Con una sentenza storica (n. 18063/2013 del 24 aprile 2013), la Sez. IV Penale della Corte di Cassazione è intervenuta per la prima volta sul tema del sequestro preventivo di intere aziende che impiegano, in via prevalente, lavoratori privi del permesso di soggiorno.

La Suprema Corte ha ritenuto segnatamente che “in materia di sequestro preventivo, oggetto della misura cautelare reale può essere anche un´intera azienda, ove sussistano indizi che anche taluno soltanto dei beni aziendali, proprio per la sua collocazione strumentale, sia utilizzato per la consumazione del reato, a nulla rilevando la circostanza che l´azienda svolga anche normali attività imprenditoriali”.

In tal modo la Suprema Corte supera il contrasto giurisprudenziale creatosi con riferimento al vincolo di pertinenzialità tra la condotta illecita ed il bene dell’impresa, rispetto all´intero complesso aziendale.

Invero, la ratio seguita dalla Corte di Cassazione sembrerebbe fondarsi su un differente principio secondo cui “i criteri di proporzionalità, adeguatezza e gradualità, dettati dall´art. 275 c.p.p. per le misure cautelari personali, devono ritenersi applicabili anche alle misure cautelari reali e devono costituire oggetto di valutazione preventiva e non eludibile da parte del giudice nell´applicazione delle cautele reali, al fine di evitare un´esasperata compressione del diritto di proprietà e di libera iniziativa economica privata”.

In conclusione, l’aspetto rilevante da dover considerare sembrerebbe non essere, in via principale, la pertinenzialità del bene al complesso aziendale quanto la proporzionalità della misura cautelare alla fattispecie.

http://www.aodv231.it/documentazione_descrizione.php?id=1019&Corte-di-Cassazione---Sez--IV-Penale---sentenza-24-aprile-2013-n--18063/2013-(udienza-21/3/2013)