Il 24 luglio 2018 la Commissione Europea ha adottato quattro distinte decisioni con le quali ha imposto sanzioni pecuniarie per un ammontare superiore a 111 milioni di euro ad Asus, Denon & Marantz, Philips e Pioneer per aver imposto ai rivenditori online prezzi di rivendita fissi o minimi dei propri articoli.

L’indagine della Commissione è scaturita dalle informazioni raccolte attraverso l’indagine settoriale sul commercio elettronico avviata nel 20151 e conclusasi con l’adozione di un Report definitivo a maggio 20172. L’indagine era stata promossa proprio al fine di individuare eventuali problemi di concorrenza sui mercati elettronici europei attraverso la raccolta di dati su circa 1.900 imprese attive in questo settore e l’analisi di 8.000 contratti di distribuzione e di licenza.

Grazie alle nuove tecnologie che consentono alle imprese di monitorare costantemente i prezzi dei rivenditori online, le quattro imprese coinvolte erano in grado di intervenire rapidamente ogniqualvolta il prezzo di rivendita dei propri prodotti subiva un ribasso, inviando al rivenditore una richiesta di aggiustamento con l’avvertimento che, in caso di mancata ottemperanza avrebbero applicato sanzioni come il blocco delle forniture. In aggiunta a ciò, la Commissione ha rilevato che gli algoritmi utilizzati dai rivenditori online per adattare costantemente i propri prezzi di offerta al pubblico a quelli dei concorrenti hanno reso le pratiche illegittime ancora più efficaci, poiché intervenendo sui rivenditori che applicano un prezzo più basso si creava un effetto a catena anche sugli altri rivenditori. Ciò aveva condotto ad un prezzo mediamente più alto con un effetto negativo immediato per i consumatori.

Ai sensi dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) sono vietati tutti gli accordi tra imprese e le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra gli Stati Membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza nel mercato interno ed in particolare quelli consistenti nel fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni di transazione. Secondo gli Orientamenti sulle restrizioni verticali del 20103 , l’imposizione di prezzi di rivendita, ossia gli accordi o pratiche concordate volti a stabilire, direttamente o indirettamente, un prezzo di rivendita fisso o minimo o un livello di prezzo fisso o minimo che deve essere rispettato dall’acquirente, costituiscono una restrizione palese alla concorrenza4.

Sulla base di queste motivazioni, la Commissione ha deciso di imporre una sanzione pecuniaria a ciascuna impresa coinvolta. Tuttavia, grazie all’attiva cooperazione delle imprese che ha permesso di velocizzare l’indagine, le sanzioni sono state ridotte tra il 40% e il 50% rispetto al loro importo base. Più nello specifico:

  • Asus, società con sede a Taiwan produttrice di hardware per PC, notebook e display, è stata sanzionata per una somma di 63.522.000 euro per essere intervenuta tra il 2011 e il 2014 presso rivenditori in Francia e Germania richiedendo un aumento del prezzo di rivendita di alcuni prodotti venduti al di sotto del prezzo raccomandato;
  • Denon & Marantz, società con sede in Giappone produttrice di attrezzature audio e video come cuffie e speaker, è stata sanzionata per un ammontare di 7.719.000 euro a causa della sua condotta volta ad imporre i prezzi di rivendita in Germania e Paesi Bassi tra il 2011 e il 2015;
  • Philips, società con sede nei Paesi Bassi, è stata sanzionata per un ammontare di 29.828.000 euro anch’essa per pratiche volte ad imporre i prezzi di rivendita realizzatesi tra il 2011 e il 2013 con riferimento ad un’ampia gamma di prodotti di elettronica di consumo, quali elettrodomestici da cucina, macchine per caffè, aspirapolveri, sistemi home theater, spazzolini elettrici, asciugacapelli e trimmer;
  • Pioneer, società con sede in Giappone, è stata sanzionata per una somma di 10.173.000 euro per due condotte parallele realizzatesi tra il 2011 e il 2013; la prima volta ad imporre i prezzi di rivendita di prodotti di elettronica di consumo quali sistemi home theater, speaker e Hi-Fi. La seconda, volta a limitare il cross-selling dei propri prodotti all’interno del mercato unico, così da poter imporre prezzi di vendita differenti nei diversi Stati Membri.

La Commissione ha ricordato che tutti i soggetti che si ritengono danneggiati dalle condotte descritte nelle decisioni si possono rivolgere ai tribunali degli Stati Membri per ottenere una compensazione dei danni subiti. La decisione della Commissione rappresenta, infatti, la riprova vincolante che la condotta illegittima ha avuto luogo e grazie alle disposizioni contenute nella Direttiva sul danno antitrust 5 sarà più semplice per le vittime vedersi riconosciuto il risarcimento.