Le grandi compagnie cercano di espandere la loro influenza sul mercato nonché compensare i minori flussi reddituali dovuti alla scadenza dei brevetti dei loro farmaci principali attraverso l'acquisizione di compagnie più piccole e innovative. Di conseguenza, le concentrazioni sono divenute sempre più frequenti nel settore farmaceutico. Il loro numero, infatti, è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, dando luogo talvolta ad operazioni controverse. L’impatto della pandemia del coronavirus, inoltre, ha indotto i regolatori competenti a riconsiderare il loro approccio nei confronti delle imprese concorrenti che intendono collaborare tra di loro mediante progetti mirati e così contribuire ad assicurare un sostegno continuo alle iniziative e alle esigenze di salute pubblica[1].

Essendo verosimile che in futuro gli accordi tra  compagnie farmaceutiche verranno esaminati con maggiore attenzione dalle autorità di concorrenza, in data 16 marzo 2021 la Commissione Federale per il Commercio statunitense (Federal Trade Commission, FTC), il Dipartimento di Giustizia statunitense (Department of Justice, DOJ) e gli uffici dei procuratori generali degli Stati Uniti, l’Autorità della concorrenza canadese (Canadian Competition Bureau), la Direzione generale della concorrenza della Commissione Europea e l’Autorità garante della concorrenza britannica (Competition and Market Authority, CMA) hanno annunciato la formazione di un working group internazionale per definire criteri comuni di analisi degli effetti delle concentrazioni nel settore farmaceutico.

Negli ultimi anni, infatti, sempre più autorità di concorrenza hanno espresso la preoccupazione che l'approccio tradizionale quantitativo e/o basato sulle quote di mercato non tenga più adeguatamente conto dei potenziali danni che le concentrazioni nel settore farmaceutico possono arrecare all'innovazione o del rischio che l'entità risultante ponga in essere condotte anticoncorrenziali. Il working group, pertanto, potrà esaminare gli accordi tra le imprese per valutarne le possibili conseguenze negative, quali prezzi più elevati, minore innovazione, minore disponibilità di servizi o altri effetti anticoncorrenziali.

Più particolarmante, secondo quanto dichiarato[2] dal Presidente della FTC Rebecca Kelly Slaughter il working group, che si colloca nel solco di una cooperazione di lunga data tra le autorità coinvolte, prenderà in considerazione questioni-chiave relative alla regolamentazione delle concentrazioni farmaceutiche quali, tra le altre, la possibile espansione delle c.d. “teorie sul danno” (theories of harm)[3], gli effetti sull'innovazione, le prove necessarie per contestare un’operazione basata su eventuali teorie del danno nuove o ampliate, le c.d. killer acquisitions, nonché i possibili rimedi nei casi in cui tali teorie trovino applicazione in concreto.

Il working group rappresenta una novità nel settore farmaceutico, che potrebbe condurre ad un maggiore controllo su questo tipo di concentrazioni, con ricadute positive non soltanto per i consumatori, e bensì anche per il settore stesso. Laddove tecnicamente possibile, il lavoro del working group potrebbe indurre le autorità  a procedere ad una revisione ex post delle concentrazioni già avvenute, uno scenario reso possibile dalla recente iniziativa della Commissione di modificare il proprio approccio nei confronti dei rinvii in materia di concentrazioni da parte delle Autorità Nazionali garanti della Concorrenza (ANC), incominciando ad accettare quelli ritenuti meritevoli di un riesame a livello europeo indipendentemente dal fatto che le ANC interessate abbiano o meno il potere di riesaminarle proprio motu[4].