Con la sentenza del 12 gennaio 2017, la Corte di Giustizia (CdG) ha rigettato il ricorso di Timab Industries (Timab) e del gruppo di appartenenza Cie Financiére et de participations Roullier (Roullier), avverso la sentenza del Tribunale dell'Unione Europea (si veda la Newsletter del 24 maggio 2015), che confermava la decisione con la quale la Commissione europea (Commissione) aveva sanzionato diversi produttori per un'intesa nel mercato dei fosfati per mangimi animali. L'intesa, protrattasi per oltre 30 anni, secondo quanto accertato dalla Commissione aveva ad oggetto la spartizione del mercato, posta in atto tramite diverse condotte, quali la ripartizione di quote di vendita e clienti ed il coordinamento dei prezzi.

Mentre le altre imprese coinvolte nell'istruttoria avevano trovato un accordo transattivo con la Commissione nel contesto della c.d. procedura di settlement (che comporta, a fronte della cooperazione con la Commissione e dell'ammissione dell'impresa coinvolta di aver partecipato all'intesa, una riduzione della sanzione), Timab aveva optato per continuare a difendersi, dando così vita ad un caso c.d. ibrido, ossia un caso dove la Commissione, parallelamente alla procedura di settlement affianca un procedimento ordinario, con la conseguenza che in relazione agli stessi fatti perseguiti la Commissione aveva adottato due distinte decisioni.

La Commissione aveva quindi sanzionato Timab per un importo pari a 60 milioni di euro, accertando che la stessa aveva partecipato all'infrazione nel periodo 1993-2004. Timab procedeva quindi ad impugnare il provvedimento, lamentando, tra l'altro, una violazione del principio del legittimo affidamento. Infatti, la ricorrente sosteneva che, durante la sua iniziale partecipazione alla procedura di settlement, la Commissione le aveva prospettato una forcella di ammenda da 41 a 44 milioni di euro, successivamente ampiamente superata con la decisione finale. Secondo Timab, la società non poteva ragionevolmente anticipare il fatto che, in seguito alla decisione di ritirarsi dalla procedura di settlement, le riduzioni alla sanzione (dovute alla cooperazione e alle varie circostanze attenuanti) potessero passare dal 52% della forcella al 5% della decisione finale. Ciò ha portato, secondo la ricorrente, ad una situazione "paradossale", dove l'importo dell'ammenda era aumentato in termini considerevoli, nonostante al contempo si fosse ridotta la durata dell'infrazione accertata in termini significativi (non più dal 1978 al 2004, come previsto durante la procedura di settlement, ma dal 1993 al 2004).

La CdG, confermando quanto già affermato dal Tribunale, ha rigettato tale argomentazione. Infatti, la CdG ha ribadito come la procedura di settlement e il procedimento amministrativo ordinario sono ben distinti l'uno dall'altro. Se un'impresa decide di ritirarsi da una procedura transattiva, il procedimento continuerà secondo le disposizioni generali di cui al regolamento n. 773/2004. Pertanto, la Commissione è vincolata solamente alla comunicazione degli addebiti (che non fissa, come noto, alcuna forcella di ammenda) e, inoltre, deve tenere in considerazione i nuovi elementi portati a sua conoscenza nel corso del procedimento.

Questo è quanto accaduto nel caso di specie, dove la Commissione, alla luce di nuove informazioni ottenute dopo che Timab si era ritirata dalla procedura di settlement (incluse quelle fornite dalla stessa società ricorrente nella risposta alla comunicazione degli addebiti), aveva ridotto la durata dell'infrazione, facendo tuttavia venire meno anche tutta una serie di circostanze attenuanti precedentemente potenzialmente concesse a Timab e che avevano portato alla prospettazione della su citata forcella di sanzione.

La CdG ha infine ricordato come la Commissione non possa fornire alcuna garanzia precisa rispetto al beneficio di qualsivoglia riduzione della sanzione prima della decisione definitiva e, pertanto, "…le parti dell'intesa non possono […] nutrire un legittimo affidamento a riguardo...".

In conclusione, la CdG ha rigettato il ricorso di Timab, confermando la posizione del Tribunale e la sanzione inflitta dalla Commissione. Le imprese coinvolte in una istruttoria dovranno pertanto tenere in debita considerazione che qualora decidessero di non partecipare ad un accordo transattivo con la Commissione, l'eventuale sanzione finale potrebbe risultare considerevolmente più elevata anche rispetto a quella prospettatogli dalla Commissione nell'ambito della relativa procedura. Sarà interessante valutare se la sentenza in commento porterà ancora più imprese a ricercare una soluzione transattiva con la Commissione.