Il 24 maggio 2019, la Premier britannica Theresa May ha annunciato le sue dimissioni, dichiarando che lascerà la guida del Partito conservatore il 7 giugno ed esprimendo rammarico per non aver potuto attuare la Brexit. L’annuncio è avvenuto a seguito dell’incontro con Sir Graham Brady, presidente del 1922 Committee of Conservative backbenchers (Comitato dei Conservatori senza incarico).

Tra il 21 e il 22 maggio la Premier britannica aveva proposto delle modifiche all’Accordo di recesso per convincere il Parlamento ad approvarlo, offrendo, tra l’altro, la possibilità di votare su un secondo referendum. La nuova votazione sul testo dell’Accordo modificato era prevista per inizio giugno 2019.

Le dieci modifiche avrebbero concesso maggiori poteri al Parlamento, sottoponendo alla sua approvazione gli obiettivi negoziali e gli accordi che regoleranno i rapporti futuri con l’Unione. Il Parlamento avrebbe avuto altresì il potere di votare ed esprimersi su una possibile unione doganale con l’Unione dopo la Brexit. Al fine di mantenere stretti rapporti commerciali con l’Unione, le modifiche prevedevano inoltre di rispettare e mantenere le norme europee sui prodotti agricoli e alimentari evitando blocchi alle frontiere. In aggiunta, in risposta alle preoccupazioni del Partito laburista in tema di diritti dei lavoratori, l’Accordo modificato prevedeva l’emanazione di un nuovo Workers’ Rights Bill che avrebbe garantito tutele equivalenti, se non migliori, di quelle garantite dalla normativa dell’Unione.

Con riguardo alla questione della clausola di backstop, il Governo britannico si impegnava a trovare accordi alternativi entro il dicembre 2020 al fine di evitare di dover ricorrere a tale soluzione. Anche qualora la soluzione di backstop avesse dovuto venire adottata, il Governo si impegnava a restare allineato all’Irlanda del Nord.

Le ultime modifiche miravano ad ottenere consensi dal Partito laburista, ma hanno dato invece vita a forte opposizione all’interno dello stesso Partito conservatore, costringendo Theresa May a dimettersi. La Premier britannica rimarrà in carica per ulteriori sei settimane dopo il 7 giugno, in modo che ci sia il tempo per scegliere il suo successore. L’ex Ministro degli Esteri Boris Johnson è tra i favoriti per sostituirla. Qualora il nuovo Primo Ministro sia un forte sostenitore della Brexit, vi potrebbe essere la possibilità che il Regno Unito lasci l’Unione prima del 31 ottobre 2019, oppure senza un accordo.

L’annuncio delle dimissioni della Premier britannica è avvenuto il giorno successivo alle elezioni nel Regno Unito dei membri del nuovo Parlamento Europeo, i cui risultati verranno annunciati a partire dal 26 maggio. Il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha ribadito che il futuro Primo Ministro non sarà in grado di riaprire i negoziati sull’Accordo di uscita concordato da Theresa May: “… Our position on the Withdrawal Agreement has been set out by my colleague yesterday. There is no change to that. (…) … We have set out our position on the Withdrawal Agreement and on the Political Declaration. The European Commission and the Article 50 format has set out its position and we remain available for anyone who will be the new prime minister…”.