Il 28 aprile 2017, la Suprema Corte ha emesso una nuova sentenza riguardante la “meritevolezza” delle clausole claims-made incluse nelle polizze dalla responsabilità civile professionale.

Nel 2016 la Corte ha riconosciuto la legittimità delle polizze claims-made, purché le previsioni in esse contenute non limitino irragionevolmente i diritti dell’assicurato.

Nel caso in esame, la polizza prevedeva copertura per i soli sinistri per i quali il fatto dannoso si fosse verificato entro il periodo di validità della polizza, così come la prima richiesta risarcitoria. Tale clausola è stata dichiarate “immeritevole” dalla Suprema Corte e, dunque, non ammissibile nel mercato assicurativo Italiano.

Le motivazioni alla base della decisione della Suprema Corte sono le seguenti:

  • La clausola provocherebbe un vantaggio ingiustificato per l’assicuratore. Infatti, essa permetterebbe di mascherare una riduzione del periodo di validità della polizza. Verosimilmente, tutti i danni causati dall’assicurato in prossimità della scadenza non sarebbero coperti perché sarebbe altamente improbabile che il danneggiato proceda immediatamente a presentare la sua richiesta risarcitoria e dunque, una delle due condizioni necessarie per l’attivazione della copertura non si verificherebbe.
  • L’assicurato sarebbe in una posizione di indeterminata soggezione rispetto all’assicuratore. Prima di tutto, l’immeritevolezza risiederebbe nel fatto che, nel caso in cui tale pattuizione fosse ammissibile, l’assicurato avrebbe un interesse nella presentazione della richiesta di risarcimento del danno: questa anomalia sarebbe in aperto contrasto con il principio cardine del diritto delle assicurazioni, in base al quale il rischio assicurato debba consistere in un evento incerto, futuro e non voluto. In secondo luogo, l’assicurato – sapendo di aver provocato un danno – sarebbe alternativamente nella posizione di: 

i. rimanere in silenzio ed attendere la richiesta risarcitoria del terzo. Questo comportamento gli costerebbe il diritto a percepire un indennizzo (nel caso in cui la richiesta avvenga dopo la scadenza della polizza), o 

ii. sollecitare il danneggiato a chiedere immediatamente il risarcimento – ciò porterebbe in ogni caso alla perdita dell’indennizzo per violazione dell’obbligo di salvataggio contenuto nell’art. 1915 c.c..

  • Infine, la clausola claims-made – come sopra descritta – potrebbe spingere l’assicurato alla violazione del principio di solidarietà previsto dalla Costituzione Italiana. Se l’assicurato decidesse di agire in buona fede, come richiesto dal principio di cui sopra, e dunque provvedesse al pagamento del risarcimento, il danneggiato non presenterebbe mai una richiesta formale in tal senso. Ciò risulterebbe in una mancanza di copertura poiché verrebbe a mancare la richiesta stessa, condizione necessaria per il pagamento dell’indennizzo.

Sembra che dopo la prima sentenza del 2016, che ha indotto gli assicuratori a tirare un sospiro di sollievo, questa nuova decisione porterà a nuove sfide nel mercato assicurativo: le sole polizze che prevedano adeguati periodi di retroattività ed ultrattività passeranno la rigorosa valutazione del giudice.