In data 24 settembre 2018, la Commissione Europea ha deciso di deferire la Polonia alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea a causa delle violazioni del principio di indipendenza della magistratura ravvisate nella nuova legge polacca sul sistema giudiziario.

Il 3 aprile 2018 la Polonia ha adottato una legge che abbassa l’età pensionabile per i giudici della Corte Suprema da 70 anni a 65 anni, mettendo a rischio di pensionamento d’ufficio ventisette dei settantadue giudici, tra i quali anche il Primo Presidente, che verrebbe a terminare il suo mandato prima della scadenza naturale dei sei anni previsti. Gli attuali giudici possono richiedere al Presidente della Repubblica una proroga triennale del mandato rinnovabile una sola volta. Tuttavia, la decisione del Presidente è sostanzialmente discrezionale e contro di essa non è ammesso ricorso giudiziario.

Secondo la Commissione, la nuova legislazione polacca risulta incompatibile con il diritto dell’Unione poiché contrasta con il principio di indipendenza della magistratura e, in particolare, con il principio di inamovibilità dei giudici. Pertanto, il 2 luglio 2018, aveva avviato con urgenza un procedimento di infrazione nei confronti della Polonia per violazione dell’articolo 19, paragrafo 1 del Trattato sull’Unione Europea (TUE)1, nonché dell’articolo 47 della Carta dei Diritti Fondamentali2, inviando una lettera di costituzione in mora3. La risposta fornita dalle Autorità polacche non ha soddisfatto la Commissione, che ha quindi avviato le fasi successive della procedura d’infrazione, giungendo a deferire la questione alla Corte di Giustizia. Nel rivolgersi alla Corte, la Commissione ha domandato l’emanazione di misure cautelari volte a ripristinare la composizione della Corte Suprema polacca antecedente il 3 aprile 2018. La Commissione ha richiesto altresì un procedimento accelerato, per addivenire ad una sentenza il più presto possibile.

Il dialogo tra la Commissione Europea e la Polonia sulle preoccupazioni relative al futuro dello Stato di diritto era stato avviato nel 2016. Lo Stato di diritto costituisce uno dei valori fondanti dell’Unione, previsto dall’articolo 2 TUE4. In tale contesto, nel luglio 2017 la Commissione ha avviato una procedura di infrazione nei confronti della Polonia riguardante la legislazione sul pensionamento dei giudici dei tribunali ordinari5. Inoltre, il 20 dicembre 2017, la Commissione aveva proposto al Consiglio di adottare una decisione che constatasse l’esistenza di un rischio di violazione grave da parte della Polonia dei valori fondanti dell’Unione, secondo la procedura prevista dall’articolo 7 TUE6. Ai sensi di tale articolo, il Consiglio, deliberando a maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri, previa approvazione del Parlamento Europeo, può constatare che esiste un rischio evidente di violazione dello Stato di diritto da parte di uno Stato Membro7.

Anche il Parlamento Europeo ha recentemente domandato al Consiglio di attivare la procedura ex articolo 7 TUE nei confronti di un altro Stato Membro, l’Ungheria, a seguito di preoccupazioni riguardanti, in particolare, il sistema costituzionale ed elettorale, ancora una volta l’indipendenza della magistratura e la presunta limitazione delle libertà fondamentali garantite dall’Unione8.