Con il Provvedimento del 23 dicembre 2016, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 gennaio 2017 (il “Provvedimento Banca d’Italia”)1, la Banca d’Italia ha definitivamente sdoganato il direct lending in Italia da parte dei fondi alternativi di investimento stabiliti in uno stato membro dell’Unione Europea (“FIA UE”) chiarendo presupposti, condizioni e obblighi cui dovranno attenersi nell’operare nel mercato italiano.

1. Background normativo

La prima apertura del legislatore italiano al direct lending dei fondi comuni di investimento risale all’adozione del “Decreto Competitività”2, che, seppur tra incertezze interpretative e applicative, estendeva agli organismi di investimento collettivo del risparmio (“OICR”) la possibilità di concedere finanziamenti3.

Con il Decreto Legge 14 febbraio 2016, n.18, è stata invece espressamente disciplinata l’erogazione diretta di crediti in Italia in favore di soggetti diversi dai consumatori da parte dei FIA italiani (articolo 46-bis TUF) e UE (articolo 46-ter TUF)4.

Tuttavia, con specifico riferimento al direct lending dei FIA UE, l’articolo 46-ter TUF rimetteva alla Banca d’Italia l’adozione delle disposizioni attuative della norma. Tale “vuoto normativo” ha dunque sin ad oggi determinato una “disparità di trattamento” tra FIA italiani e UE, questi ultimi di fatto limitati nella loro operatività dall’assenza di una disposizione normativa che disciplinasse in maniera puntuale la loro attività nel mercato italiano.

Il Provvedimento della Banca d’Italia interviene quindi a colmare tale vuoto normativo e a ristabilire una posizione paritaria nel mercato italiano del direct lending per i FIA italiani e UE, fissando condizioni e regole dell’attività di questi ultimi.

2. Direct Lending da parte di FIA UE

I FIA UE possono investire in crediti a favore di soggetti diversi dai consumatori in Italia nel rispetto delle seguenti condizioni5:

  • il FIA UE sia autorizzato dall’autorità competente dello stato membro d’origine a investire in crediti, inclusi quelli erogati a valere sul proprio patrimonio, nel paese di origine;
  • il FIA UE abbia forma chiusa e lo schema di funzionamento dello stesso, in particolare per quanto riguarda le modalità di partecipazione, sia analogo a quello dei FIA italiani che investono in crediti;
  • le norme del pese di origine del FIA UE in materia di contenimento e frazionamento del rischio, inclusi i limiti di leva finanziaria, siano equivalenti6 alle norme stabilite per i FIA italiani che investono in crediti.

I gestori di FIA UE che intendano svolgere attività di direct lending in Italia devono inviare una comunicazione preventiva alla Banca d’Italia almeno 60 giorni prima dell’inizio dell’attività.

Tale comunicazione, oltre a contenere le principali informazioni relative al FIA, o al comparto che intende operare in Italia, e al suo gestore7, dovrà essere corredata della documentazione volta, inter alia, a documentare il possesso dei requisiti di cui al precedente paragrafo 2.1 e illustrare lo schema di funzionamento del FIA8.

La Banca d’Italia, verificata la documentazione ricevuta9, ne comunica la completezza al richiedente attraverso una “comunicazione di ricezione”. Entro i 60 giorni successivi alla comunicazione di ricezione, la Banca d’Italia può vietare al fondo di svolgere attività di direct lending in Italia10. Decorso tale termine in assenza di un espresso divieto della Banca d’Italia, il fondo potrà iniziare la propria attività in Italia.

I FIA UE che svolgano attività di direct lending in Italia sono soggetti alla vigilanza infomativa della Banca d’Italia. Tra gli obblighi informativi posti in capo ai gestori dei fondi dal Provvedimento della Banca d’Italia vi sono l’obbligo di inviare alla Banca d’Italia il rendiconto del fondo entro 10 giorni dalla sua approvazione e l’obbligo di comunicare tempestivamente alla Banca d’Italia ogni modifica delle informazioni fornite durante l’iniziale procedura di comunicazione11.

Giova, inoltre, ricordare che l’articolo 46-quater del TUF dispone che l’attività di direct lending esercitata da FIA italiani e UE, è soggetta alle norme (e alle relative sanzioni) del TUB in materia di trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti con i clienti. L’articolo 46-quater del TUF individua nel gestore del FIA il soggetto responsabile di garantire l’osservanza delle disposizioni richiamate.

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