In questa recente sentenza emessa lo scorso 28 marzo, si discute il diritto dei noleggiatori di fornire ordini di impiego per il transito della M/V BULK URUGUAY nel Golfo di Aden, con pagamento del premio addizionale per rischi guerra.

La Corte ha considerato il giusto criterio da applicarsi per determinare se il comportamento degli Armatori legittimasse o meno la risoluzione del contratto da parte dei noleggiatori per “repudiatory breach”.

I fatti

Con un contratto di noleggio a tempo sottoscritto il 2 luglio 2010 su formulario NYPE modificato, gli armatori (parte convenuta) avevano noleggiato la rinfusiera M/V BULK URUGUAY ai noleggiatori (parte attrice) per un periodo di 35 a 37 mesi ad una rata giornaliera di US$18,500. Il contratto venne concluso quando la nave si trovava in costruzione nelle Filippine.

Il contratto conteneva la clausola Conwartime 2004 ed una BIMCO Piracy Clause emendata. Quest’ultima era stata specificatamente modificata attraverso la cancellazione dei paragrafi (a) e (b), che riflettevano le pratiche del mercato, ove veniva inteso che la nave potesse transitare nel Golfo di Aden senza il consenso da parte degli armatori. In questo caso, la nave era stata definita come “GOA OK”, status che le consentiva di avere un vantaggio economico su quelle navi per cui tale rotta necessita il consenso degli armatori. Tale condizione avrebbe infatti fruttato molto di più al giorno seppure, come menzionato, il noleggiatore avrebbe comunque dovuto provvedere al pagamento di un premio aggiuntivo.

Durante le negoziazioni, i noleggiatori fecero presente agli armatori che la possibilità di transito nel Golfo di Aden, senza dover ricevere il loro previo permesso,costituisse per loro un punto fondamentale per concludere il contratto.

Con un messaggio via brokers dell’8 luglio 2011, i noleggiatori indicarono che, per il viaggio inaugurale della nave dal cantiere alle Filippine, stavano considerando di portarla nell’Atlantico attraverso il Golfo di Aden, e richiesero informazioni circa i costi del premio addizionale. Gli armatori richiesero ai loro armatori (gli “head owners”) il permesso per questo viaggio inaugurale. Dopo un rifiuto iniziale, questi ultimi cambiarono posizione, e diedero il loro consenso chiarendo, però, che il permesso era stato dato per lo specifico viaggio soltanto, e che ciò non avrebbe costituito un precedente per altri viaggi.

Seguì corrispondenza in cui gli armatori dichiararono che i termini del contratto di noleggio richiedessero il loro permesso per il transito nel Golfo di Aden ed indicarono che la loro posizione in merito sarebbe stata dettata dalla posizione degli head owners. Il 23 luglio 2011, i noleggiatori scrissero che ritenevano che l’insistenza, da parte degli armatori, di dover ottenere in ogni occasione il consenso al transito daglihead owners, si dovesse ritenere come un repudiatory breach, che pretesero di accettare come risoluzione del contratto di noleggio. Con una mail del 25 luglio 2011, gli armatori accettarono la presunta risoluzione del contratto da parte dei noleggiatori come essa stessa repudiatory breach, dichiarando di risolvere il contratto, per il comportamento dei noleggiatori.

Durante l’arbitrato che ne seguì, il collegio dispose a favore degli armatori.

I noleggiatori presentarono appello, dichiarando che gli arbitri avessero errato in diritto.

La sentenza

Il giudice decise che non vi fosse stato alcun errore in diritto. In particolare:

  • Non poteva essere accolta la tesi dei noleggiatori secondo la quale vi fosse un qualche principio di legge per cui la condotta di una parte che abbia fatto dipendere il proprio adempimento al giudizio esercitato da una terza parte, costituisca comportamento che evidenzi intenzione di non adempiere.
  • Inoltre, la fattispecie non corrispondeva ad un caso di impossibilità. Il collegio aveva rinvenuto che l’atteggiamento degli armatori non dovesse essere concepito come se fossero stati impossibilitati o privi di volontà ad adempiere agli ordini di viaggio relativi ad un transito nel Golfo di Aden.
  • Dai fatti rilevati dagli arbitri si supportava la conclusione che la mancanza di conformità, da parte degli armatori, agli ordini di viaggio non privava i noleggiatori dell’intero beneficio del contratto.
  • I noleggiatori, quindi, non erano stati legittimati a risolvere il contratto.

Commento

Nel diritto inglese, l’anticipatory breach può verificarsi laddove una parte (i) rinunci alle proprie responsabilità derivanti dal contratto, o (ii) sia stata impossibilitata ad adempiere in futuro per via del suo stesso atteggiamento.

È essenziale, al secondo concetto, che la parte innocente possa prevedere un inadempimentoinevitabile, e non solo possibile ovvero probabile.

Alla luce di ciò, sembra corretta l’analisi del giudice, secondo la quale il mero fatto che la possibilità di adempiere dipendesse dal consenso di una terza parte, e dunque non fosse nel controllo degli armatori, non fosse sufficiente, di per sé stesso, per giungere all’anticipatory breach.

Sembra altresì giustificabile la conclusione che, mentre la condotta di una parte che renda l’adempimento futuro incerto può, in certi casi, dimostrare l’intenzione di non adempiere al contratto (e dunque giustificare la sua risoluzione), tale non fosse stato il caso nella fattispecie.