brexit senza avere la piena consapevolezza di che cosa volesse dire” – ha affermato Blair“Ora che il senso della Brexit diventa chiaro, è loro diritto cambiare opinione. E la nostra missione è persuaderli a farlo”.

Secondo Blair, la sfida è “fare emergere i veri costi della Brexit, far capire come questa decisione sia stata raggiunta sulla base di una conoscenza imperfetta e calcolare in modi facili da comprendere i danni che la Brexit causerà alla Gran Bretagna e ai suoi cittadini”.

L’ex Premier ha concluso il suo discorso affermando che “questo non è il momento della ritirata, dell’indifferenza o della disperazione, bensì il momento di insorgere in difesa degli ideali in cui crediamo”.

Una posizione, quindi, del tutto opposta rispetto a quella di Jeremy Corbin, attuale leader dei Labours, il quale, d’altronde, non ha mai nascosto le sue riserve verso l’Unione Europea (si veda il seguente LINK).