L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, prevista per il 31 ottobre 2019, potrebbe produrre effetti importanti sulla futura composizione della Comunità Europea dell’Energia Atomica (European Atomic Energy Community, Euratom). Secondo quanto previsto dall’Accordo di uscita, infatti, il Regno Unito cesserà simultaneamente di far parte di entrambe le istituzioni, dando vita anche al cosiddetto “Brexatom”.

A partire da allora, il Regno Unito non potrebbe più beneficiare degli accordi di cooperazione nel settore nucleare (nuclear cooperation agreements, NCAs) precedentemente conclusi, e dovrebbe rinegoziare le condizioni per consentire la prosecuzione della sua partecipazione ad alcuni importanti programmi di ricerca, come il reattore termonucleare sperimentale (International Thermonuclear Experimental Reactor) ITER. Inoltre, il Regno Unito si troverebbe altresì nella posizione di dover sottoscrivere nuovi accordi con gli Stati terzi, in quanto quelli attualmente in vigore sarebbero considerati nei suoi confronti risolti. A tal proposito, alcuni accordi di cooperazione nucleare raggiunti con gli Stati Uniti, l’Australia e il Canada sono in attesa di venire ratificati dal Parlamento britannico; la loro entrata in vigore è prevista al momento dell’uscita del Regno Unito dall’Unione. Con il Giappone, invece, esiste già un accordo bilaterale fin dal 1998. Queste negoziazioni sono state agevolate dalla nota competenza del Regno Unito nel settore nucleare, e velocizzate dal forte interesse ad assicurarsi comunque una regolamentazione condivisa con tali Stati, le cui tecnologie sono spesso essenziali per gli operatori britannici.

Un ulteriore aspetto riguarda il sistema delle misure di salvaguardia nucleare, che mira, tra l’altro, a garantire che non vengano posti in essere programmi o ricerche diretti a scopi militari o concernenti gli armamenti. Grazie all’azione della Commissione Europea, nel tempo le misure di salvaguardia sono aumentate e sono divenute sempre più articolate, aprendo così la via ad accordi con diversi altri Stati, anche tramite l’interazione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (International Atomic Energy Agency, IAEA). In vista delle difficoltà che potrebbero sorgere in seguito al “Brexatom”, il Regno Unito ha concluso due accordi con l’IAEA volti a rimpiazzare gli accordi trilaterali esistenti tra quest’ultima, l’Euratom ed il Regno Unito. Inoltre, tramite il “Nuclear Safeguards Act”, ha attribuito all’Ufficio per la regolamentazione del settore nucleare (Office for Nuclear Regulation, ONR), il controllo interno del settore per il periodo successivo alla Brexit. A tale scopo, ed in parallelo, l’ONR ha creato un sistema di gestione e comunicazione delle informazioni sulla sicurezza nucleare (Safeguards Information Management and Reporting System, SIMRS) con l’obiettivo di migliorare il nuovo complesso di misure di salvaguardia del settore.

Infine, per quanto riguarda i futuri rapporti con l’Euratom, l’auspicio è che questi restino ispirati ad un regime altamente collaborativo basato su un accordo di cooperazione nucleare rafforzata tra l’ONR e la Commissione Europea, con l’obiettivo di garantire la continuità del programma di ricerca e formazione dell’Euratom, assicurare la fornitura di materie prime e facilitare gli scambi senza barriere, il tutto nel rispetto dei più elevati canoni di sicurezza. Tuttavia, finché non saranno tracciate linee guida definitive nell’accordo sulla Brexit, rimarranno consistenti i dubbi circa la disciplina comune del settore nucleare, così come il ruolo del Regno Unito nel contesto nucleare europeo nel futuro.