Con delibera del 10 aprile 20191 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’istruttoria nei confronti del gruppo Amazon2 , per accertare un presunto abuso di posizione dominante ex articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).

L’istruttoria riguarda le condotte poste in essere da Amazon nell’ambito della fornitura ai venditori terzi (c.d. seller) dei servizi di intermediazione per la compravendita di beni e servizi sulla piattaforma di e-commerce (c.d. marketplace) Amazon.com e dei connessi servizi di logistica.

La piattaforma per il commercio elettronico Amazon.com era nata come “negozio virtuale” in cui erano disponibili unicamente beni e servizi venduti da Amazon stessa. A partire dal 2000, Amazon ha concesso a venditori terzi la possibilità di offrire i propri prodotti sul suo sito di e-commerce. Dal 2006, è cresciuta esponenzialmente la presenza di venditori terzi su Amazon.com, dai quali proviene attualmente oltre la metà dei prodotti venduti sui marketplace3 .

Oltre alla possibilità di vendere sul proprio marketplace, Amazon offre ai seller operanti sulla propria piattaforma la possibilità di usufruire di una serie di servizi aggiuntivi, tra cui quelli di pagamento, di advertising, di logistica, di web store e di cloud. In particolare, il servizio di logistica di Amazon, chiamato Fulfillment by Amazon (FBA), è un servizio proposto ai venditori terzi con il quale costoro delegano ad Amazon l’intera gestione degli ordini: lo stoccaggio del prodotto nei centri logistici di Amazon, l’imballaggio e la spedizione al cliente finale, nonché l’assistenza post-vendita e la gestione di eventuali resi e rimborsi. Una volta aderito al servizio, il venditore deve selezionare gli articoli che intende depositare presso uno dei centri logistici di Amazon e prendersi direttamente cura del trasferimento degli articoli presso il sito Amazon4 .

Dall’analisi dell’AGCM è emerso che Amazon riveste il ruolo di operatore leader del mercato nazionale dei servizi di intermediazione sulle piattaforme di ecommerce. Dal lato dei consumatori, Amazon gode di una elevata reputazione di completezza dell’offerta e garanzia ed affidabilità del servizio reso. Inoltre, grazie all’enorme quantità di dati personali sui consumatori e sui venditori che operano tramite la sua piattaforma, Amazon è in grado di facilitare la ricerca dei consumatori e di massimizzare la probabilità di incontro tra domanda e offerta. L’AGCM ha altresì rilevato che il modello di business adottato da Amazon per la gestione del proprio marketplace configura un c.d. “ecosistema completo”, in cui l’impresa assume contemporaneamente più ruoli: a) gestione del marketplace e fissazione delle regole e delle commissioni per i terzi (seller) che intendano offrire i propri prodotti sulla piattaforma; b) offerta diretta di beni e servizi, acquistati all’ingrosso da fornitori (vendor) e poi rivenduti al dettaglio; c) offerta di servizi accessori ai venditori volti a semplificare l’operatività e a potenziare le loro capacità competitive all’interno del marketplace, come il servizio di logistica. Pertanto, secondo l’AGCM, il potere detenuto da Amazon non sembra poter essere controbilanciato dai venditori che si trovano in una posizione di insita inferiorità negoziale rispetto ad un soggetto che è, al tempo stesso, “arbitro” del mercato e della logistica, concorrente diretto e in possesso di un’elevatissima conoscenza delle preferenze dei comportamenti della domanda finale5 .

Le condotte oggetto dell’istruttoria riguardano in particolare i vantaggi conferiti da Amazon ai venditori del marketplace Amazon.com che utilizzano il servizio di logistica di Amazon, e gli speculari svantaggi dei seller che gestiscono gli ordini autonomamente o avvalendosi di un operatore terzo. Nello specifico, essi consisterebbero: (a) in una più efficiente interpretazione delle metriche di performance dei seller, con riguardo ai disservizi e ai reclami dei consumatori sia per la qualità del prodotto e servizio reso dal seller, sia per la logistica gestita da Amazon; (b) in una maggiore visibilità nella pagina web dei risultati di una ricerca; (c) in una maggiore velocità e facilità nell’acquisto del prodotto attraverso l’opzione che consente al consumatore di effettuarlo con un semplice click, senza necessità di selezione tra le offerte dei diversi venditori per uno specifico prodotto (c.d. BuyBox) 6 . Ciò consentirebbe ai venditori che si avvalgono del servizio di logistica di Amazon di migliorare le proprie vendite, penalizzando i seller titolari di offerte altrettanto competitive e con performance di vendita complessiva paragonabili, ma che non usufruiscono del medesimo servizio.

Secondo l’AGCM, attraverso queste condotte Amazon effettua una discriminazione tra i venditori operanti sulla sua piattaforma, basata sull’adesione o meno al proprio servizio di logistica. In tal modo, Amazon otterrebbe significativi vantaggi competitivi nel mercato della logistica, con svantaggio in particolare degli operatori specializzati nella logistica per e-commerce, in quanto i seller operanti sul marketplace Amazon.com sarebbero disincentivati ad affidare la gestione del proprio magazzino ad un operatore di logistica terzo per le vendite realizzate su Amazon.com. L’AGCM ha, al riguardo, ricordato che la violazione dell’articolo 102 TFUE può realizzarsi sia attraverso condotte dell’impresa in posizione dominante volte a rafforzare tale posizione nello stesso mercato, sia attraverso condotte poste in essere dalla stessa al fine di estendere la propria posizione dominante anche ad un mercato collegato, benché separato, da quello in cui l’impresa detiene la posizione dominate. 

L’AGCM ha altresì rilevato che le condotte contestate potrebbero ridurre la competitività dei marketplace concorrenti, nella misura in cui rendano meno attraente l’offerta su di essi dei prodotti dei venditori che utilizzano anche il marketplace e il servizio di logistica di Amazon. Ad esempio, per evitare una duplicazione dei costi connessi alla gestione delle scorte di magazzino, i venditori potrebbero scegliere di rinunciare ad offrire i propri prodotti su un marketplace terzo senz’altro concentrando la propria offerta sulla piattaforma Amazon.com. 

Amazon disporrà di sessanta giorni, decorrenti dalla notifica del provvedimento, per rispondere alle questioni sollevate dall’AGCM. Il procedimento si concluderà entro il 15 aprile 2020.