Nelle Linee Guida presentate dal Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk il 31 marzo 2017 in seguito alla notifica formale dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il Consiglio ha inserito la questione Gibilterra tra le sue priorità per la definizione dei futuri rapporti tra l’Unione e lo Stato uscente. Come espressamente indicato al paragrafo 22, infatti, “… After the United Kingdom leaves the Union, no agreement between the EU and the United Kingdom may apply to the territory of Gibraltar without the agreement between the Kingdom of Spain and the United Kingdom…”. Il diritto di veto in capo alla Spagna sui futuri accordi tra Unione Europea e Regno Unito aventi ad oggetto Gibilterra, ha dato vita ad una serie di accese discussioni politiche legate agli storici contrasti tra Londra e Madrid sul territorio di Gibilterra.

Gibilterra, penisola collocata sulla costa meridionale della Spagna, è un Territorio d’oltremare del Regno Unito che gode di una legislazione indipendente, eccetto per quanto riguarda gli affari internazionali. Non è un membro effettivo dell’Unione Europea, ma del Trattato di adesione all’Unione Europea del Regno Unito; più specificamente, come ricordato dall’Avvocato Generale Maciej Szpunar nelle sue conclusioni al caso C-591/15, The Gibraltar Betting And Gaming Association Limited And The Queen, del 19 gennaio 2017, “… In base al diritto comunitario, Gibilterra è un territorio europeo di cui uno Stato membro assume la rappresentanza nei rapporti con l’estero, ai sensi dell’[articolo 335, paragrafo 3, TFUE] e a cui si applicano le disposizioni del Trattato CE. L’atto relativo alle condizioni di adesione del Regno di Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e agli adattamenti dei Trattati (GU 1972, L 73, pag. 14) prevede tuttavia che talune parti del Trattato non si applichino a Gibilterra…”.

Gibilterra, sottoposta al dominio spagnolo sino al 1704, venne successivamente conquistata dall’Inghilterra. Il territorio fu poi assegnato ufficialmente all’Inghilterra con il Trattato di Utrecht del 1713, come parte degli accordi a conclusione della Guerra di successione spagnola. Nel Trattato, la Spagna cedeva alla Corona britannica “…la piena e intera proprietà della città e del castello di Gibilterra, unitamente al porto, alle mura, e ai forti circostanti per sempre, senza eccezioni o impedimenti di sorta…”. Nonostante ciò, la Spagna ha storicamente contestato che il controllo di Gibilterra fosse stato acquisito nell’ambito di una controversia dinastica spagnola, mentre il Regno Unito afferma che il territorio oggetto di contesa venne ceduto ufficialmente con il Trattato di Utrecht e conseguentemente ricade nella sua piena sovranità. Entrambe le nazioni, nel supportare i propri argomenti, si sono appoggiate ai principi fondamentali delle Nazioni Unite relativi, da un lato, all’integrità territoriale e, dall’altro, all’autodeterminazione.

Nonostante i ripetuti tentativi spagnoli di riaffermare la propria sovranità sulla penisola, Gibilterra votò a favore del mantenimento dell’appartenenza alla Corona britannica in un referendum del 1967 e rigettò la proposta di condivisione della sovranità tra Regno Unito e Spagna nel 2002.

L’importanza di Gibilterra è data in primo luogo dalla sua posizione strategica, in quanto si trova a sole 12 miglia dalla costa settentrionale dell’Africa e la sua posizione sullo stretto offre accesso alla navigazione commerciale, ai trasporti energetici e a quelli militari. Il Regno Unito, infatti, vi ha stabilito una base militare, un porto e una pista di atterraggio.

L’esclusione di Gibilterra dall’Unione Doganale comporta, peraltro, che ad essa non si applichino le norme europee relative al sistema uniforme dei dazi, alla politica agricola comune e all’imposta sul valore aggiunto. Ciò implica, da un lato, che vi sono maggiori controlli sulle merci che circolano tra la penisola e la Spagna e, dall’altro, che Gibilterra è libera di decidere le proprie tariffe. Inoltre, l’aliquota dell’imposta sulle società applicata nel territorio della penisola è notevolmente inferiore a quella spagnola, cosa che rende Gibilterra un paradiso fiscale per le imprese.

Un ulteriore punto di contesa riguarda i diritti di pesca, poiché entrambe le parti storicamente lamentano reciproche incursioni nelle rispettive acque territoriali.

La questione Gibilterra non viene menzionata dal Primo Ministro britannico Theresa May nella lettera con cui notifica l’avvio delle procedure di cui all’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea (TUE). La May ha tuttavia ribadito il suo impegno nell’assicurare che gli interessi della penisola vengano protetti. Contestualmente, il Ministro per gli Affari Esteri britannico, Boris Johnson, ha affermato che la Brexit non porterà cambiamenti alla sovranità di Gibilterra.

Gibilterra, che aveva largamente votato Remain al referendum per la Brexit del giugno 2016, ha accusato la Spagna di usare la Brexit per perseguire i suoi obiettivi territoriali. Il Primo Ministro Fabian Picardo ha dichiarato che Gibilterra non sarà né merce di scambio né una vittima della Brexit e ha chiesto ai leader europei di escludere dalle Linee Guida del Consiglio Europeo ogni diritto di veto sul futuro e sullo status di Gibilterra in capo alla Spagna. Ulteriori tensioni sono sorte a seguito delle dichiarazioni del leader del partito conservatore Lord Howard, che ha paragonato la situazione di Gibilterra a quella che aveva dato origine alla guerra delle Falkland del 1982, che aveva visto Regno Unito e Argentina in conflitto per il controllo e il possesso delle Isole Falkland, della Georgia Australe e delle Isole Sandwich Australi. Questa dichiarazione ha creato sconcerto, espresso dal Ministro per gli Affari Esteri spagnolo Alfonso Dastis.

La Brexit probabilmente non cambierà in maniera sostanziale la questione della sovranità di Gibilterra, tuttavia la dichiarazione dell’Unione Europea che gli accordi relativi all’uscita del Regno Unito dall’Unione si applicheranno a Gibilterra solo con il consenso del Regno di Spagna e il Regno Unito, darà presumibilmente maggiore potere allo Stato iberico in sede di Consiglio al momento del negoziato degli accordi per la Brexit riguardanti Gibilterra.

Ad oltre trecento anni dal Trattato di Utrecht (1713), il nodo dello status internazionale di Gibilterra inaspettatamente riacquista attualità nello scenario geopolitico europeo. È infatti ragionevole immaginare che una condizione dell’enclave di Gibilterra post Brexit di mero Paese terzo, farà venire meno i vantaggi tariffari e fiscali che ora in larga misura assicurano il benessere dei residenti della Rocca. Costoro perderanno la cittadinanza europea e si troveranno inevitabilmente più esposti alla capacità di pressione politica del grande vicino spagnolo, che con l’anomalia di Gibilterra da sempre convive contro voglia, e non dovrà più confrontarsi con i limiti derivanti dalla comune appartenenza all’Unione.