Italia 1. Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

1.1 Violazione antitrust - Abuso: avviato procedimento nei confronti di Poste Italiane S.p.A. per inottemperanza al provvedimento con cui la società era già stata sanzionata per abuso di posizione dominante [vedi provvedimento]

Con provvedimento del 13 dicembre 2017, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ("AGCM" o "Autorità") aveva sanzionato Poste Italiane S.p.A. ("Poste Italiane") per aver posto in essere un abuso di posizione dominante in violazione dell’art. 102 TFUE. L'AGCM aveva infatti ritenuto la condotta posta in essere da Poste Italiane, consistente nell’offerta ai clienti finali di servizi di recapito con tracciatura dedicati ai clienti business per l'invio massivo di corrispondenza a condizioni tecnicamente ed economicamente non replicabili dai concorrenti e nell’applicazione di sconti ed altre condizioni di esclusiva fidelizzanti, finalizzata ad ostacolare l'effettiva concorrenza nel mercato finale del recapito degli invii multipli di corrispondenza ordinaria.

Successivamente, alla chiusura dell'istruttoria l'AGCM ha verificato che Poste Italiane non ha provveduto ad adottare misure concrete volte all’eliminazione delle condotte contestate dall’Autorità, con particolare riferimento all’obbligo di garantire prezzi di offerta ai clienti finali replicabili dai concorrenti, così come stabilito nel suo precedente provvedimento.

Pertanto l'Autorità, nella sua adunanza dell'8 agosto 2018, ha deliberato l'avvio di un procedimento per inottemperanza al proprio precedente provvedimento sanzionatorio che dovrà concludersi entro il 28 febbraio 2019.

1.2 Violazione antitrust - Abuso: avviata istruttoria nei confronti di TicketOne S.p.A. per possibile abuso di posizione dominante nel mercato italiano dei servizi di ticketing per eventi di musica live [vedi provvedimento]

Con propria delibera del 20 settembre 2018, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ("AGCM" o "Autorità") ha avviato un’istruttoria nei confronti di TicketOne S.p.A. ("TicketOne") e della sua controllante CTS Eventim AG & Co. KGaA per accertare l'esistenza di un abuso di posizione dominante con effetti escludenti nei confronti dei concorrenti nel mercato italiano dei servizi di ticketing per eventi di musica live ai sensi dell’art. 102 TFUE.

In particolare, l'AGCM intende accertare l'anti-competitività della stipula di contratti di esclusiva con i più importanti promoter di eventi di musica live attivi in Italia che potrebbero precludere alle piattaforme di ticketing concorrenti l’accesso al mercato della distribuzione sul canale online.

L’istruttoria dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2019.

1.3 Tutela del consumatore - Pratica commerciale scorretta: sanzionate le società Wind Tre S.p.A., Telecom Italia S.p.A. e Vodafone Italia S.p.A. per complessivi 3,2 milioni di euro per condotte aggressive [vedi provvedimenti Wind, Telecom, Vodafone]

Con tre distinti provvedimenti adottati in data 1 agosto 2018, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ("AGCM" o "Autorità") ha sanzionato le società Wind Tre S.p.A. ("Wind"), Telecom Italia S.p.A. ("Telecom") e Vodafone Italia S.p.A. ("Vodafone"), a chiusura dei rispettivi procedimenti istruttori avviati nel gennaio 2018, per aver posto in essere delle pratiche commerciali scorrette in relazione alla iscrizione alla banca dati S.I.Mo.I.Tel.

Nello specifico, l'AGCM ha considerato Wind, Telecom e Vodafone responsabili di aver posto in essere una pratica commerciale aggressiva consistita nel sollecitare i pagamenti di clienti presunti morosi, minacciando costoro di iscrivere il loro nominativo all'interno di una banca dati, denominata S.I.Mo.I.Tel. e non ancora attiva. In quest'ultima, sarebbero dovuti confluire unicamente i clienti morosi intenzionali aventi determinati requisiti. Tuttavia, gli operatori inviavano i solleciti anche ai clienti privi di tali requisiti, al fine di indurli a pagare gli addebiti richiesti.

L'Autorità ha dunque concluso che, la minaccia della possibile iscrizione nella banca dati, con la possibile conseguenza di non poter più concludere contratti con alcun operatore telefonico, fosse idonea a indurre i destinatari del sollecito a provvedere al pagamento, a prescindere dalla fondatezza della propria posizione debitoria. Pertanto, l'AGCM ha ritenuto di imporre alle società di cui sopra una sanzione complessiva di oltre 3,2 milioni di euro.

1.4 Tutela del consumatore - pratica commerciale scorretta: avviata istruttoria nei confronti di Sky Italia S.r.l. e DAZN per presunte pratiche commerciali scorrette relative alla commercializzazione dei pacchetti delle partite di calcio per la stagione 2018/2019 [vedi comunicato stampa]

In data 28 agosto 2018, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ("AGCM" o "Autorità") ha comunicato l'avvio di due procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette nei confronti di SKY Italia S.r.l. ("SKY") e di Perform Investment Limited e Perform Media Services S.r.l. (altrimenti conosciute come "DAZN") relative alla commercializzazione dei pacchetti delle partite di calcio per la stagione 2018/2019.

Con riferimento alla società SKY, l'AGCM ha riscontrato profili di problematicità in relazione alle modalità di pubblicizzazione dell’offerta del pacchetto calcio per la stagione 2018-2019, che potrebbero avere indotto i nuovi clienti ad assumere una decisione commerciale non consapevole. Inoltre, ad avviso dell'Autorità, con riguardo ai clienti già abbonati, la condotta di SKY potrebbe presentare profili di aggressività poiché questi ultimi sarebbero stati indotti dal professionista a rinnovare l’abbonamento senza essere informati che l’offerta del prodotto avesse di fatto subito variazioni.

SKY potrebbe anche avere violato l’articolo 65 del Codice del consumo per non aver acquisito il consenso del consumatore rispetto alla nuova opzione del pacchetto calcio 2018/2019.

Quanto a DAZN, l'Autorità ha individuato due possibili profili di scorrettezza. In primo luogo, ad avviso dell'AGCM, lo slogan del servizio farebbe credere al consumatore di poter utilizzare il servizio ovunque si trovi, omettendo di fornire al medesimo informazioni relative alle limitazioni tecniche alla fruizione di fatto esistenti; in secondo luogo, l'Autorità ritiene che il riferimento pubblicitario alla possibilità di poter fruire di un “mese gratuito” di offerta del servizio “senza contratto” potrebbe presentare profili di scorrettezza. Il consumatore, infatti, stipulerebbe un contratto per il quale è previsto il rinnovo automatico. Creando l’account, dunque, l'utente darebbe inconsapevolmente il proprio consenso all’abbonamento al servizio con addebito automatico del canone.

2. TAR Lazio

2.1 Sentenze nel caso "Aumento prezzi cemento" - rigettati i ricorsi: il TAR ritiene inequivocabile l'esistenza di un'intesa in presenza di un parallelismo di condotte nell'aumento dei prezzi e di univoche evidenze documentali a supporto

[vedi sentenze: 8534/2018, 8535/2018, 8536/2018,8537/2018, 8538/2018, 8539/2018, 8540/2018, 8541/2018, 8542/2018, 8543/2018, 8544/2018, 8545/2018]

Come si ricorderà, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ("AGCM" o "Autorità") aveva sanzionato, con proprio provvedimento adottato nel luglio 2017, le società Cementi Moccia S.p.A., Buzzi Unicem S.p.A., Cementir Italia S.p.A., Cementi Rossi S.p.A., Holcim (Italia) S.p.A., Italcementi S.p.A., Colacem S.p.A., Sacci – Società per azioni Centrale Cementerie Italiane S.p.A., Cementerie Aldo Barbetti S.p.A., Cementeria di Monselice S.p.A., Cementizillo S.p.A., Cal.me – Calce Meridionale S.p.A., unitamente al distributore T.S.C. S.r.l. e all’Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento (“AITEC”) (congiuntamente le "Parti") per aver posto in essere congiuntamente, nel periodo dal 2011 al 2016, un’intesa restrittiva della concorrenza consistente “nel coordinamento dei prezzi di vendita del cemento, assistito anche da un controllo sistematico dell’andamento delle quote di mercato relative, realizzato tramite uno scambio di informazioni sensibili attuato grazie all’Associazione di categoria AITEC”.

Sui ricorsi proposti dalle Parti avverso il provvedimento sanzionatorio dell'AGCM, si è pronunciato il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ("TAR" o "Giudice Amministrativo") ritenendo che il provvedimento dell'Autorità evidenziasse in maniera puntuale gli elementi probatori sulla base dei quali è stata ritenuta la ricorrenza di una pratica anticoncorrenziale nel mercato del cemento sul territorio nazionale. In tal senso, oltre a numerose e univoche evidenze documentali che costituiscono prova dell’esistenza di accordi e pattuizioni tra le parti in relazione alla definizione degli aumenti di prezzo, il TAR ha considerato particolarmente rilevante il singolare parallelismo delle condotte ravvisato dall’Autorità con riferimento a tutte le parti del procedimento e a partire dal giugno 2011.

Il parallelismo ha, infatti, riguardato il quantum dell’incremento del prezzo del cemento (identico, nella assoluta maggioranza dei casi, o, comunque, operante in uno strettissimo range di valori), il quando dei detti aumenti (identica tempistica delle comunicazioni ai clienti e alle decorrenze degli incrementi di prezzo del cemento), e il quomodo, e dunque le modalità di comunicazione dell’aumento ai propri clienti.

Ad avviso del Giudice Amministrativo, pertanto, simili condotte non si conciliano con politiche commerciali di “imitazione razionale di autonome decisioni di incremento di prezzi” come prospettato dalle parti, poiché in tale ipotesi vi sarebbe stato uno slittamento temporale apprezzabile tra la condotta autonoma di un operatore economico e quella degli altri concorrenti.

2.2 Sentenza n. 8699/2018 - rigettato il ricorso proposto da Edison Energia S.p.A.: il TAR conferma la culpa in vigilando per il professionista che si avvalga di agenti per l'attività di vendita, qualora non predisponga adeguati strumenti di controllo [vedi sentenza]

Come è noto, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ("AGCM" o "Autorità") aveva sanzionato, al termine del procedimento PS 3764- Attivazioni non richieste, con proprio provvedimento del 23 novembre 2011, la società Edison Energia S.p.A. ("Edison") per aver posto in essere delle pratiche commerciali scorrette, tramite i propri agenti e/o teleselling, consistenti nelle seguenti condotte: a) attivazione di servizi in assenza di sottoscrizione o manifestazione di volontà contrattuale del consumatore ovvero apponendo firme false sui contratti; b) comunicazione di informazioni ingannevoli al fine di ottenere la sottoscrizione dei contratti.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ("TAR" o "Giudice Amministrativo") con la sentenza n. 8699 del 2 agosto 2018 ha rigettato l'appello di Edison confermando il provvedimento sanzionatorio emesso dall'Autorità.

Anzitutto, il TAR ha respinto l'eccezione preliminare proposta da Edison relativa alla invocata nullità del provvedimento sanzionatorio per difetto di attribuzione dell’AGCM. Ad avviso del TAR, l’Autorità di regolazione per l’energia è competente a disciplinare il mercato di riferimento e ad erogare sanzioni soltanto nell’ipotesi di violazione dei codici di comportamento, mentre l'AGCM, nell’esercizio delle funzioni di tutela del consumatore, risulta competente a sanzionare una qualunque tipologia di pratica commerciale scorretta, a prescindere dal fatto che costituisca una violazione di determinate regole e procedure. In aggiunta, il Giudice Amministrativo ha chiarito che in casi di pratiche commerciali considerate aggressive è sempre competente l'AGCM, anche a fronte di condotte disciplinate da specifiche norme settoriali di derivazione europea.

Il TAR ha poi statuito il principio per il quale quando vi è interposizione di soggetti terzi nell’attività di vendita del professionista, il canone della diligenza richiesta obbliga il professionista a monitorare il comportamento dell’attività dei singoli agenti e, ciò, al fine di evitare che il ricorso al contratto di agenzia possa costituire il presupposto idoneo a consentire una facile esimente da responsabilità.

Il Giudice Amministrativo, infine, ha altresì confermato la corretta applicazione dell’istituto della recidiva, poiché il solo fatto che il professionista sia già stato destinatario di altri provvedimenti adottati dall’Autorità in applicazione delle disposizioni del codice del consumo in materia di pratiche commerciali scorrette è sufficiente per la sua applicazione, non essendo invece indispensabile una sostanziale identità tra le fattispecie di illecito.

Unione Europea

3. Corte di Giustizia Europea

3.1 Rinvio pregiudiziale – Trasporto aereo: la Corte di Giustizia si pronuncia sul rimborso del prezzo di un biglietto in caso di annullamento di un volo: tale rimborso dovuto dal vettore deve includere anche la commissione per la vendita online percepita dall'intermediario [vedi sentenza]

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ("CDG") con sentenza del 12 settembre 2018 nella causa C-601/17 si è pronunciata su una domanda pregiudiziale proposta da un Tribunale tedesco a seguito del ricorso promosso da un consumatore tedesco (il "Ricorrente") nei confronti della compagnia aerea Vueling Airlines S.A. ("Vueling Airlines").

Il caso in esame prende le mosse dalla seguente fattispecie: il Ricorrente aveva acquistato sul sito internet della società Opodo Limited ("Opodo") alcuni biglietti per un volo da effettuarsi con la compagnia aerea Vueling Airlines. A seguito della cancellazione del proprio volo, il Ricorrente aveva chiesto alla Vueling Airlines il rimborso del prezzo pagato alla Opodo al momento dell’acquisto. La Vueling Airlines aveva acconsentito a rimborsare l’importo che essa stessa aveva ricevuto dalla Opodo ma ha trattenuto l'importo che quest'ultima aveva riscosso a titolo di commissione per l'erogazione del servizio.

Il Tribunale tedesco, investito della controversia, ha deferito alla CDG la questione relativa alla interpretazione, in tale contesto, del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei.

La CDG ha stabilito che il prezzo del biglietto che deve essere preso in considerazione per stabilire l’importo del rimborso dovuto dal vettore aereo a un passeggero, in caso di cancellazione di un volo, deve includere la commissione percepita dall'intermediario del vettore originariamente inclusa nel prezzo del biglietto, a meno che detta commissione sia stata fissata all’insaputa del vettore aereo, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.

3.2 Rinvio pregiudiziale – Tutela del consumatore: la Corte di Giustizia si pronuncia sul riparto di competenze nel settore delle comunicazioni elettroniche tra AGCM e AGCom: in materia di pratiche commerciali aggressive è sempre competente l'AGCM [vedi sentenza]

Con sentenza del 13 settembre 2018 la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ("CDG") si è finalmente pronunciata, nelle cause riunite C-54/17 e C-55/17, sul riparto di competenze in materia di pratiche commerciali sleali tra l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ("AGCM" o "Autorità") e l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ("AGCom").

Nel 2012 l’AGCM aveva comminato con due diversi provvedimenti sanzioni per € 200.000,00 ed € 250.000,00 rispettivamente a Wind Tre S.p.A. ("Wind") e Vodafone Italia S.p.A. ("Vodafone") per aver posto in essere alcune pratiche commerciali aggressive consistenti nella commercializzazione di SIM card sulle quali erano preattivate determinate funzionalità a pagamento (come servizi di segreteria telefonica e navigazione Internet) senza che il consumatore ne fosse stato previamente informato, esponendolo ad eventuali addebiti inconsapevoli.

Tali società hanno proposto ricorsi avverso tali provvedimenti dinanzi Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che ha annullato i provvedimenti dell'AGCM adducendo l'incompetenza dell'Autorità e la sussistenza della competenza in via esclusiva dell'AGCom. L’AGCM ha interposto appello contro tali sentenze dinanzi al Consiglio di Stato, il quale ha poi rimesso la questione relativa al principio di specialità in via pregiudiziale alla decisione della CDG.

La CDG pronunciandosi sulla domanda pregiudiziale in oggetto ha anzitutto ricordato che l’articolo 3, paragrafo 4, della direttiva 2005/29 (direttiva sulle pratiche commerciali sleali) dispone che, in caso di conflitto tra le disposizioni di tale direttiva e altre norme dell’Unione che disciplinano aspetti specifici delle pratiche commerciali sleali, queste altre norme prevalgono e si applicano a tali aspetti specifici. Tale direttiva trova quindi applicazione soltanto qualora non esistano specifiche norme del diritto dell’Unione che disciplinino aspetti specifici delle pratiche commerciali sleali.

A tale riguardo, la CDG ha evidenziato che l’articolo 3, paragrafo 4, della direttiva 2005/29 dev’essere interpretato nel senso che non osta a una normativa nazionale in virtù della quale una condotta che costituisce una fornitura non richiesta, come quelle di cui trattasi nei procedimenti principali, dev’essere valutata alla luce delle disposizioni di tale direttiva (in quanto una pratica commerciale sleale), con la conseguenza che, secondo tale normativa, l’AGcom, ai sensi della direttiva quadro, non è competente a sanzionare una siffatta condotta.