Il 14 giugno 2017 è entrata in vigore la Legge 22 maggio 2017, n. 81 recante "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato" (c.d. Jobs Act per i lavoratori autonomi).

Con tale norma il legislatore ha inteso colmare il vuoto normativo esistente in materia di attività inventiva del lavoratore autonomo, prevista dall’art. 4, in virtù al quale “Salvo il caso in cui l'attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto di lavoro e a tale scopo compensata, i diritti di utilizzazione economica relativi ad apporti originali e a invenzioni realizzate nell'esecuzione del contratto stesso spettano al lavoratore autonomo, secondo le disposizioni di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633, e al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30”.

Con tale norma il legislatore ha inteso colmare il vuoto normativo esistente in materia di attività inventiva del lavoratore autonomo, dando attuazione ad un principio già espresso dalla giurisprudenza, secondo cui -in virtù dell’applicazione analogica dell’art. 64 del Codice della proprietà industriale in materia di invenzioni del lavoratore dipendente e in considerazione del principio per cui il committente acquista l’opera commissionata a titolo originario- i diritti di sfruttamento economico dei risultati dell’attività inventiva svolta dal lavoratore autonomo spettano automaticamente al datore di lavoro, purché le invenzioni siano oggetto dell’incarico conferito al lavoratore (cfr. a titolo esemplificativo Tribunale di Milano, 27 maggio 2014 n. 6964).

Con l’entrata in vigore della norma in esame risulta finalmente completa, dunque, la disciplina degli apporti originali e delle invenzioni del lavoratore, fino ad oggi rappresentata esclusivamente da norme relative al rapporto di lavoro subordinato, vale a dire dal già menzionato art. 64 del Codice della proprietà industriale e dagli artt. 12 bis, 12 ter e 88 della Legge sul diritto d’autore, rispettivamente in tema di programmi per elaboratore e banche dati, disegni industriali e fotografie realizzate dal lavoratore dipendente.

La norma è quindi da accogliere con favore. Preme sottolineare tuttavia quanto già segnalato da più parti, e cioè che il carattere atecnico dell’espressione “apporti originali” potrebbe dar luogo a problemi applicativi: non si comprende, infatti, se detta espressione debba essere riferita alle sole opere dell’ingegno di cui alla legge sul diritto d’autore oppure anche ad apporti intellettuali di tipo diverso (si pensi per esempio all’ideazione di marchi).