Il tema dei c.d. Punitive Damages (“danni punitivi”) è da sempre un problema di matrice statunitense (o, più in generale, dei sistemi di common law). Tale tipologia di danno, infatti, viene inquadrata dalle corti americane come una misura correttiva che va a “punire” un trasgressore che ha posto in essere una condotta particolarmente deplorevole, con il fine ultimo di dissuadere il medesimo da future trasgressioni. Solitamente, i danni punitivi sono liberamente determinabili dalla corte, entro un massimo statutariamente definito. In aggiunta, i danni punitivi rappresentano una misura di danno ulteriore rispetto alle somme che il danneggiante è solitamente tenuto a corrispondere al danneggiato a titolo di compensazione per il danno subito.

Fatta questa doverosa premessa, le sentenze USA comminanti danni punitivi non hanno – fino ad oggi – trovato il riconoscimento in Italia da parte delle corti italiane, specie in considerazione del fattore sul quale si fonda l’ammontare di tali danni, ovverosia la mera condotta del soggetto punito. Tuttavia, a tale precedente tendenza giurisprudenziale è stato oggi messo un freno dalle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, con sentenza n. 16601/2017.

La Suprema Corte – nel ridefinire il concetto di “ordine pubblico” – ha dichiarato che, nell’ordinamento civile italiano, la responsabilità civile non ha il solo compito di ripristinare la sfera patrimoniale del soggetto danneggiato, ma anche una funzione sanzionatoria e di deterrenza verso futuri comportamenti lesivi. La Cassazione, in altre parole, ha ritenuto compatibile l’applicabilità dei danni punitivi alla giurisdizione italiana, prevedendo al contempo che tale applicabilità sia subordinata a una serie di limitazioni.

Nello specifico, si prevede che i danni punitivi nella sentenza straniera debbano essere stabiliti da una previsione normativa statunitense che permetta di individuare:

(i) la loro tipicità in relazione a determinate fattispecie;

(ii) la loro prevedibilità; e, infine,

(iii) la limitazione quantitativa del loro ammontare.

Tale apertura verso la categoria dei danni punitivi di matrice common law non significa tuttavia che le corti italiane inizieranno a comminare anche tale tipologie di danno. In altre parole, la natura sanzionatoria/deterrente dei danni punitivi rimane al momento di natura giurisprudenziale – atta principalmente al riconoscimento di sentenze straniere – e difficilmente sarà oggetto di applicazione su larga scala in assenza di un più massiccio intervento di carattere normativo da parte del legislatore italiano.